lunedì 18 marzo 2019

Australia 2019 - Gara

@FormulaHumor
Nuovo anno, nuovo campionato. Prima gara della stagione, moltissime novità portate in pista. Una gara che ha lasciato tutti con la bocca aperta per la sua imprevedibilità e, a qualcuno, a lasciato anche un po' di male di vivere, ma di questo magari parleremo in un altro momento. 
Una gara che, certamente, non ci saremmo aspettati e che mi permette finalmente di dire a tutti i cari amici analizzatori di prove libere e test invernali che tutto il loro lavoro non serve a niente. Prove libere e test invernali non servono a niente. O meglio: prove libere e test invernali servono ai team a agli addetti ai lavori ma è inutile cercare di trarre informazioni da quello a cui si assiste in quelle occasioni perchè non è quello che i team e i piloti cercano di dimostrare. 
Ed è così che siamo arrivati in Australia: con una Ferrari andata fin troppo bene durante i test di Barcellona e con l'impressione che la Mercedes si stesse solo nascondendo. 
Ed è così che siamo arrivati alle qualifiche australiane: con una Mercedes andata fin troppo bene durante le prove libere e con l'impressione che la Ferrari si stesse solo nascondendo. 
Ed è così che dal nulla esce un Bottas che prende e porta a casa l'intero bottino.Lo stesso intero bottino che in molti avrebbero attribuito a Vettel, solo perchè ha portato a casa la vittoria negli ultimi due anni. O a Leclerc solo perchè è il nuovo grande genio della lampada destinato a conquistare il mondo. O a Hamilton che ieri, anche se all'ultimo istante, si è portato a casa la pole position, sottraendola proprio a Bottas autore di un colpo di teatro magistrale in Q3. 
In partenza le posizioni erano piuttosto chiare: Hamilton - Bottas, Vettel - Leclerc con un Verstappen a caso piazzato tra una Ferrari e l'altra. Al box è comparso anche papà Verstappen: meglio che si comporti bene o rischia di andare a letto senza cena. Allo spegnimento dei semafori (ed inserirò qui l'unico pensiero rispettoso a Charlie Whiting che vedrete comparire su questo blog) il mondo è imploso. 
Da un lato Bottas che beffa in partenza Hamilton e scappa via. Scappa, scappa, scappa e si ferma solo alla bandiera a scacchi andando così a conquistare finalmente quella vittoria tanto agognata durante la precedente stagione. Dall'altro lato c'è Ricciardo che parte con il botto, in tutti i sensi: sfracella la propria ala contro Perez, è costretto a rientrare ai box e di fatto la sua gara finisce in quel momento. O meglio: la sua sarà finita 31 giri dopo ma dalla penultima posizione, incapace persino di superare entrambe le Williams, non è che faccia molta differenza. 
Altro reietto della giornata il caro Sainz, uno che stava probabilmente ancora rosicando per la propria esclusione in Q1, nella stessa qualifica in cui il suo compagno di squadra esordiente entrava tranquillamente in Q3, qualificatosi definitivamente come l'erede di Alonso, al quale esploderà il motore all'11 giro. 
@SkySportsF1
Il colpo di scena al 15esimo: Vettel, paralizzato in terza piazza dietro alle due Mercedes, con +7 secondi di ritardo, decide di dare una svolta alla propria gara: rientra con un netto anticipo sulla strategia ai box per cambiare gomme. Hamilton non ci pensa due volte e rientra anche lui: mai scelta fu più sbagliata. 
Bottas e Leclerc vanno decisamente meglio di loro, conquistano il mondo, recuperano posizioni e, dello stesso avviso sarà persino Verstappen, pronto a tutto per fare bella figura con il padre al box. Quindici giri più tardi, quando tutti i pit stop saranno stati compiuti nel momento in dovevano essere fatti, Vettel si ritrova tampinato da Verstappen che non ci pensa due volte per prendergli la posizione e salire così virtualmente sul podio. Si metterà così all'inseguimento di Hamilton ma, pur arrivandoci anche molto vicino, quel sorpasso probabilmente non s'era da farsi.
Hamilton riuscirà a portarsi a casa la seconda piazza nonostante la strategia box chiaramente cannata dal muretto, scenario che ci potrebbe far ricordare la scorsa stagione, davanti ad un Verstappen piuttosto soddisfatto e due Ferrari decisamente allibite dallo spettacolo appena andato in scena. 
Team radio della giornata: 
- Hamilton che domanda al proprio muretto: perchè siamo rientrati tanto in anticipo? 
- Vettel che si domanda: perchè vado così piano? Risposta: non lo sappiamo. A posto!

domenica 17 marzo 2019

Waiting 2019: 10 buone ragioni per cui non vedere l'ora che inizi!

1 - Vedere Leclerc mettere sotto pressione Vettel. Il mondo ne è certo: Leclerc è un grande campione. Indifferentemente dalla sua scarsa esperienza in pista, a prescindere dal fatto che abbia alle spalle una sola stazione di Formula 1, il parere sembra unanime: Leclerc è il pilota che può fare la differenza, il pilota dal quale Vettel deve stare attento se non vuole farsi beffare. 
Ecco, c'è il mondo che dice una cosa e io che, come al solito, non riesco ad andargli dietro. E' più forte di me. Non escludo che riesca a vincere qualcosa, non escludo che un giorno possa portarsi a casa un titolo mondiale... ma il fatto è proprio questo. Chi diavolo sa di cosa è capace Leclerc? Dopo una stagione a bordo di una Sauber dalle scarse potenzialità non vedo come si possa mettere le mani sul fuoco per la sicura reattività una volta piazzato al volante di un top team. Tra l'altro spero in una vittoria anche solo per ascoltare l'inno del Principato. Ma il principato ha un inno o daranno un microfono a Rosberg perchè improvvisi qualcosa?
Per ora, mi devono scusare i più progressisti tra di voi, soffro solo di un grande disagio per la mancanza di Kimi accanto a Vettel nelle foto di presentazione della vettura.
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2 - Assistere alle solite false partenze Made In Mercedes. Ripensando alle ultime stagioni tutto quello che viene istintivamente a mente è lo strapotere delle Mercedes, le vittorie di Hamilton, certe sbruffonate di fine stagione e quella che molti iniziano a concepire come la noia del dominio Mercedes. Osservando quello che è successo da vicino non possono però non notarsi diverse sfaccettature, almeno un paio di stagioni in cui la Mercedes, o Hamilton personalmente, non è che fossero partite benissimo. Qualche passo falso, qualche difetto nella vettura. Lo sanno tutti che il vero mondiale inizia a Barcellona, una volta entrati in Europa dopo le prime quattro gare di antipasto. E' lì che normalmente le squadre mettono a puntino la vettura e iniziano a fare sul serio, giusto il tempo di aver distratto il nemico, avergli fatto credere di avere davvero qualche possibilità e fargli sperare che la strada possa essere in discesa, o quantomeno pianeggiante.
In casa Mercedes è questo che più o meno è successo negli ultimi anni, partono male, forse a rilento e aggiustano il tiro strada facendo. Il 2019 può essere l'anno in cui il copione cambia, può essere l'anno in cui capiamo se partendo bene si è già a metà dell'opera o se partire bene è ben augurante.
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3 - Capire se Bottas è capace a riscattarsi. L'anno scorso qualcuno deve avergli detto che per essere un Hamilton gli mancava qualcosa... e lui si è preso un cane. Quest'anno qualcun'altro deve avergli fatto notare che non è esattamente quello ciò a cui si stavano riferendo... e lui si è fatto crescere la barba. Credo non stessero parlando neanche di quello. Il verdetto fra 9 mesi, o forse qualcosina prima. Perchè o adesso o mai più. O quest'anno fa la differenza o l'agognato rinnovo contrattuale potrebbe rilevarsi solo un bel miraggio. La panchina della Mercedes non è mai stata più popolosa di così, basta il minimo errore perchè ritorni necessario andare a portare in CV all'ufficio di collocamento.
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4 - Piangere sotto al primo podio di Hulkenberg. Sono fermamente convinta che, se non altro per una ragione statistica, Hulk prima o poi su quel podio ci debba salire. Magari in una di quelle gare un po' sfigatine, quelle dove il fato prende sempre il sopravvento sulle reali condizioni della pista. Tipo il Canada o il Messico. Abbiamo atteso anni, questo potrebbe essere quello giusto, l'inno tedesco tornerà a suonare a tutta birra ma questa volta non sarà per Vettel!
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5 - Constatare l'efficacia delle pene alternative. Spesso sono scettica a questo riguardo, spesso ritengo che se l'alternativa diventa una regola la regola non diventi altro che una alternativa e smetta di svolgere la propria funzione. Dopo i fattacci brasiliani della scorsa stagione, Verstappen è stato mandato a ragionare sulle proprie azioni in giro per il mondo. Diciamo che gli hanno dato i compiti per le vacanze di Natale nella speranza che, mentre tutti gli altri si riposano, riuscisse a recuperare le lezioni perse e si mettesse in pari. Se i metodi alternativi hanno funzionato quello davanti al quale ci dovremmo trovare quest'anno è un Verstappen più saggio e consapevole. Più responsabile delle proprie azioni, più freddo e misurato nelle proprie decisioni. Più composto nelle proprie reazioni.Se i metodi alternativi hanno funzionato.
Se non hanno funzionato dobbiamo solo attendere la prima partenza burrascosa o il primo sorpasso azzardato per puntare il dito contro i piani altri e urlare "te lo avevo detto!"
Per fortuna che non sono una persona che dice "te lo avevo detto" (cit.)
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6 - Contare i giorni che mancano al gran rientro in scena di Alonso. Ve lo dico io: questo non è proprio capace a togliersi definitivamente dai piedi. Un giorno chiude tutte le porte ed esce dal gruppo, quello successivo te lo ritrovi a gongolare a caso in area test invernali con la promessa (o minaccia) che prima o dopo possa rimettere un piede in una vettura. Si avvicina il primo gran premio della stagione e giura su tutto ciò che ha di più caro al mondo che non è intenzionato a guardare la gara alla TV... ma si scopre presto che, in realtà, nello stesso week end è impegnato con la 1000 Miglia di Sebring. Credo sia ad un solo passo dal rally della lanterna, ma questo è un altro discorso. Il fatto è che siamo ben lontani dalla mancanza di interesse e la gara in differita te la trovi in qualsiasi area del mondo. Me lo aspetto ai box da un momento all'altro, pronto ad azzoppare Sainz per prendere casualmente il suo posto e passare per l'eroe del giorno.
E comunque Raikkonen durante il suo triennio sabbatico al rally della lanterna ha partecipato per davvero. E' pure finito in un fosso ma he kwew what he was doing.
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7 - Attendere la reazione di Ricciardo. Quella vera. Non quel finto entusiasmo da inizio anno scolastico. Scuola nuova, nuovi zaino, astuccio, penne e pennarelli. Quaderni dalla prima pagina ancora immacolata e la prospettiva di passare tutta la prima giornata a colorare le copertine, scrivere il nome delle materie sulla prima pagina e conoscere i nuovi compagni di classe. Ok. Quello è bello. Poi arriva il secondo, il terzo e anche tutti i giorni successivi. Bisogna incominciare a studiare, si iniziano a prendere brutti voti. La vita è breve e fa schifo il più delle volte (cit.), quando l'entusiasmo scema come reagiranno i nostri eroi? Riuscirà a dimostrare che se Hulkenberg non prende un podio neanche per sbaglio è per ragioni sue ma sotto sotto anche la Renault ha il suo potenziale? Attendo con ansia il primo shoey della stagione!
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8 - Ascoltare dalla viva voce di Kubica "va bene così, grazie". E' stato bello finchè abbiamo scherzato, è tornato, si è tolta questa soddisfazione personale ma, oggettivamente, qua le cose vanno di male in peggio quotidianamente. Quello che aspetto vivamente è la sua resa finale, la sua constatazione che il gioco non vale la candela. 
Al momento dell'annuncio del suo ritorno avevo espresso qualche perplessità sulla necessità di questo gesto. Mi domandavo a chi giovasse e che senso potesse avere per il pilota e/o per il team. A questo punto dei giochi mi sento quasi più propendere per un sentimento di tenerezza nei confronti del pilota che, forse accecato dall'idea di poter rimettere un piede in Formula 1, non ha valutato correttamente l'offerta propostagli. 
Ritengo alquanto prevedibile che la Williams non brillerà durante la stagione ma che non sarebbe arrivata pronta neanche ai test invernali, chi lo avrebbe mai detto? Saltata la prima delle due sessioni, una volta uscito dalla seconda Kubica ha sentenziato: "è andata meglio la settimana scorsa". Quando erano al bar invece che in pista. Costretti modificare il progetto in corso d'opera per accertate irregolarità nella vettura, sembrano
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9 - Cantare a squarciagola per primo l'inno di Mameli. Gli statisticoni stanno a zero: questo è l'anno del gran ritorno di un pilota italiano tra i titolari in pista. Giovinazzi è tra di noi. Tutti lo hanno voluto per anni e nessuno se lo è preso, questo è finalmente il momento del suo debutto ufficiale, facendo finta di esserci dimenticati delle due precedenti comparsate dove, auspicabilmente, non ha dato il meglio di sé. Dopo anni e anni questo è finalmente il momento in cui diventa possibile (anche se poco probabile) poter ascoltare sul podio l'inno italiano... per primo. 
Come funziona un podio? I primi tre classificati salgono, a seconda del momento della stagione in cui ci troviamo scherzano e parlano tra di loro o semplicemente si ignorano, si mettono in posizione, tolgono il berrettino e partono gli inni. Nell'ordine: prima quello della nazionalità del primo classificato, poi quello della sede del team di appartenenza. L'inno d'Italia, sia chiaro, in questi ultimi anni lo abbiamo ascoltato abbastanza frequentemente. Mai come quello tedesco o quello inglese... ma la Ferrari questa gioia almeno ce la ha regalata. Anche perchè l'inno di Mameli, modestamente, è l'inno più bello del mondo, anche quando è messo in chiusura. In apertura avrebbe probabilmente tutto un altro sapore.
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10 - Eleggere definitivamente il nuovo top teamradier. Mondo un teamradier se ne fa un altro. Ma chi?! Alonso era ormai una certezza nelle nostre vite, se una gara aveva modo di partire e giungere alla sua degna conclusione potevi stare certo che Alonso, prima o dopo, una perla di saggezza te le tirava dietro. E' riuscito nell'ardua impresa anche la volta in cui la sua vettura è morta prima ancora di concludere il giro di ricognizione. Voglio dire: il fato non gli ha dato neanche il tempo di pensare a cosa dire... ma lui aveva già il colpo in canna. L'interrogativo è pressante: chi prenderà il suo posto? Io voto Vettel che già in passato, honestly, qualche gioia ce la ha già data. 
Sarei tentata di scommettere su un Grosjean, ma quest'anno manca anche Ericsson a cui dare la colpa: è una scommessa fin troppo azzardata.

sabato 16 marzo 2019

Scrapbook: anteprime di 2019 - page 4 -

continuous (page3)
Giunti a questo punto della stagione (ovvero poco prima del suo inizio) incomincio a sentire la mancanza di un piccolo insignificante dettaglio che sta facendo davvero la differenza. Non c'è la piccola voce petulante di Alonso pronto a scommettere, con botte d'ottimismo che certe volte sono state fin troppo campate per aria, che questa sarebbe potuto essere l'anno della svolta. 
Il poveretto deve averci creduto fino all'ultimo, deve veramente aver puntato tutto quello che aveva sulla speranza di riuscire a combinare ancora qualcosa di buono in carriera... ma le cose hanno incominciato ad andare male molto tempo fa e sono andate, progressivamente, a peggiorare anno dopo anno. 
Non voglio assolutamente dire che il mio rapporto con Alonso sia stato d'amore ed odio. Perchè non è vero. Perchè sarebbe solo una grande bugia. L'ho detestato dal giorno 1 in cui ho iniziato ad avere confidenza con la sua persona, ho imprecato a voce alta verso il cielo nel vederlo portare a casa un mondiale dopo l'altro e mi sono dannata come non mai quando ho realizzato che la McLaren che aveva sotto al sedere non fosse malaccio come la ricordavo negli anni di Raikkonen
Ci sono state intere stagioni in cui ho seguito la formula 1 solo per il piacere di farlo ma senza avere un prediletto da tifare, senza poter sperare che il mio prediletto potesse lottare per il titolo, ma con una e una sola certezza: Alonso quella gara non la doveva vincere!! 
A volte è andata come avrei voluto, altre volte un po' meno. Per questa stessa ragione mi sono ritrovata a tifare Vettel in tempi non sospetti e non negherò di essermi sentita decisamente alleggerita negli anni in cui le cose sono andate a deflagrare da sole. Da che ho memoria ho sempre dovuto tendere un occhio nella sua direzione per capire cosa stava facendo, negli ultimi anni questo mi stava quasi portando allo strabismo ma, per il primo anno in assoluto nella mia carriera di spettatrice, questo non sta accadendo. Questo non sarà necessario. 
Non che non abbia aspettato questo momento a lungo ma l'impatto emotivo rischia comunque di farsi sentire. 
Rischierà di farsi sentire ancor di più nel caso in cui le sorti della McLaren quest'anno dovessero per caso tendere a sollevarsi. Non è richiesto un grande sforzo, fare meglio dell'anno scorso statisticamente non è che ci voglia molto. 
Chiamati all'ingrato compito Carlos Sainz e landonorris tutto attaccato. Un duo sul quale potrebbe non esserci davvero molto da dire... se non fosse che negli ultimi tempi mi è capitato di iniziare a seguire Sainz su instagram... ed ho smesso un secondo dopo o poco più. 
Ho un uso di instagram che è molto particolare: praticamente seguo solo piloti di formula 1 e poco altro che mi interessa in giro per il mondo. Non ne faccio un uso personale e non seguo nessuno con cui mi sia mai capitato di pranzare insieme. Non ho alcun problema con lo spam o l'abuso di social networks, non mi turba quando qualcuno condivide 200.000 mila contenuti al giorno perchè se non ho voglia e tempo di stare su instagram io, semplicemente, non ci sto. Per dire: seguo Hamilton senza aver mai avuto scompensi. E seguo anche il profilo dei suoi cani. Lo spam non mi spaventa... in genere. Sainz mi ha spaventato.
La questione Landonorris la posso anche liquidare in fretta: non ho idea di chi sia se non per aver sentito qua e là il suo nome negli anni. Mi dispiace solo che gli abbiano già rovinato la carriera a quest'età.
Diversamente su Sainz le cose da dire sarebbero moltissime. Amicissimo di lunga data del mio spagnolo Spreferito, con la sola peculiarità che l'altro spagnolo a malapena ha idea di chi sia. Se da un lato c'è un Sainz che ha sempre condiviso tutti gli scatti a sua disposizione che lo ritraevano bambino in compagnia del campione asturiano, per l'asturiano probabilmente è sempre stato uno dei tanti mocciosi con il sogno di diventare un giorno un grande campione con i quali si è dovuto scattare fotografie nel corso degli anni.
Ad un certo punto il moccioso deve essere cresciuto, ha presentato il proprio pedigree e, pur essendo figlio di un pilota mai avvicinatosi al mondo della Formula 1, tanto gli è bastato per riuscire a passare davanti a molti nella graduatoria di quelli che, un giorno, per caso, sono riusciti a mettere per davvero un piede in Formula 1.
Nella sua carriera, c'è da dirlo, un po' di sfortuna l'ha avuta. Ha debuttato su una Toro Rosso affiancato da Verstappen (perchè in zona non apprezzano nepotismi) e ha dovuto assistere alla sua beatificazione fino alla promozione estemporanea. Sono passati gli anni, i suoi risultati non hanno mai fatto urlare al miracolo ma, sentendosi l'erede del miglior pilota degli ultimi 150 anni, ha pensato di dover incominciare a fare l'insoffernte, scalciare, minacciare di andarsene... fino a quando, casualmente, il team ha deciso di imprestarlo al miglior offerente e, casualmente, di farlo passare anche un po' prima del termine pattuito. "Lo facciamo per te" gli hanno bisbigliato all'orecchio accompagnandolo fuori dalla porta e chiudendo il cancello alle sue spalle. Pare abbiano anche cambiato le chiavi della serratura prima che provasse a tornare sui suoi passi.
Anche in Renault sono rimasti significativamente sorpresi dai suoi risultati. Talmente sorpresi che, un secondo dopo che è scaduto il prestito interbibliotecario, se ne sono guardati bene dal voler prolungare il piacere facendogli firmare un contrattino a loro volta. E dico solo che la Renault ha rinnovato con Hulkenberg, il pilota detentore del supremo record mondiale del maggior numero di gare disputate senza aver visto un podio neanche in fotografia. Ecco, pure lui è stato preferibile.
A quel punto della sua carriera il bivio rischiava di farsi particolarmente interessante. Hai presente quella della strada vecchia per la nuova che sai quel che lasci e non sai quel che trovi? Ecco: Sainz era arrivato ad un punto di questo genere: con una porta chiusa sulla vecchia ed un muro di pietre alto 2 metri sulla nuova. Sarebbe stata la volta buona per andare a dedicarsi all'uncinetto, al punto croce, al ricamo... il momento buono per trovarsi un passatempo più soddisfacente ma, come dal nulla, dal buio delle tenebre una mano è stata tesa nella sua direzione: una mano colo papaia di cui solo i più saggi avrebbero diffidato, una mano che lui ha afferrato al volo con grande riconoscenza, forse senza aver capito esattamente in quale guaio si è andato a cacciare.
Ed è così che uno che fino a tre minuti prima stava per essere definitivamente scaricato dal sistema, si ritrova ad essere la prima ed illustrissima guida di un team da ultima fila. Però un team storico. Che poi, voglio dire, i casi sono due: o sta prolungando l'agonia verso il punto croce di un paio d'anni o è solo il preludio di un miracolo alla Jenson Button in Brawn.

lunedì 11 marzo 2019

Domani è un altro giorno - 2018 Edition - Campionato Costruttori



Domani è un altro giorno è l'appuntamento dalla cadenza annuale volta a premiare (con il mio personale riconoscimento) l'eroe della stagione. Colui che ha lasciato il segno, non solo nella storia della massima serie dell'automobilismo, ma anche e soprattutto sulla fiancata di quelli che lo circondano, sui muretti o sui guard rail. Insomma, coloro che hanno lasciato una traccia indelebile del proprio passaggio.
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Per la categoria:

1) McLaren, ctrl+alt+canc
2) Ferrari, in chiave 2019
3) Redbull, tell me what you want, what you really, really want
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And the winner is
McLaren
Ctrl+alt+canc all'esito di una stagione totalmente da dimenticare. Non prima di aver fatto scoppiare una bomba nel quartier generale in modo da avere una buona scusa per cancellare tutto e ricominciare da zero. Perchè qui c'è qualche difetto di programmazione. Non può essere diversamente. Rispetto alla manciata di stagioni che l'hanno preceduta, la 2018 è stata parecchio anomala. Non si è rivelata già in partenza una stagione completamente da buttare nel gabinetto, i due Papaia men si sono tolti anche qualche soddisfazione... ma non troppe, non sia mai, giusto un attimo prima di ipotecare la settima/ottava posizione (che mi sembra già di per sé una sconfitta morale) e scendere definitivamente nell'anonimato e nella depressione più totale come una Williams qualsiasi. Una stagione che non è stata neanche caratterizzata dai team radio al fulmicotone di Alonso, perchè non c'era rimasto più nulla neanche da commentare.
  • Australia: prestazione degna di nota per Alonso giunto in quinta posizione. Partito 11esimo, avvantaggiatosi enormemente dalle varie defezioni in pista, non che abbia compiuto veramente un sorpasso ma, alla fine, pure Verstappen si è accostato facendogli segno con la manina ed invitandolo a passare. E non sto parlando per metafore. Dopo aver visto la manina di Verstappen che ha fatto segno di passare, prima ho pensato che da un secondo all'altro gli sarebbe imploso il motore, poi non ho più potuto credere ai miei occhi e sono esplosa in un quintolo d'epocale memoria. Vandoorne nono, anche lui concluso a punti. Giusto per gradire.
  • Bahrain: Alonso gara conclusa, miracolosamente, in settima piazza là dove, al netto dello statisticone infranto delle due vittorie consecutive Ferrari, ha pure dovuto guardare (da lontano) la quarta piazza di Gasly, il nuovo acquisto Toro Rosso, motorizzato Honda. Avete presente quello stesso motore Honda che è stato mandato a stendere dopo tre anni di fallimenti continui? Sempre per la cronaca, Vandoorne ha chiuso in ottava piazza, anche lui a punti per la seconda volta consecutiva. 
  • Cina: Fermi tutti: Alonso ha portato a casa un sorpasso. E a danno di una Ferrari! Gara per lui nuovamente conclusa in settima piazza. 
  • Azerbaigian: là dove, al solo segnale, ovvero allo spegnimento dei semafori, si è scatenato l'inferno! Raikkonen ha sbattuto a muro Ocon, il ferrarista costretto a rientrare al box, safety car in pista... Alonso che rantola su due sole gomme ma riuscirà tranquillamente a tornare ai box, baciando tutte le pareti sul suo percorso, a rientrare in pista, giusto in tempo per chiudere, anche questa gara, in settima piazza. A punti anche Vandoorne... ma stiamo calmi, niente agitazione, perchè questo è solo l'antipasto, è dalla prossima gara che le cose inizieranno ad andare veramente male. 
  • Spagna: ad Alonsolandia le cose iniziano ad andare male ma non è stato facile leggere
    correttamente i primi segni di defezione. Da un lato c'è un Alonso, giunto in ottava posizione, ma doppiato di un giro. Dall'altra Vandoorne, costretto a concludere la propria gara al 45° giro per problemi al cambio.
  • Monaco: là dove presumibilmente è necessario solo partire e andare dritti fino alla bandiera a scacchi, mamma McLaren ha auto-cannato l'obiettivo, a ruoli alternati. Ritiro di Alonso al 52° giro per problemi al cambio, Vandoorne resta in pista ma chiude 14° e doppiato. 
  • Canada: là dove si disputava il 300esimo gran premio di Alonso... ricorrenza che alla fin dei conti non ha mai portato bene a nessuno, non vedo perchè a lui le cose sarebbero dovute andare meglio: vettura ad un certo punto si è semplicemente dichiarata stufa di tutto ciò a cui stava assistendo e al 40esimo giro ha tirato i remi in barca. Vandoorne resta in pista ma chiude 16° e doppiamente doppiato.
  • Francia: in questa gara Alonso ha la sola sfortuna di trovarsi sulla traiettoria di Vettel nel momento più sbagliato possibile. Per opportuna memoria: il gran premio parte con una grande ammucchiata collettiva. Vettel è costretto  a rientrare ai box, incipriarsi il naso e tornare in pista in pollesima posizione per tentare il grande recuperone. Ad un certo punto, al di là dell'halo, una figura arancione che avrebbe dovuto smaterializzarsi davanti ai suoi occhi... invece è finito in testacoda dopo essere spintonato fuori dalle scatole. Fernando diplomatico risponderà "I hope he has damage. Stupid move", i commissari vedono tutto e non commentano. In ogni caso la sua gara terminerà in 16esima posizione ma con tre giri di anticipo su tutti gli altri per un problema alla sospensione. Vandoorne quantomeno è riuscito a tenersi fuori dai guai: 12esimo ma doppiato.
  • Austria: Alonso, ottavo dopo una partenza dalla corsia dei box, ha anche la faccia tosta di festeggiare. Festeggia perchè la macchina non è morta di stenti strada facendo, in ogni caso mi sembra un azzardo essere felici per la posizione raggiunta quando ¾ del merito della vicenda lo ha il fatto che davanti a te ne siano morti tutti. 
  • Gran Bretagna: nuova ottava piazza per Alonso, la cui presenza in pista è stata rilevata solo al photofinish al momento della bandiera a scacchi e 11esima per Vandoorne.
  • Germania: nuovo ritiro repentino per Alonso, 16° e fermatosi a due giri dalla conclusione per un problema al cambio. Vandoorne 13esimo a pieni giri.
  • Ungheria: al cinquantesimo giro Stoffel Vandoorne, che era in zona punti, è costretto al ritiro per ennesimi problemi al cambio mentre Alonso si scialla nella sua eterna ottava posizione.
  • Belgio: una partenza col botto. Hulkenberg ha mancato, e neanche di poco, una frenata che lo proiettato direttamente nel posteriore di Alonso che è decollato e atterrato sul cranio di Leclerc. Tutto bene quel che finisce bene. Fortunatamente ne sono usciti tutti illesi e con le loro gambe. L'unica a morire è stata la discussione intorno all'utilità dell'halo. Per lui un ritiro immediato mentre Vandoorne termina 15esimo senza particolare entusiasmo.
  • Italia: Ad essere fatale in questa situazione è un problema elettrico sulla vettura di Alonso. Con la debacle interna alla Ferrari in atto è stato persino difficile trovare un ex tifoso Ferrari che lo consolasse. Vandoorne 12° e doppiato. 
  • Singapore. Meritatissima settima piazza per Alonso, giunto al traguardo con un minuto e 43 secondi di ritardo dal vincitore che, probabilmente, non l'ha doppiato solo per pudore. Hamilton era già sotto la doccia quando Alonso ha varcato la bandiera a scacchi. Ma non è questo il problema. Quasi quasi è andata meglio persino a Vandoorne, 12esimo e doppiato che così ha potuto risparmiarsi un giro.
  • Russia: la gara più discussa della stagione, certamente non per la prestazione anonima ed anche un filo noiosetta delle due grandi Papaie. 14esimo Alonso doppiato, 16esimo Vandoorne doppiamente doppiato.
  • Giappone: sempre più sottotono, Alonso che già vede all'orizzonte spiagge di sabbia bianca e cockail con l'ombrellino 14esimo e doppiato subito davanti al compagno di squadra.
  • Stati Uniti: la gara di Alonso si ferma alla prima curva dopo un contatto con Stroll. Vandoorne undicesimo... dopo la squalifica di Ocon e Magnussen per diavolerie strane sul flusso benzina. Neanche facendo sparire quelli davanti c'è più verso di entrare in zona punti. 
  • Messico: altra gara altro ritiro ma, questa volta, non prima del giro numero 3, là dove viene mortalmente colpito da detriti lasciati in pista dalla vettura di Ocon nella gara più anomala della stagione. Hamilton chiuderà la giornata portandosi a casa il quinto titolo mondiale dalla quarta piazza, là dove tutti quelli dietro di lui portano in tasca almeno un doppiaggio e, dalla quinta piazza in poi, i doppiaggi sono addirittura due. In tutto questo, comunque, Vandoorne ottavo. 
  • Brasile: i Man in McLaren riescono in un'epica impresa. Farsi sanzionare entrambi per mancato rispetto delle bandiere blu. Quindi Vandoorne 15esimo con un giro di ritardo, Alonso 17esimo a due giri. 
  • Abu Dhabi. Alonso doppiato in 11esima posizione, Vandoorne 14esima. Tutti e due possono finalmente appendere le scarpette al chiodo... ma solo per uno è prevista la parata d'onore. Fitta rete di applausi prima di salire in macchina e piroettata di gruppo prima di scendere per l'ultima volta. Giunti al traguardo Hamilton e Vettel hanno infatti improvvisato una parata d'onore per Alonso, finalmente libero da questa schiavitù, lo accompagnano durante tutto il giro di pista finale e lo invitano a piroettare insieme a loro davanti agli spalti. Poche parole di circostanza davanti al microfono di David Coulthard che quasi vorrebbe tirare una cartellata sulla testa di Hamilton per averlo costretto a questa intervista estemporanea e siamo tutti pronti a tornarcene a casa.
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  • Piloti già premiati (click sul link per andare alla premiazione):
- per l'anno 2018 - Valterri Bottas ...sull'orlo di una crisi di panico
- per l'anno 2017 - Max Verstappen ... una quotidiana guerra con la razionalità.
- per l'anno 2016 - Lewis Hamilton ... sconfitto nella sua battaglia più dura, quella con l'ego.
- per l'anno 2015 - Fernando Alonso ... un uomo sull'orlo della crisi di nervi.
- per l'anno 2014 - Sebastian Vettel ... dalle stelle alle stalle in nove mesi netti.
- per l'anno 2013 - Mark Webber ... con tutti gli acciacchi di salute suoi e della vettura.
- sempre per l'anno 2012 - Michael Schumacher - premio alla carriera.
- per l'anno 2012 - Romain Grosjean
- per l'anno 2011 - Lewis Hamilton
  • Team già premiati (click sul link per andare alla premiazione):
- per l'anno 2017 - Ferrari ... tu conosci il nome ha creato solo confusione
- per l'anno 2016 - Red Bull ... vorrei ma non posso.
- per l'anno 2015 - Ferrari ... perchè dev'essere davvero davvero difficile trovare sempre qualcosa di cui lamentarsi.
- per l'anno 2014 - Ferrari ... una scuderia allo sbaraglio.
- per l'anno 2013 - McLaren ... sull'orlo di una crisi di nervi.

lunedì 4 marzo 2019

Scrapbook: anteprime di 2019 - page 3 -

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Confessione: non ho ancora capito la differenza tra Leclerc, Russel e Landonorris, con riferimento al quale, tra l'altro, prima o poi mi dovrò sforzare di accettare di separare il nome dal cognome. Per ora ce lo teniamo così. 
Leclerc c'era anche l'anno scorso, questo me lo ricordo, infatti dovrebbe essere il più facile dei tre... se non fosse che nella mia mente regnava già un bel po' di confusione non riuscendo, sistematicamente, a distinguerlo da Bianchi. Anche in questo caso mi rendo conto che la differenza principale, senza scendere nel campo della mancanza di rispetto,  sia quella che uno è vivo e l'altro e morto. Eppure prendendo foto a casaccio decontestualizzate da una gara di riferimento, la mia testa va in loop. Li vedo di rosso vestiti e so che tutti e due sono stati vestiti di rosso ferrari, li vedo in bianco e rosso e devo accettare che quella fosse tanto la tavolozza colori della Marussia dell'uno che della Sauber dell'altro. Scusate ma sono troppo vecchia per queste cose.
A questo punto ben venga la Force India che è rosa maialino e non rischia di essere confusa con nient'altro.
Con Russel e Landonorris navigo inevitabilmente ancora in pessime acque, direi di riproporre tutto questo discorso in un'altra occasione, tra un paio di mesi quando magari si saranno contraddistinti per qualche cazzatina combinata in pista e i loro volti mi saranno più familiari. Per ora vediamo di rimanere su volti più familiari.
Tipo Jenson Button che ormai trasmette quel senso di pace e tranquillità del buon vecchio padre di famiglia.
La pensione ha portato consiglio al buon vecchio Jenson Button perchè, se solo gli stupidi non cambiano mai idea, certamente lui non è uno stupido e, a soli due anni di distanza dal proprio ritiro, lo vediamo rimangiarsi tutto quello che aveva detto ugli ex colleghi che passavano alla tenecronaca.
Attenzione agli annunci che contano: aveva giurato di essere un pilota non un cronista ma, a quanto pare, è bastata la prima ecografia per fargli accettare di tornare a girare il mondo con SkyUK per commentare le imprese degli altri. Un matrimonio all'orizzonte, una fidanzata incinta e tre cani da mantenere: ecco quel che può bastare ad un uomo per ridursi come un David Coulthard qualsiasi.
Non sarà già un vecchio saggio come Jenson Button ma sono in molti quelli disposti a scommettere nella ritrovata maturità di Max Verstappen in vista della stagione 2019.
Certamente saranno pronti a scommetterci quelli orgogliosi e fieri della pena alternativa a lui comminata dopo la scazzottata con Ocon. La stagione invernale ha portato consiglio nella giovane mente del pilota che si è ritrovato a scontare la propria doppia occasione di formazione in giro per il mondo. Resto dell'idea che metterlo a raccogliere rifiuti in spiaggia sarebbe stato più costruttivo ma, pare sia sempre io quella che rema contro. Lo abbiamo quindi visto a Marrakesh ad osservare da lontano la gara di Formula E, chiamato così ad assorbire la saggezza dei commissari locali ed uscire da una giornata tanto formativa ragionando sul fatto che, quel famoso pomeriggio, i Brasile, avrebbe potuto seramente tirare un cazzotto a Ocon ma non l'ha fatto.
Sono certamente altrettanto pronti a scommetterci quelli che, in Red Bull, hanno tirato tanto la corda da arrivare già, a questo punto della sua vita e della sua carriera, ad affidargli la prima guida del team. Una vita ed una carriera contraddistinta dalla precocità, salito come pilota titolare di formula uno ancora prima della maggiore età, è stato rimbalzato dalla seconda alla prima squadra decisamente prima che i tempi fossero davvero maturi. Ha portato a casa una vittoria con la classica fortuna del principiante per poi creare una scia di morte e distruzione intorno a sé.
Tra i morti, feriti e contusi anche il buon Daniel Ricciardo che, ritrovatosi occasionalmente un uomo solo al comando dopo la dipartita del quattrovoltecampionedelmondo locale, non ha avuto mai davvero l'occasione per sfruttare la posizione prima che arrivasse il nano a pestargli i piedi con determinazione. Tanto è stato fatto e tanto è stato detto che, alla fine, Ricciardo ha mollato il colpo per andare a cercare migliore fortuna altrove, lasciando - a questo punto - il nano da solo a decidere del proprio destino. Nessuna nuova rivalità interna è concessa, nessuna nuova guerra fredda. Un nuovo pischello, ancora più pischello del pischello, ereditato dalla seconda squadra a reggergli la partita ed un ruolo da protagonista all'interno del team per dimostrare di essere diventato il pilota che era destinato a diventare, con il grande rischio di rivelarsi niente di più e niente di meno di quello che è sempre stato, lasciando l'opera incompiuta.

lunedì 18 febbraio 2019

Scrapbook: anteprime di 2019 - page 2 -

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La cosa più trash dello scorso gala di fine anno è stato inevitabilmente Raikkonen, super eroe della serata. Si dice addirittura che fosse arrivato a'evento "già festeggiato" come si direbbe dalle mie parti ma, in ogni caso, pare evidente che durante la serata si sia divertito parecchio. Io me lo immagino Vettel poco a tastarsi quei maledetti baffi come un vecchio saggio preparandosi psicologicamente a tutto quello che da un momento all'altro sarebbe potuto succedere... ed è successo. Diciamo che  ha dato più spettacolo su quel palco che negli ultimi 15 anni di carriera ma, in fondo, a noi Kimi piace anche per queste sue ormai caratteristiche carenze di sobrietà, se le vogliamo chiamare così. Una roba che a confronto era più sobrio Hamilton presentatosi di verde vestito ad un evento con black tie come dress code. Nessuno gli potrà obiettare che la cravatta non fosse nera. 
A proposito di Hamiton, passiamo pure al capitolo Mercedes. 
Devo ancora capire se in Mercedes stanno guardando al futuro o, semplicemente, hanno deciso di convertire la loro ragione sociale in ONLUS. Prendi tutti i reietti della scorsa stagione e nominali terzo pilota: hanno più terzi piloti loro che giocatori in panchina l'inter. Che poi, parliamone, io non ho idea se l'inter abbia veramente tanti giocatori in panchina, non è forse uno di quei tanti famosi MEME che girano per la rete? Ha un fondo di verità?
In ogni caso in Mercedes c'è un bel gruzzoletto di soggetti ad attendere la loro bella occasione. 
Tipo Ocon, reietto di casa Force India in un mondo in cui la Force India non si chiama più Force India ma assomiglia paro paro alla stessa Force India dell'anno scorso tranne per il fatto di non avere più Ocon al volante ma Stroll. Stroll. Io ancora non me ne capacito. 
Così, mentre anche Perez è ancora piuttosto confuso circa il nome da inserire nel profilo LinkedIn sotto la voce "attuale occupazione, Ocon ha cambiato le vesti passando dal rosa ad un più raffinato bianco e nero. Non che ci sia molto da fare in questo momento in Mercedes per uno come lui, però si sta adattando bene a fare video ad Hamilton che guida. Che poi è l'unico momento della giornata in cui non può scattarsi selfie autonomamente. dicheno che stia attendendo l'autorizzazione a montare un selfie stick sulla sua monoposto ma, nel frattempo, non è malaccio avere un media manager al muretto. Assunto. 
Assunto in Mercedes al momento risulta pure Vandoorne, vittima incompresa di quella carneficina Made in McLaren degli ultimi anni. Un team solo che è riuscito a far terminare ingloriosamente la carriera di Jenson Button, Fernando Alonso, Stoffel Vandoorne... oltre ad esserci arrivato molto vicino anche per Magnussen e Perez, forse riusciti a salvarsi in corner. Ma non è della McLaren che stiamo parlando in questo momento. 
La sua funzione all'interno del team al momento non è ancora ben chiara ma, mentre le alte menti locali ci pensano, pare che Vandoorne sia riuscito a ripiegare con un simpatico passatempo: la Formula E. Là dove riesce sempre a portarsi a casa il fanboost ma, nonostante l'appoggio del pubblico, non c'è verso che riesca anche a vincere. Mi sembra pronto per Sanremo, tra l'altro. 
Forse non è niente di tutto questo. Forse in Mercedes sono solo lungimiranti, si sono resi conto che, tra una sfilata di moda e una comparsata in salata di registrazione, non manca molto al momento in cui Hamilton deciderà di abbandonarli definitivamente per andare ad inseguire qualche altro grande sogno. Forse è il caso di incominciare a puntare gli occhi sulla prossima grande punta di diamante del team... o forse molto meno. Forse basta incominciare a puntare gli occhi su una seconda guida che faccia scendere un po' meno il latte alle ginocchia di Bottas
Non che Bottas si sia rivelato essere il male assoluto. Qualcosa di buono lo ha portato a casa pure lui, ci mancherebbe. Ma pare evidente che stia già incominciando a venire meno, dopo soli due anni di convivenza, quella goliardica fratellanza con Hamilton tanto sbandierata all'inizio della relazione. Insomma, i rapporti stanno incominciando a raffreddarsi un pochino, niente abbraccioni, niente dichiarazioni di stima reciproca. Anche al momento della presentazione della vettura, un paio di foto in cui sono casualmente nella stessa inquadratura ed una collezione di momenti da figli unici.

domenica 17 febbraio 2019

Scrapbook: anteprime di 2019

La stagione 2019 è alle porte, pian pianino tutti i piloti sono stati tolti dal congelatore, hanno incominciato a riattivare i muscoli e ogni fibra del loro corpo e sono pronti sui blocchi di partenza per twittare come i pazzi.Tutti tranne Vettel che ancora si dimostra essere il pilota "anomalo" da questo punto di vista. 
Sono pronta anch'io, dopo un periodo di pausa dalle pagine di questo blog, a riprendere in mano la situazione e riepilogare lo stato dell'arte. Lo scrapbook (metaforicamente) è il modo in cui mi piacerebbe procedere quest'anno. Il web è già pieno di pensieri illuminati, telecronache aggiornate al secondo e resoconti competenti. Io non sono competente, questa è l'altra faccia della medaglia. Qua ci si diverte, si passa il tempo, si commentano le notizie principali... con un filo in meno di disincanto ed una punta in più di (auto)ironia. 
Questo è il momento dell'anno in cui incominciamo a rivedere le vecchie facce, a scoprirne di nuove, piangiamo per le dolorose assenze e familiarizziamo con i nuovi colori.
Una delle discromie alle quali è più difficile abituarsi è certamente quella di Ricciardo, da oggi di giallo vestito. Io adoro Ricciardo in giallo. Adoro Ricciardo, anno dopo anno, scelta dopo scelta, pure nella più criticata di tutte: mollare la Red Bull per andare a cercare fortuna altrove. 
Ricciardo sta per fare la stessa maledetta fine che stava per fare Rosberg ad un certo punto della sua carriera: tutti lo vogliono, tutti lo amano ... ma non c'è uno disposto a offrirgli una mezza chance di portarsi a casa qualcosa di buono. Qualcosa oltre a quella manciata di vittorie stagionali, qualcosa di più sano della salmonella con la quale insiste shoey dopo shoey. 
Adoro le scelte coraggiose. Le adoro perchè non so se io sarei davvero in grado di farle. La Renault sta al palo da anni, l'ultimo che è stato in grado di ricavarne qualcosa di buono è stato Alonso quattro ere geologiche fa. Poi Piquet si è schiantato al muro, Briatore è stato allontanato con la forza e casualmente non c'è più stato modo di farne uscire qualcosa di buono. Non che non ci abbiano provato. 
Non so se sarei mai in grado di farne ma adoro i grandi cambiamenti. Li adoro e li appoggio... quasi sempre. Almeno quando sono sensati. Ho approvatoe appoggiato l'addio di Hamilton alla McLaren... ma sono rimasta piuttosto scettica davanti al ritorno di Alonso in McLaren. Ma in quel caso era diverso: ad Alonso auguravo il male da anni, non ho capito ma ho apprezzato il fatto che avesse deciso di autosabotarsi con le sue stesse mani. Col senno di poi mi sarei dovuta preoccupare del fatto che da quest'ultima esperienza ne uscisse, addirittura, come un martire, ma ormai le cose sono andate così.
Tra tutto quello che adoro c'è anche la nuova coppia di Super Best Friend Forever, Nico Hulk e Danny Ric, dalla quale mi aspetto grandi cose e alla quale auguro vita eterna... o almeno finchè primo podio di Ricciardo non li separi.
Nessun dilemma cromatico dalle parti di Maranello: rossi erano e rossi continuano ad essere. Ho sentito con le mie stesse orecchie persone discutere fin troppo a lungo circa la differenza tra il rosso dell'anno scorso e quello di quest'anno. Io in ogni caso mi rifiuto.
L'unico leggero mal di vivere è nato al momento della presentazione della vettura, quella è rossa, poco da aggiungere, più che altro mi ha turbato la presenza di Leclerc vicino a Vettel. Dov'è Kimi? Cosa sta facendo Kimi? Perchè glielo hanno permesso?
C'è quel sottile velo di bipolarità intrinseco in ognuno di noi che, pur cosciente della grande vittoria del movimento #FreeKimi, oggi ha avuto un mancamento non vedendolo più al suo posto. Probabilmente mi ci abituerò, forse devo solo accettare il fatto che tutti invecchiamo e davanti a me il mondo evolve... però Kimi no! Kimi non invecchia, Kimi è eterno! Kimi non ci può abbandonare così.
Una sola domanda per il grafico che ha collazionato la foto ufficiale della presentazione dei piloti: ma metterli semplicemente uno accanto all'altro era troppo semplice? Fargli una foto contemporaneamente non poteva avere lo stesso effetto? Invece il risultato è il presente: Seb di 3/4 alla ricerca del profilo migliore e, sovrapposto, Leclerc (anche lui obbligatoriamente di 3/4) in primo piano.  Nessuno può mettere Seb in un angolo! Non lo accetto!Dovremmo forse intuire qualcosa da questa geniale opera di corporate storytelling?
Se poteva fare qualcosa per indispormi anche quest'anno, il team Ferrari è già arrivato al jackpot e non siamo neanche arrivati ai test invernali.
Parlando della foto di presentazione, ciò che apprezzo per il momento è che siano spariti gli orridi baffi sulla faccia di Vettel. Si era così presentato al gala di San Pietroburgo lo scorso novembre e così lo abbiamo dovuto tollerare per il resto della stagione invernale. Per fortuna pare che sia stata solo una fase, un segno della prima crisi di mezza età. 30 anni è un bel numero...
... ma, in ogni caso, quei maledetti baffi non sono neanche riusciti ad essere la cosa più trash a quel gala.

lunedì 31 dicembre 2018

Domani è un altro giorno - 2018 Edition -

Domani è un altro giorno è l'appuntamento dalla cadenza annuale volta a premiare (con il mio personale riconoscimento) l'eroe della stagione. Colui che ha lasciato il segno, non solo nella storia della massima serie dell'automobilismo, ma anche e soprattutto sulla fiancata di quelli che lo circondano, sui muretti o sui guard rail. Insomma, coloro che hanno lasciato una traccia indelebile del proprio passaggio.
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Per la categoria:
1) Valterri Bottas, sull'orlo di una crisi di panico
2) Daniel Ricciardo, vittima degli eventi
3) Esteban Ocon, rigettato dal sistema
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And the winner is
Valterri Bottas

Sull'orlo di una crisi panico. 
Nel momento in cui Nico Rosberg ha deciso di chiudere la porta e lasciarsi tutto questo alle spalle il segnale pareva essere piuttosto chiaro: al mondo non ci sono abbastanza soldi per poter sopportare una cosa di questo genere. Ha preso la sua soddisfazione dopo anni di patimento e non c'è stata più alcuna botta di adrenalina che gli abbia potuto far cambiare idea. Ha deciso di andarsene perchè neanche quel titolo mondiale poteva valerne la pena. 
Più o meno ogni pilota dello schieramento ha fatto carte false pur di entrare nelle grazie della Mercedes. Più o meno ogni pilota dello schieramento, implicitamente, ha fatto carte false pur di diventare compagno di squadra di Lewis Hamilton
Con tutto quello che il team aveva dovuto sopportare fino a quel momento il messaggio pareva essere chiaro: non sarebbe stato più tollerata alcuna faida tra piloti, alcuno scontro tra piloti, alcuna guerra fredda. Eppure Bottas deve averci creduto. Deve aver creduto di poter davvero entrare nel team stare allo stesso livello della prima donna, deve aver creduto di poter essere trattato come lui, deve aver creduto di potersi portare a casa le stesse soddisfazioni. Magari non ha pensato di poter essere come Lewis Hamilton ma ha preteso di essere quantomeno un Nico Rosberg. Poverino. 
Deve essere pure andato ad analizzare sulle differenze più marcate con il nuovo compagno di squadra. Avrebbe potuto tatuarsi dalla testa ai piedi, o mettersi un paio di orecchini. La verità è che non si è discostato più di tanto: ha adottato un cane che non avrà la scritta loyalty sul collo ma ha un sacco di macchie evocative. 
SPOILER: non è bastato. Quella che si è appena conclusa è inequivocabilmente una stagione da dimenticare. Partita tra i colpi di sfiga e colpi di anonimato, forse conseguenza l'uno dell'altro, ha portato alla considerazione fatale da parte del team della sua sacrificabilità. Si è giunti a quel punto della stagione il cui è stato lo stesso team a ritenere inutile quello che stava cercando di ottenere in pista asservendolo al conseguimento dell'obiettivo finale. Nell'augurargli che domani possa essere un altro giorno, analizziamo da vicino la sua stagione.
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  • Australia: Male, molto male. Prima di tutto ha preso una di quelle tranvate epocali in qualifica, distruggendo tutto quello che poteva essere distrutto a bordo della sua vettura, per poi mettersi al volante in gara e non fare nulla di quello che ci si poteva aspettare da una seconda guida che si rispetti concludendo una gara del tutto anonima ed insignificante.
  • Bahrain: Il vero problema è che Bottas crede di poter essere un Rosberg ma sta prendendo la strada giusta per essere un Massa. Un infinito inseguimento a Vettel andato però intentato, chiude in seconda piazza e fingiamo anche di esserne soddisfatti.
  • Cina:  quando ancora quest'operazione non era stata demonizzata dall'opinione pubblica, Raikkonen fu lasciato in pista un'eternità mentre tutti gli altri rientravano a cambiar gomme  al solo scopo di rallentare Bottas e permettere a Vettel di raggiungerlo. In realtà Vettel non ha mai raggiunto Bottas, il quale ha semplicemente raggiunto Raikkonen passandolo senza colpo ferire e aggiudicandosi il titolo di driver of the day. Altra seconda piazza portata a casa nella convinzione che questo sarebbe potuto essere davvero il  suo anno.
  • Baku: provvidenziale fu un doppio ritiro Red Bull: safety car in pista in un momento in cui Bottas stava ciondolando in pista ritardando il proprio rientro al cambio gomme il più possibile. Forse anche in Mercedes erano troppo interessati alla gara delle RedBull per ricordarsi di richiamarlo ai box... ma mai nessuna distrazione è riuscita ad essere tanto opportuna.  Safety Car in pista, tutti dentro a cambiar gomme. Ma tutti, tutti, tutti: non solo Bottas che entra ed esce senza che nessuno se ne renda conto, ma anche Vettel, a quel punto drammaticamente secondo, Hamilton e Raikkonen. La SC ha modo di tornarsene a casa a tre giri dalla fine: Bottas tiene bottas agli attacchi di Vettel che, a sua volta, non riesce a tenere testa ad Hamilton, arrivato pure lui all'attacco, in men che non si dica le due Mercedes sono in testa con Bottas pronto a portarsi a casa la vittoria. A stravolgere gli equilibri della gara a due giri dalla conclusione, una foratura alla gomma di Bottas che lo costringe al ritiro e alle lacrime amare.
  • Spagna: Vettel in partenza beffa Bottas e gli spiega com'è che funziona quel meccanismo per cui 15 giorni fa stava per vincere una gara ed invece no. Probabilmente buono anche lo spunto del rientro anticipato, tanto che Bottas ha ritenuto di doverlo imitare ad un solo giro di distanza non trovando da questo alcun giovamento. Altra seconda piazza, per rafforzare il sistema immunitario.
  • Monaco: parte quinto e arriva quinto in una gara dove, sostanzialmente, non succede una mazza. Bene. 
  • Canada: nuova seconda piazza su una pista dove persino Alesì, una volta, è riuscito a vincere. Amen.
  • Francia: Hamilton e Bottas in prima fila, Vettel e Verstappen in seconda. Vettel parte di gran lena, tenta il sorpasso di Bottas, non si rende conto per tempo che Hamilton stava rallentando per buttarsi in curva e, probabilmente credendo di essere in moto, tenta di infilarsi tra le due Mercedes schiantandosi inevitabilmente su Bottas. Vettel e Bottas con le vetture fracassate zoppicano fino ai box per rimettersi in marcia e da quel momento in poi sono gli unici che combinano qualcosa in gara.  Chiusura in settima piazza senza infamia e senza lode. 
  • Austria: In prima fila appaiati momento-di-gloria-Bottas e Hamilton in seconda piazza. In partenza Raikkonen, che era terzo, tenta il colpaccio: si infila tra una Mercedes e l’altra, ostacola Bottas, lo sfila, ma ha il solo risultato di favorire Hamilton. Bottas finisce quasi nelle retrovie ma torna al punto di partenza (o quasi: in seconda piazza) tre curve dopo. All’improvviso il disastro: la vettura di Bottas muore sul colpo, VSC per rimuovere la salma dal bordopista. 
  • Silverstone: Partenza interessante per i Mercedes Boyz, Ham in prima posizione, Bottas in quarta piazza come la più inutile delle seconde guide ma collegialmente decisi a dare il peggio di loro stessi. Hamilton finirà nelle retrovie dopo un chiarimento con Raikkonen, Bottas viene lasciato a giocare con i bimbi grandi là davanti. Un incidente fortuito di Ericsson porta all'ingresso della Safety Car: mentre tutti rientrano a cambiar gomme Bottas viene lasciato in pista e si ritrova sorprendentemente in prima piazza. Al rientro della safety car  Bottas avrebbe anche retto bene se, a due giri di distanza, Grosjean e Sainz non avessero dato il meglio di loro stessi spiaccicandosi tra di loro e finendo violentemente a muro. Safety car un’altra volta e alla nuova ripartenza sembrava davvero dar segnale di meritarsi di essere lì, tra i primi dello schieramento, a combattere per la prima piazza. Ha lottato con Vettel, ha tenuto botta e ha lasciato davvero credere di essere pronto alla vittoria… ma c’è quel discorso del cambio gomme di cui sopra: tutti hanno cambiato tranne lui. La situazione ad un certo punto non lo è più stata gestibile e proprio a pochi giri dalla fine è scivolato fino alla quarta piazza. 
  • Germania: all'ingresso della Safety car per l'ormai storico incidente Vettel i giri rimasti alla bandiera a scacchi erano solo 10. Forse, giusto per un attimo, si deve esser dimenticato di quelle clausoline scritte in piccolo in fondo alla pagina e, dalla sua seconda piazza, il piccolo Bottas ha pure pensato di voler dar battaglia al proprio compagno di squadra e lottare per la vittoria a sua volta. Ingenuo. Dall'alto è giunta implacabile la vocina di chi lo ha esortato a mantenere le posizioni e non rischiare di mandare in pappa il miracolo che si era appena materializzato davanti ai loro occhi ed è sembrato anche accettarlo di buon cuore. Anche perchè diversamente gli stracciavano il contratto, quindi voglio vedere io se non accettava. Altra seconda posizione portata a casa e nuovi sogni di gloria andati in fumo
  • Ungheria: Bottas, dalla sua seconda piazza perenne, regge per circa 95 giri il tampinamento di Vettel che, a cinque giri dalla fine, è riuscito ad avvicinarsi abbastanza per tentare un sorpasso. Sorpasso, tentato e riuscito anche se, in uscita dalla manovra, i due si sono toccati: solo per Bottas un'ala frantumata, due posizioni perse in un sol boccone, una terza piazza persa dopo il successivo meeting con Ricciardo. Ricciardo si avvicina, tenta il sorpasso, Bottas gli entra nella fiancata, Ricciardo con buco nella pancia continua la sua corsa, dal muretto invitano Bottas a restituire la posizione per scongiurare altre azioni, quindi Bottas quinto e le Ferrari sul podio.
  • Belgio: parte decimo arriva quarto ma nessuno si è comunque accorto di lui per l'intera gara. 
  • Italia: gara di casa per le Ferrari, Vettel si autosabota, Raikkonen si lagna di dover fare tutto da solo, in Mercedes partono con le allegre strategie per sopraffare il nemico: ritardare l'ingresso di Bottas abbastanza da fare da tappo e permettere ad Hamilton di avvicinarsi a Raikkonen. Tutto alla luce del sole: la richiesta in cuffia e l'intento palesato e riuscito. Per lui una terza piazza ed un tovagliolo bianco da appoggiare alla manica della giacca. 
  • Singapore: Bottas quarto a pochi centesimi di vantaggio da Raikkonen che, per amor di cronaca, non era affatto sul punto di sorpassarlo dato che quei distacchi tiravano avanti da almeno 10 giri.
  • Russia: Bottas parte in testa e ci resta. Hamiton al suo fianco non gli da neanche battaglia, si smarca da Vettel e si mette all'inseguimento. Un inseguimento moderato e controllato ad un secondo di distanza, giusto per fargli credere di aver qualche possibilità di portarsi a casa la gara. Il problema è che Bottas tappo è nato e tappo rimarrà fino alla fine dei propri giorni. Per star dietro a lui Vettel è arrivato alle calcagna di Hamilton e, al primo pit stop si porta a casa l'undercut meglio riuscito della scuderia e, forse, a quel momento, in Mercedes le balle iniziano anche a girare un pochino.
    Pit - undercut - Hamilton sorpassa Vettel e si rimette ordinato dietro a Bottas. Si ferma all'ormai consueto secondo di distanza... finchè dal nulla Bottas inchioda con molta poca eleganza, lascia passare Hamilton e si accoda. Siamo così davanti alla terza vittoria andata in fumo della stagione.
  • Giappone: Bottas è in seconda piazza, lì parte e lì resta fino alla fine, non senza rischiare di scivolare giù dal gradino del podio, giusto a dimostrare che tutto quell'incensare le sue prestazioni in Russia è stato solo un modo come un altro di farsi perdonare l'ordine di scuderia in un mondo in cui, senza ordini di scuderia non avrebbe mantenuto la prima posizione oltre la seconda curva dopo lo spegnimento dei semafori. 
  • USA: Questo è il momento esatto in cui passa da eterno secondo a quintolo ad honorem.
  • Messico: quintolo, doppiato e più Barrichellizzato che mai. Devono avergli impartito la fantomatica strategia di gara del "segui quello davanti a te", che finisce sull'erba nello stesso identico modo, nella stessa identica curva, a pochi giri di distanza. Anche per lui nessun dramma: riesce a recuperare terreno e riprendere la gara a due decenni da quelli che precedono.
  • Brasile: quintolo in gara ma il prima fila nei momenti che contano: mentre Verstappen e Ocon si menano alle bilance, mentre gli uomi FIA si accingono a separarli, Bottas, da dietro, mano al fianco sta lì ad ammirare la sceneggiata. Siamo tutti un po' Bottas inside.
  • Abu Dhabi: quintolo, là dove era l'unico che si sarebbe dovuto veramente impegnare a portare a casa qualcosa di buono. Uno che tra una botta di sfiga e un ordine di scuderia non ha portato a casa neanche una vittoria era davvero sul punto di perdere definitivamente il terzo posto in classifica iridata e ... SPOILER: lo ha perso!

domenica 30 dicembre 2018

Off Season - i buchi nei cerchioni

Ho tentato di rimandare la questione fino all'ultimo ma, giunta ad un certo punto, non è più possibile rimandare. Eccoci qua a trattare il vero leading case della stagione 2018. Peccato che sia un leading case costruito sull'aria. 
Avremmo potuto essere qui a parlare degli specchietti Ferrari montati sull'halo. Avremmo potuto domandarci che fine hanno fatto guanti e volante di Raikkonen, così come ci potremmo interrogare per ore se fosse lecito che Hamilton in Giappone abbia percorso tutta la pit lane senza indossare i guanti. Tutte cose passate assolutamente in secondo piano una volta che al mondo sono stati rivelati i buchi nei cerchioni della Mercedes
Sia chiaro: non è che se una cosa la fa la Mercedes debba andare bene e se la fa qualcun' altro allora è contro il regolamento. Ogni anno scoppiano almeno un paio di casi anomali contro i quali tutti si indignano, sui quali partono grandi investigazioni, contro i quali tutti si crucciano... "se solo ci avessi pensato prima io". L'intero mondiale di Button si è basato su un'interpretazione fantasiosa del regolamento contro la quale nessuno ha trovato qualcosa di abbastanza convincente da obiettare. 
Questo riesce ad essere un caso diverso addirittura da tutto questo: è un caso che non ci sarebbe neanche stato se un bel giorno la stampa non avesse incominciato a parlarne ossessivamente. 
Nacque così il grande complotto del cerchione forato Mercedes
Si tratta semplicemente dell'ultimo escamotage inventato ad arte dal team per salvaguardare le proprie gomme e meglio gestirle in gara con una sola peculiarità: il fatto di non essere un grande complotto, non essere un grande segreto e non essere neanche questo granché di escamotage visto che, apparentemente, il "sotterfugio" del cerchione bucato andava avanti da metà stagione, non era un segreto per nessuno, non era un segreto per i piani alti che, semplicemente, fino a quel momento, avevano visto i buchi, ne avevano preso atto senza ritener necessario dover mettere nero su bianco che non contrastava con il regolamento visto che nessuno l'aveva mai richiesto e/o aveva mai sollevato obiezioni nei loro confronti.
In men che non si dica questi benedetti buchi sono diventati l'ossessione mediatica costante di questa stagione giunta finalmente al suo capolinea. Ovviamente giunto al capolinea senza che i cerchioni forati siano stati fatti entrare nel per davvero merito della discussione. E' giunta al capolinea lasciandoci, in chiave 2019, una nuova e meravigliosa lezione di vita circa l'evoluzione del ruolo di tutto il comparto mediatico che dovrebbe essere di contorno, finito per essere inevitabilmente al centro della discussione. 
Il comparto giornalistico - televisivo dovrebbe avere l'unica funzione di raccontare quello che accade in pista e nei suoi immediati dintorni. L'evoluzione mediatica di tutto quello che potrebbe essere fatto rientrare all'interno della categoria "giornalismo" ha comportato un necessario adattamento. Un adattamento naturale e fisiologico al mondo social, al mondo di internet, in favor del quale vengono creati contenuti di cui parlare. Non è solo un rapporto unidirezionale: non solo la stampa riporta cosa succede in pista ma in pista viene fatto succedere qualcosa perchè la stampa ne parli. E fin qua sembrava tutto pacifico e naturale.
Siamo invece arrivati ad un grado dell'evoluzione ulteriore. Un grado in cui la stampa parla di cose che in pista non accadono ma che vengono immediatamente recepite per "accadute" dai diretti destinatari di quel carico di informazioni lanciate nell'etere. Semplificando: lo spettatore medio nell'ascoltare Marc Genè che, ogni 15 minuti, incolpava i buchi nei cerchioni Mercedes pure per il riscaldamento globale, il buco dell'ozono e le piogge acide, alla fine della fiera ci ha naturalmente creduto. L'ha preso per buono ed è normale così per la stessa ragione per la quale due giorni fa ritenevo superfluo l'intervento specialistico dell'ing. di turno in grado di farcire una semplice telecronaca con cavilli tecnici che nessuno è in grado di interpretare come deve essere interpretato. L'ha preso per buono ed ha iniziato a riversare altrettanti contenuti fuorvianti in rete alimentando la nube tossica e facendola crescere esponenzialmente. 
Credo sia importante prendere atto di questo fenomeno per comportarsi di conseguenza: ignorare il fenomeno e lasciarlo scaricare naturalmente. Riprendere la notizia per avallarla o per contrastarla non fa altro che alimentarla. Interessiamoci solo di quello che ci piace, lasciamo perdere tutto quello che ci annoia e godiamoci lo spettacolo. Tutto il resto verrà da sé.

sabato 29 dicembre 2018

Off Season - il ritorno di Kvyat

Solo gli stupidi non cambiano mai idea. Il vero problema è che qua stanno conducendo una dura battaglia per decidere chi è il più cretino dei due. 
Riassumento per i profani: Daniil Kvyat è un giovanissimo pilota russo che parla perfettamente italiano, ha vissuto in Italia per diversi anni e tifa Roma. In formula 1 ha debuttato all'età di 20 anni in Toro Rosso e, sorprendentemente, l'anno successivo è stato promosso in Red Bull. In realtà non c'è nulla per cui stupirsi: Ricciardo era stato promosso l'anno prima e, con la dipartita di Vettel, c'era da riempire un buco in prima squadra. 
Durante la sua prima stagione in Red Bull non è che ci abbia stupito con effetti speciali ma, oggettivamente, era la vettura a lasciar un po' desiderare. Solo un paio di podi ma quasi costantemente arrivato a punti: a fine anno 95 punti sul groppone, tre in più di quelli portati a casa da Ricciardo. 
Il 2016 è partito in maniera un po' burrascosa: una mancata partenza in Australia, un podio in Cina ed un paio di fraintendimenti di troppo con Vettel che, ricordiamolo, mosse addirittura dal box Ferrari per andare a dirne due a papà Christian Horner. Se solo Vettel avesse saputo. Arriva quindi punizione definitiva: dopo solo quattro gare dall'inizio della stagione è stato arretrato in Toro Rosso. Formalmente aveva bisogno di impratichirsi ancora un po' nelle retrovie, informalmente c'era quel Max Verstappen (ed il suo pesante genitore) che fremevano alle spalle. 
Fu un caso di mobbing che mobilitò anche quel sindacalista di Jenson Button, indignatosi formalmente per il trattamento riservato al giovane pilota dal team che, in men che, ancora prima che si concludesse la stagione 2017 aveva iniziato a sostituirlo con qualcun'altro, per richiamarlo all'occorrenza quando questo non poteva presentarsi in pista. 
Insomma: scaricato nel peggiore dei modi possibili, vittima sacrificale davanti ai nuovi portatori sani di contanti. Il team, dal canto suo, non è mai parso essere particolarmente dispiaciuto. Ha semplicemente dato atto di questa naturale dinamica di mercato, ha ringraziato il pilota per la sua disponibilità e gli ha chiuso il portone alle spalle. Pronto a partire per nuove avventure.
Nel 2018 Kvyat è riuscito sorprendentemente a ritagliarsi un nuovo ruolo quale quarto pilota Ferrari. Insomma, un pilota da salotto. In questo nuovo ruolo sembrava assolutamente appagato e, più le cose sembravano andare male in Toro Rosso, più si diceva soddisfatto del proprio ruolo attuale, anche se nessuno ha ben capito che cosa abbia fatto, oltre alle foto di rito in divisa. 
A metà stagione per qualche malsana ragione, le voci di un interesse Toro Rosso per il suo ritorno si sono fatte addirittura più insistenti e, più si son fatte insistenti, più i due protagonisti si sono fatti in quattro per smentirle. E' a quel punto che avremmo dovuto immaginare che sotto ci fosse anche qualcosa di vero. 
Kvyat sembrava rigido sulla sua posizione: dopo tutto quello che è successo non era assolutamente interessato a tornare indietro, tanto più in seconda squadra. Il team pareva ancora più categorico: se lo hanno mandato via una volta di certo non era per risupplicare la sua presenza un minuto più tardi. 
Cosa sia successo non è chiaro saperlo, probabilmente qualcuno ha ritenuto il numero di zeri aggiunti all'accordo essere finalmente sufficiente per essere firmato. Attendo con frenesia il primo dissapore tra i due per capire se dalla seconda squadra possa addirittura essere retrocesso al locale lavanderia o qualcosa di questo genere.

venerdì 28 dicembre 2018

2018: dieci buone ragioni per ricredersi. O forse no.

Ogni anno parte sempre carico di buoni propositi e di aspettative. E' cosa buona e giusta, una volta che la stagione si conclude, andare a riprendere quei buoni proposti e tirare le somme. Verificare cosa è andato bene e cosa poteva esser fatto meglio. Cosa poter migliorare il prossimo anno e cosa lasciar perdere che è meglio. 
Insomma, andiamo a riprendere le 10 valide ragioni per la quale non vedavamo l'ora che iniziasse anche questa stagione 2018 vediamo di capire cos'è andato storto. 

 Waiting 2018: 10 buone ragioni per cui non vedere l'ora che inizi! 

1 - Trovare un sostituto per Kimi Raikkonen. Ammettiamo subito la prima sconfitta. Le mie previsioni puntavano ad un usato garantito del tenore di Perez / Hulkenberg / Sainz. Diciamo che non ci sono andata vicino neanche per sbaglio.
Non solo hanno puntato su una nuovissima leva prima ancora che questo completasse la prima stagione in Formula 1, ma Raikkonen non ha minimamente pensato di voler appendere il casco al chiodo e si è solo spostato un po' più in là. Un posto un po' meno colorato ed appariscente, un po' meno glamour ma pur sempre un posto dove poter continuare a fare quello che gli riesce meglio: sfuggire alle domande impenitenti durante le interviste e rispondere bwoah a tutte le altre.
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2 - Verificare che Lewis Hamilton non perda la concentrazione. Nonostante la migliore delle previsioni di Rosberg, Lewis Hamilton non ha perso la concentrazione. Il quarto titolo mondiale non gli ha fatto tirare il sospiro di sollievo tanto agognato (da tutti gli altri) ma, a testa bassa, ha tirato avanti per superare, dopo aver raggiunto, il record di titoli mondiali di SebVettel
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3 - Fare attenzione a non dimenticarci, dopo due o tre gare, della presenza dell'halo. Indovinate come sono andate le cose? Ancor prima di arrivare alla fine della stagione di quest'halo si era smesso di parlare. 
All'inizio è stato un po' come un pugno in un occhio, poi la regia ci ha aiutato utilizzando l'elemento d'ingombro decorandolo allegramente con grafiche allettanti. Grafiche di cui non frega niente a nessuno, sia chiaro. Ma almeno hanno dato una funzione. 
Nel corso della stagione è persito capitato che sia servito alla sua funzione originaria là dove ha evitato che Alonso sfondasse il cranio di Leclerc. Da quel momento è stato un po' come se questo maledetto halo fosse sempre stato davanti ai nostri occhi. Come se lì ci fosse nato e fosse destinato a morirci. Le vetture non sono più sembrate tanto sfigurate dall'ingombro. I piloti non hanno più dato segno di sforzo estremo nell'uscire dal veicolo. Insomma, tutto a posto. 
Dulcis in fundo, Hulkenberg alla gara conclusiva è capottato, rimanendo per colpa dell'halo imprigionato a testa in giù all'interno della vettura finchè i commissari non hanno fatto rimbalzare l'auto per rimetterla nella sua posizione naturale. Tutto a posto dicevamo. 
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4 - Attendere pazientemente la prima volta che Fernando Alonso sbotterà contro il team. Com'era prevedibile non è servito usare molta pazienza. Il primo team radio di rimprovero è arrivato prestissimo, proprio in Australia, durante la gara inaugurale dove ha benedetto il meccanico al muretto con un "alza la voce che sembri già stanco alla prima gara" (parafrasato e tradotto). 
Tra l'altro le cose non sono neanche iniziate così male : il commento in sè non era neanche particolarmente cattivo, si è portato a casa una quinta piazza e ha anche benedetto il team con un ottimistico "ora possiamo lottare!"
Ovviamente non ha lottato per un bell'accidente per il resto della stagione e i team radio sono andati solo che a peggiorare.
Personalmente ho adorato quando in Ungheria gli è stato chiesto quali gomme preferisse montare per chiudere l'ultimo settore di qualifiche ed ha sbottato che, fosse stato per lui, sarebbero rimasti ai box. "Neanche montando su un razzo spaziale supereremmo l'undicesima posizione".
Ho adorato anche quando in Francia, dopo il contatto con Vettel gli ha dato dello stupido e si è augurato che avesse subito dei danni alla vettura. Ma in questo caso il rimbrotto non era diretto nei confronti del team, quindi non conta ai nostri fini.
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5 - Urlare al complotto non appena la Ferrari non raggiungerà i propri obiettivi. Come direbbe Di Maio: FATTO. Questo obiettivo è stato raggiunto alla grande. Alla stragrande. Ma tranquilli che non ne ho mai dubitato neanche per un istante. 
Prima di tutto non ho mai dubitato sul fatto che la Ferrari potesse non riuscire a raggiungere i propri obiettivi. Quello fa proprio parte del loro karma. Su quello ci si può sempre un po' contare. Della serie: anche quest'anno il mondiale lo vinciamo il prossimo anno. 
In seconda battuta ho ho mai dubitato che la Ferrari potesse prendere atto del proprio fallimento senza dare la colpa ad eventi terzi e misteriosi. Un po' è stata colpa delle gomme della Pirelli super super sottili, un po' è stata colpa di quel maggiordomo di Bottas. Un po' è stata colpa dei commissari che, per quanto interscambiabili, in ogni luogo del mondo si trovassero hanno sempre e comunque continuato a rilevare solo le infrazioni degli uomini Ferrari e mai quelle della Mercedes. Insomma: un complotto vero e proprio. 
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6 - Scoprire cosa vuol fare grande Lewis Hamilton. Il pilota! Almeno per il prossimo paio d'anni, fino al 2021, momento nel quale il grande sconvolgimento tecnico e generazionale tanto agognato sarà realtà. Quello potrebbe seriamente essere il momento in cui deciderà di essere troppo vecchio per queste caz..te! (cit.) 
Nel frattempo, che fare? Tutto quello che gli passa per la mente, par di capire. 
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7 - Scoprire che del magic trio non si sente realmente la mancanza. Unpopular opinion arrivo. Almeno pazialmente.
Non posso certo negare di essere sempre stata, salva l'ironia del caso, una grande detrattrice del trio lescano Made In RAI: Mazzoni-Capelli-Bruno, là dove per bruno intendo tanto l'ing. al microfono che Stella in pista. Le telecronache hanno sempre lasciato molto a desiderare, Mazzoni si mangia le parole, ripete sempre le stesse cose, non è in grado di formulare un pensiero in maniera oggettiva anche se è lì per fare la telecronaca, non per tifare Ferrari. L'ing. Bruno ci ha sempre riempito il cervello di supercazzole ingegneristiche che la metà di noi non capisce e l'altra metà pensa comunque che siano assolutamente irrilevanti. Stella Bruno è il classico esempio di quanto fosse sbagliato e illusorio quell'incoraggiamento a studiare inglese che genitori e insegnanti tentavano di inculcarci nella testa da piccoli. Studiare inglese ti servirà per trovare lavoro. Studiare inglese ti servirà per girare il mondo. In fondo Stella Bruno è una di noi: se ne capisce più di piloti che di motori ma almeno noi lo facciamo dal divano di casa nostra. 
Ivan Capelli è sempre stato il migliore del gruppo, salva quella costanza di farsi chiamare ex pilota Ferrari per essere una volta, duecentomila anni fa, passato vicino ad una vettura dai colori vagamente purpurei. Mica per niente la concorrenza se lo portato a casa senza colpo ferire.
E' arrivata infatti la concorrenza che, se fino all'anno scorso era quantomeno ignorabile, quest'anno si è resa quasi obbligatoria. Salvo il coefficiente sbatta di voler viaggiare per altre terre e altre dimensioni. 
Il miracolo è apparso immediatamente davanti ai nostri occhi: improvvisamente tutto quello che abbiamo sempre denigrato ci mancava da morire. Improvvisamente le urla sguaiate di Mazzoni sono sembrate un timido bisbiglio. Improvvisamente l'ing. Bruno è sembrato un luminare della materia. Abbiamo trovato un Vanzini che urla più di Mazzoni nei giorni di festa. Sbaglia nomi, luoghi, laghi, cose e animali, neanche fosse il suo lavoro. C'è Marc Genè che non usa neanche l'"ex" davanti al "pilota ferrari" nella sua qualifica e c'è Matteo Bobbi che è il mio nemico giurato per l'eternità. Tra l'altro, perchè anche Matteo Bobbi urla come un dannato pur davanti alle sue discutibilissime analisi tecniche? 
Va a finire che si stava meglio quando si stava peggio.
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8 -  Assistere all'emancipazione di Daniel Ricciardo. Non so dire se sia stato in grado di emarciparsi. Sicuramente ha preso tra le mani il proprio destino. Sperando che qualche top team si svegli prima di rovinargli definitivamente la carriera. 
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9 - Sperare nella maturazione di Max Verstappen. L'annata non era partita bene per davvero. Sempre gli stessi errori, sempre le stesse pivellate, sempre a letto senza cena. 
Gara dopo gara qualche segno di miglioramento lo stava pure incominciando a dimostrare. Ha dimostrato di essere in grado di partire senza frantumare la vettura contro tutti quelli che lo circondano. Ha dimostrato di saper anche fare qualche sorpasso senza pretendere che quello davanti si sposti e senza entrargli nei paraurti vantando diritti che non gli competono. Era persino riuscito a vincere una gara, ne stava quasi per andare a vincere un'altra... finchè non è sceso dalla vettura per andare a prendere a schiaffi Ocon. Ecco lì. La frittata è fatta. 
Non gli è ancora spuntata la barba, adesso è davanti agli occhi di tutti. Senza se e senza ma. 
Ci ha fatto credere di aver incominciato a sentire sulle spalle i primi segni dell'età. Ma chiaramente non è ancora maturato abbastanza per giocare con i bimbi grandi. 
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10 - Contare quante volte Kubica avrà modo di scendere in pista per davvero. Tre. Spagna, Austria e Abu Dhabi... ma solo durante le prove libere.
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Waiting 2018: 10 buone ragioni per cui non vedere l'ora che inizi! 
2017: 10 buone ragioni per ricredersi. O forse no.
Waiting 2017: 10 buone ragioni per le quali non vedere l'ora che inizi!  
2016: 10 buone ragioni per ricredersi (forse).
Waiting 2016: 10 buone ragioni per cui non vedere l'ora che inizi!
2015: 10 buone ragioni per ricredersi.
2014: 10 buone ragioni per ricredersi.
Waiting 2014: 10 buone ragioni per cui non vedere l'ora che inizi!