domenica 13 settembre 2020

Italia 2020 - Gara

Qualcuno potrebbe dire che le anomalie del gran premio di Monza 2020 siano iniziate già dal sabato pomeriggio ma, sinceramente, io non sono essattamente di quest'idea. Il sabato di qualifica al quale abbiamo assistito quest'anno non è stato altro che una brutta copia di quello visto lo scorso anno, nulla di nuovo sotto al sole al netto dello stupore di aver visto tutti i team (tranne uno, rendiamogliene merito) compiere gli stessi identici errori di un anno fa come se dalle lezioni della vita non fosse mai possibile imparare qualcosa. 

Un anno fa, lo ricorderete tutti, ci siamo trovati davanti ad uno spettacolo indegno, un trenino di vetture andate ad ingolfarsi all'uscita della pit lane, nessuna realmente intenzionata a rompere il ghiaccio certa di avere solo da guadagnare dalla scia che si potrebbe rubare alla vettura davanti, nessuna che sia riuscita a portare a casa nulla di buono non essendo andati di fatto a disputare le qualifiche. Minuti di attesa in vista del nulla, come da quella maledetta scia fosse dovuto colare oro fuso, come se da quello dovesse dipendere la sorte dell'intero gran premio, dell'intera stagione, della storia del mondo della formula 1 moderna. 

Quest'anno ci siamo andati molto molto vicini ad assistere allo stesso identico patetico scenario con la sola differenza che il grosso della cialtronata ce la siamo giocata in Q1, abbiamo così dovuto salutare SebVettel in 17esima posizione per poi riprendere un filo di normalità nelle fasi successive dove, per la cronaca, il lavoro sporco di rompere gli indugi, scendere in pista per primi e lasciare gli altri all'inseguimento se quella fosse stata la loro volontà, lo hanno compiuto le Mercedes

Anche perchè, oggettivamente, della scia di chi avrebbero dovuto aver bisogno?

Ed il problema in fondo in fondo è anche un po' quello perchè in teoria in questo gran premio avremmo dovuto perdere il beneficio del party mode.... se non fosse che le due Mercedes hanno dimostrato di essere su un altro pianeta. Venuta un po' a mancare la componente umana... ma questa la vedremo tra un attimo. 

HAM BOT SAI PER

Là dove Sainz ha deciso di dare sfoggio dell'intera lezione offertagli dal suo indimenticato maestro, il sommo Fernando Alonso che ha sembre avuto modo di erigersi al di sopra dei poveri mortali che lo circondavano e, come se non fosse la prima volta in duecento stagioni di formula 1 che ha già avuto modo di portare a casa, non solo si è vantato moltissimo di questa sua terza piazza ma ha avuto anche l'artire di sentirsi un filo defraudato del vero prestigio sottattogli dalla prima fila conquistata dalle due Mercedes e da tutte le prime file negate fino a questo punto della sua vita. Insomma, questo sembrava già convinto di avere un titolo mondiale in tasca per il solo fatto di essersi qualificato in seconda fila... e non gli era ancora capitato di vedere come sarebbe andata la domenica di gara. 

Tra i fatti salienti del gran premio ci possiamo, prima di tutto, infilare la partenza, là dove Bottas è riuscito a perdere 6 posizioni ancora prima di aver chiuso il primo giro, lamentare una foratura che si  rivelata immaginaria e continuare ad imprecare in due o tre lingue diverse per l'impossibilità di portare a casa dei sorpassi per colpa dell'assetto da gara, necessariamente meno aggressivo per via di tutta quella faccenda del party mode bandito. Tutto questo ovviamente mentre Hamilton continuava a dichiarare al mondo, più per salvare la faccia che per altro, che non avrebbero avuto bisogno del party mode per continuare a vincere come hanno fatto fino a questo momento. 

Evidentemente, peraltro, almeno gli organizzatori del GP a questa facenda della capacità di vincere ancora ed ancora ci devono aver creduto un bel po'. Talmente tanto che già dal sabato pomeriggio avevano già esposto gli striscioni celebrativi della 90esima vittoria di Hamilton in Formula 1, striscione che a conti fatti l'inglese deve averli costretti a rimangiarsi tipo le bombette di Rockerduck. 

Secondo fatto saliente del week end i freni di Vettel che esplodono improvvisamente, gli fanno perdere il controllo della vettura al quinto giro di gara obbligandolo ad andare a schiantarsi contro tutto quello che gli è capitato davanti (fortunatamente di polistirolo) e rientrare ai box con le pive nel sacco. 

Tra l'altro non è andata meglio al compagno di squadra il quale, non avraà visto esplodergli la vettura sotto al sedile, ma in qualche modo anche lui ha deciso di optare per una dolce eutanasia agevolandola contro le barriere per veder terminare il proprio patimento. Se le Ferrari fino a questo momento non ha brillato per particolare capacità motoristica, davanti all'evidenza che avere velocità in pista a Monza sia uno dei tratti essenziali per confidare in un risultato degno di nota, quei gran geni di Maranello devono aver pensato che avesse particolarmente senso scaricare la vettura a livelli tali da renderla sostalzialmente inguidabile. Ed eccola qua la spiegazione dell'errore umano, ma guidato dalla realtà delle cose, e non sia mai che sia proprio io a difendere Leclerc in quest'occasione, davanti al quale ci siamo ritrovati. 

Terza nota saliente: la SC entrata nel momento in cui la Haas di Magnussen è stata parcheggiata a bordo pista. Una safety car che mai come in quest'occasione è stata in grado di stravolgere le sorti della gara. 

Da un lato il secondo errore umano in casa Mercedes. Un decimo di secondo dopo esser stata annunciata la SC in pista, il muretto Mercedes, così come poco dopo il muretto Alfa Romeo per Giovinazzi, valutata la posizione in pista di Hamilton, deve aver valutato positiva la fatalità offerta dalla sorte che lo collocava a sole due curve dall'ingresso ai box. Senza pensarci due volte è stato richiamato per il suo primo pit... là dove dei semafori rossi, accesi senza un apparente motivo, ne segnalavano la chiusura. 

Da un secondo punto vi vista, l'ingresso ai box di tutti gli altri quando un giro dopo la pit lane è stata riaperta: tutte le vetture sono entrate, tutte contemporaneamente, tutte ad affollare la pit lane e ad impegnare i medesimi meccanici che hanno incominciato a fare le piroette. La situazione si è rivelata più caotica che mai. In pista ne hanno giovato Hamilton, rimasto primo non avendo altro da fare, Giovinazzi, sceso anche lui nelle primissime posizioni, i meccanici Alfa Romeo e Mercedes, gli unici a non dover fare un doppio pit stop ed in grado di velocizzare le operazioni, ed il karma che non si è capito esattamente che partita avesse intenzione di giocare ma ne ha messa in scena una davvero molto divertente.

Al rientro in pista le vetture si sono ritrovate in posizioni randomiche che più randomiche di così si muore per ragioni che la scienza non è stata in grado di spiegare. 

HAM STR GAS GIO

Con un Gasly che un secondo prima di entrare ai box era in 15esima posizione e che non ha capito neanche lui da che parte è passato per arrivare fin lì. 

Pochi giri dopo l'incidente di Leclerc, la sospensione della gara necessaria a ricostruire le barriere di sicurezza che sono andate distrutte nell'impatto, il parcheggio in pit lane di tutte le vetture e la comunicazione della sanzione: 10 secondi di stop e go sia per Hamilton che per Giovinazzi

Quindi il quarto fatto saliente del giorno: la seconda fase di gara, quella iniziata con Hamilton in pole position certo tuttavia di non poter mantenere quella posizione a lungo. Quella che ha visto tutti i piloti alle sue spalle essere certi di avere qualcosa per cui combattere. Quella che ha visto Bottas pensare di avere di diritto ad una vittoria se Hamilton non era lì a reclamare la sua ma che si è dimostrato ancor più incapace che mai di lottare per l'obiettivo, ovviamente dando la colpa ai settaggi della vettura.

HAM STR GAS RAI

Inutile dire che per quanto io ci abbia seriamente sperato e per questo abbia pregato a lungo, la quarta posizione di Raikkonen non ha avuto modo di essere mantenuta, neanche alla lontana dopo la ripartenza. 

Ripartenza, peraltro, molto interessante, là dove tutti i piloti  più che mai hanno dato segno di avere un interesse in gioco. 

Stroll tenta di prendere la posizione ad Hamilton ma chiaramente non ha capito con chi ha a che fare e nella concitazione degli eventi finisce addirittura a perdere la posizione rispetto alle due Alfa Romeo ancor prima di aver concluso la seconda curva. Arrembanti più che mai dietro al gruppone di testa ci sono anche le due McLaren, pronte a combattere per la gloria. 

Gasly la spunta con orgoglio. 

HAM GAS RAI GIO

Ma le cose non sono destinate ad andare avanti così a lungo. Hamilton accetta immediatamente la propria punizione, si ferma immediatamente alla sosta per ritrovarsi clamorosamente in ultima posizione. C'è chi parla di reverse grid ma non di meno il campione inglese ha dato segno di lasciarsi intimorire dall'accaduto. Un sorpasso alla volta si è messo all'inseguimento di tutti quelli che si è trovati dovanti e, uno alla volta, ha fatto in modo di riconquistare il proprio posto nel mondo, almeno fino alla bandiera a scacchi. 

Là davanti le due Alfa Romeo non hanno avuto speranze, Giovinazzi ha subito la stessa sorte di Hamilton e pace all'anima sua, Raikkonen ha tentato di reggere il colpo ma ad uno alla volta ha dovuto soccombere fino ad uscire dalla zona punti. 

A farla da padrone della situazione Sainz, pronto a far scrivere il proprio nome sui libri di storia anche se... la storia può attendere. Davanti ad un Sainz capace di pretendere che quella posizione spettasse alui di diritto, ad invocare la vittoria come un suo diritto di nascita o quantomeno, acquisito dal grande maestro, la buona stella deciso che fosse preferibile premiare un Glasly che, decisamente più silenzioso e sottotono, ha accettato con umiltà a gratitudine sulla prima posizone offerta dal destino ed ha fatto di tutto per esserne degno. Ha portato a casa la vittoria, non si è fatto intimorire dai tentativi più o meno marcati del rivale alle sue spalle di ridurlo a carne da macello ed è stato premiato. 

GAS SAI STR NOR

Gasly ha vinto il gran premio di Italia 2020. 

A bordo di una Toro Rosso

Mentre Albon arrancava in ultima posizione. 

Mentre il paese intero faceva i conti con il fatto che, in fondo in fondo, l'Alfa Tauri è un team italiano e Gasly, in fondo in fondo, è un po' italiano anche lui. 

Mentre il team Red Bull faceva i conti con il fatto che non più di un anno fa quello stesso Gasly non dovesse valere poi molto, tanto da decidere di ributtarlo, con modi del tutto discutibili, in seconda squadra senza diritto di appello. 

Mentre Vettel stava componendo il numero di telefono per complimentarsi con lui e osservare che, allo stato degli atti, solo due piloti hanno vinto una gara in quella squadra e uno dei due è diventato senza se e senza ma campione del mondo.

domenica 6 settembre 2020

Belgio 2020 - Gara

HAM BOT VER RIC
Per Sainz problemi ancor prima di prendere posizione sulla griglia di partenza: la vettura è irreparabile e non gli resta altro da fare che togliersi la tuta e andare a commentare la gara su Twitter come noi poveri mortali. E' solo grazie a questo ritiro che le prospettive Ferrari sembrano decisamente rifiorire... 
... proprio le loro. Le prospettive di due che, dopo una qualificazione in 13 e 14esima piazza, avrebbero potito avere il morale sotto i piedi ma, di fatto, senza fare niente erano già riuscite a recuperare almeno una pizza. Tutto questo mentre la Alpha Tauri si afferma quale primo team italiano di riferimento.... e Alfa Romeo, seppur zoppicante, incomincia a candidarsi per la seconda piazza.
Allo spegnimento dei semafori rossi Bottas non ci prova neanche, si accoda ad Hamilton ed a scongiurare ogni altro attacco ci pensa Ricciardo che non intende darla vinta a Verstappen molto facilmente: i due vanno avanti a duellare per qualche curva ma alla fine inevitabilmente la scampa la Red Bull e tutti rimangono nelle stesse posizioni di partenza. 
Per la verità c'è chi riesce a tendere uno sguardo verso l'infinito ed oltre e ad essere soddisfatto della partenza di Leclerc, stato in grado di buttardi nella mischia e guadagnare diverse posizioni al via. Inevitabilmente queste stesse posizioni guadagnate al via sono andate perdute in pochissimi giri per tornare al punto di partenza, quindi io non mi ci soffermerei più di tanto.
HAM BOT VER RIC
La prima onda anomala arriva all'11° giro al momento dell'incidente di Giovinazzi, finito a muro senza possibilità d'appello, che trascina violentemente fuori dai giochi anche Russel. I due distruggono e sparpagliano le rispettive vetture in pista. Bandiera gialla e SC. Peraltro Russel, dopo esser stato colpito dalla pioggia di detriti e dopo aver scartato al millimetro il pneumatico volato via dalla Alfa Romeo che gli stava precipitando addosso, potrebbe ritenersi soddisfatto anche solo del fatto di essere sceso dalla macchina con le sue gambe.
Leclerc riesce ad entrare immediatamente ai box ma gli eseguono un pit da almeno 10 secondi vanificando ogni possibile vantaggio del tempismo. Al giro successivo rientrano anche tutti gli altri, dalle Mercedes in poi, tranne Gasly, e la Ferrari riesce nel mirabolante risultato di aver fatto perdere ulteriori due posizioni a Leclerc, a questo punto 14esimo.
HAM BOT VER GAS
In Ferrari qualcuno comunica a Leclerc di essere sul piano b o c. Il pilota sembra confuso: b o c? Non è proprio la stessa cosa.. ma dal muretto arriva la conferma. Per il momento li seguono entrambi, poi decideranno.
Al rientro della SC dalla vettura di Hamilton arriva un urlo di dolore "no power!" Ma alla fine porta a casa solo un giro più lento della media per tornare sui suoi tempi senza farci capire se scherzasse o che altro.
Ricciardo, evidentemente driver of the day, anche se non riconosciuto come tale dalle grassa massa ignorante, dimostra tutta la sua contrarietà alla posizione infame nella quale è scivolato e torna a prendersi la quarta un sorpasso alla volta, prima su Perez poi su Gasly.
Nel frattempo evidentemente lo spettacolo è di scena in casa Ferrari. Prima di tutto c'è il sorpasso di Raikkonen ai danni di Vettel, una di quelle scene che neanche nei momenti migliori del cavallino rampante ci saremmo sognati... con la differenza che ora Raikkonen si trova in Alfa Romeo ed è Leclerc, proprio ora dietro di loro, voler imitare l'azione prendendo la posizione al compagno si squadra... ma non è destino che oggi in Ferrari possa accadere qualcosa di questo genere.
Sicuramente ancor confusi su quale sia la strategia da seguire, al 26esimo Leclerc è richiamato ai box, vanificando l'uso della gomma dura montata al precedente pit. Riesce ad essere una sosta piuttosto fallimentare anche questa, durata almeno 5 secondi per corbellerie varie che è stato necessario operare sulla vettura, che porta il pilota a rientrare in pista in ultima posizione. Tra i fatti buffi di questa stagione rientrerà di diritto quanto accaduto a Leclerc dopo la ripaetenza, colto in flagrante a bestemmiare in francese... costretto a scusarsi un secondo dopo che il muretto gli fa notare di avere ancora la radio accesa.
Non meno buffa risulterà anche l'ennesima occasione che Vettel trova per farsi da solo una strategia di gara che, nonostante la vettura, faccia meno schifo del di quanto non sarebbe in grado di fare il muretto, costretto a rifiutarsi sonoramente di rientrare a sua volta per la sosta dopo essersi reso conto della posizione infame in cui era finito il compagno di squadra. 
Nel frattempo, là davanti, HAM BOT VER RIC, con un Ricciardo che riesce anche a strappare il giro veloce ed il relativo punto iridato. 
Regalandoci un fortissimo senso di dejavù le gomme della Mercedes ad una decina di giri dalla conclusione le gomme della Mercedes iniziano a risentire un po' dei colpi. Giusto per non essere da meno Bottas inizia a lamentare anche dei formicolii alla gamba, ma nessuno sembra volersene preoccupare. Gli occhi sono puntati sulle loro coperture, il dubbio è amletico. Rientrare o non rientrare? Tentare la sorte come a Silverstone o non rischiare? Il problema è che a Silverstone puntando sulla sorte i due piloti avevano avuto un esito diametralmente differente... ognuno ha una valida ragione per essere spiritualmente sollecitato dall'una o dall'altra opzione. Ognuno tranne Verstappen, a questo punto. 
Anche in questo caso il vero problema si è posto con l'ingresso della SC che ha necessariamente anticipato la sosta dei piloti e reso decisamente più difficile la vita alle gomme hard, montate in quel momento.
Avrebbe potuto essere un'altra Silverstone dal finale scoppiettante. Avrebbe potuto essere un'altra Silverstone dal finale ribaltato. Avrebbe potuto essere una gara francamente più interessante ma... no, anche sul finale non c'è stato verso di dare un po' di spirito alla gara ed è rimasto tutto com'era. 
HAM BOT VER RIC

martedì 18 agosto 2020

Spagna 2020 - Gara

Nuovo giro nuovo regalo, non si fa in tempo ad apprezzare quello che si è appena ricevuto che è già il momento di mettersi sotto con una nuova avventura... ed eccoci qua! Una settimana dopo la vittoria di Verstappen a Silverston sono tutti pronti a scendere in pista un'altra volta. E quando dico tutti, intendo proprio tutti, compreso Perez, tornato tra di noi dopo aver visto accertare, in tempi francamente record in modo sospetto, la negatività al Covid. 

HAM BOT VER PER

Con Vettel dignitosamente in 11esima posizione, escluso ancora una volta dalla Q3... ma per soli 5 millesimi di secondo dal suo predecessore e, per questo, in possesso del jolly della scelta gomme da giocare nel momento del bisogno. 

 Nelle ultime convulse settimane, tra le varie notizie di gara, è giunta anche quella del rinnovo, ennesimo, gratuito ma a quantopare necessario, a Valterri Bottas per la stagione 2021. Mentre nel mio cuore sono andate in frantumi tutte le speranze di poter vedere un gemellaggio Vettel-Hamilton, da un certo punto di vista realizzo altresì che Hamilton, in fondo, non ha ancora rinnovato per la prossima stagione e, parole sue, pare brutto in questo momento storico parlare di soldi. 

Anche quest'anno, neache fosse uno scenario inedito, il rinnovo non porta per niente bene a Bottas che, ancora una volta non si dimostra all'altezza del compagno di squadra. 

Un esempio lo abbiamo in qualifica, quando nell'ultimo giro veloce della Q3 Hamilton combina pasticci e lui non riesce a cogliere l'occasione al volo per soffiargli la pole position. Così come allo spegnimento dei semafori in gara, nel momento in cui non solo non ha lo spunto per far meglio del compagno di squadra ma riesce a farsi beffare in un colpo solo da Verstappen e da Rock&Stroll. 

Eppure il suo problema principale pare essere il nero della tuta che attira troppo il caldo. 

Perchè con 40 gradi sotto il sole di Barcellona all'ora di punta sono certa che quelli vestiti di giallo fossero belli freschi. 

HAM VER STR BOT

Momento apice della gara quello in cui la Red Bull prende a caso Albon dal mucchio, che comunque non stava combinando niente di buono, lo chiama ai box senza che ce ne fosse bisogno, gli monta delle gomme sfigate, lo rimanda in pista in pollesima posizione... e tutto questo solo per capire se quelle fossero gomme buone da montare su Verstappen. Spoiler: no. Alla fine sul compagno monteranno tutt'altro restando sulla strategia originaria mandando così definitivamente in vacca qualunque speranza di far qualcosa di buono in gara Albon potesse ancora avere. 

HAM VER BOT STR

Momento apice dopo momento apice si arriva all'ennesima debacle Ferrari che, da un lato, quello di Leclerc, ad un certo punto semplicemente si spegne, le cinture di sicurezza si staccano costringendolo al ritiro, dall'altro, quello di Vettel, ha messo in scena l'ultima (ma non ultima) rappresentazione di strategia improvvisata e comunque improvvisata male. Entrato per il rotto della cuffia (grazie a quel fortunato jolly dell'11esima posizione di cui sopra grazie al quale è potuto partire con gomma più resistente di quella di tutti gli altri davanti a sè) in zona punti, al primo pit stop gli viene montata una gomma media. La stategia in quel momento è ancora quella della doppia sosta quindi, poco prima di fermarsi per il secondo pit, gli viene chiesto di tarci sotto e fare qualche giro veloce, compiuti i quali, improvvisamente nella testa del muretto ci si è domandati se non fosse il caso di restare in pista e giungere fino alla fine. "Potevate dirmelo prima" la risposta piccata del tedesco giunta una volta dopo essersi reso conto di aver appena bruciato metà gomme per fare quei tre giri al limite. In ogni caso "non abbiamo niente da perdere", così ha abbassato la testa e compiendo un'epica impresa ha portato davvero la vettura fino alla bandiera a scacchi. Settimo, doppiato ma driver of the day

HAM VER BOT STR

70esimo Anniversario GP - Gara

Dopo aver visto Hamilton vincere tutto tagliando il traguardo su tre gomme soltanto, il rischio di cambiare l'etichetta all'ennesima gara dominata dalle Mercedes si rivelava piuttosto alto. In realtà quei forboni della Formula 1 non sono così ingenui come noi, quei furboni lì, quelli che la Formula 1 se la progettano e se la organizzano, hanno pensato bene di cambiare un po' le carte in tavola... andando peraltro a colpire su quello che si è dimostrato il tasto dolente delle Mercedes nella gara precedente: le gomme. Stessa gara, stesso circuito, doverse gomme e diverse pressioni. 

Nessuna carta in tavola è parsa scontata, a partire dalla pole position di Bottas e dalla terza posizione in griglia conquistata da Nico Hulkenberg, chiamato ancora una volta alla supplenza dell'infortunato Perez, con la speranza di riuscire almeno a partire. 

BOT HAM HUL VER

Allo spegnimento dei semafori rossi pare ormai evidente che lo scopo primario di SebVettel (partito 12esimo) sia quello di remare contro il proprio team, tanto che senza essere stato ostacolato, scontrato, tamponato o avvicinato da qualcuno finisce in testacoda ancor prima di arrivare alla prima curva, il che mi sembra un suo bel record. 

Per quanto riguarda il gruppo di testa non si vede altro che un gran trenino di vetture che semplicemente si accodano e partono per la loro strada. E' un gran peccato che la terza posizione di Hulk non abbia vita lunga, ma altrettanto può essere detto per le posizioni di chiunque altro. Fin dai primi giri è tutto un continuo lamentarsi delle gomme. Molti sono i team che sono costretti al rientro anticipato e non fa eccezione la Mercedes che diversamente da molte altre occasioni non riesce a prendere il largo all'inizio. 

L'unico che sembra essere in grado di sfangare la maledizione è Max Verstappen, che gioverà di questa luna fortunata conquistando la prima vittoria della stagione. 

In Mercedes, Bottas si gioca definitivamente la possibilità, anche per questa stagione, di poter essere considerato alla pari del suo compagno di squadra. Prima fallisce miseramente al confronto di quello sbarbato di Verstappen, che lo sorpassa senza remore, e poi perde il confronto con Hamilton

Hamilton, gara singolare la sua. Dopo aver vinto su tre gomme la gara precedente, probabilmente si è montato la testa e convinto che potesser andare avanti così ancora una volta. Mentre tutto il resto delo schieramento stava impazzendo dietro ai sempre più necessari cambi di gomme, mai rivelatisi sufficienti a trovare la pace, Hamilton, che comunque non era da meno, ad una certa si è messo in testa che se non avesse fatto il secondo pit sarebbe rimasto davanti a tutti e avrebbe vinto anche questa gara. Dal muretto gli fanno capire che sarebbe preferibile non replicare la performarce della scorsa settimana e che portare a casa la vettura a questo punto della stagione deve considerarsi prioritario. L'inglese non pare soddisfatto ma alla fine cede, scivola in terza piazza ma viene lasciato libero di gareggiare con Bottas, secondo e non particolarmente lieto della comunicazione una volta che giunge alle sue orecchie e una volta che finisce di contare il numero di giri di vantaggio (in fatto di usura gomme) del compagno di squadra. La lotta tra compagni arriva e non tarda neanche, i due si comportano correttamente, senza alcun incidente di percorso Hamilton si prende la seconda piazza e torna a giustificare la propria posizione nel team. Insomma, tutto bene. 

VER HAM BOT LEC

martedì 4 agosto 2020

Gran Bretagna 2020 - Gara

Ci sono diverse ragioni per le quali questo gran premio merita di entrare nei libri di storia della Formula 1… e quasi nessuna di queste ha a che fare con qualcosa successo in pista.
Innanzitutto per la prima volta il grande circus della Formula 1 ha dovuto reagire veramente al corona virus. Fino a questo momento ha sempre lasciato un po’ che gli girasse intorno, che fossero gli altri ad assumersi le responsabilità delle proprie azioni, dopo la ripartenza ha progettato tutto a tavolino perchè tutto fosse esteticamente più politicamente corretto possibile, tutti viaggiano muniti di mascherina, tutti rispettano le distanze di sicurezza, non si abbracciano, si danno il gomito o si inchinano. La cerimonia del podio ha definitivamente smesso di avere un senso e le interviste sembrano più degli interrogatori.
Poi però arriva la notizia che Perez è risultato positivo al tampone. I risultati erano noti ai diretti interessati già giovedì sera, la notizia è diventata ufficiale venerdì mattina, poco prima che le vetture scendessero in pista per le prime prove libere, giusto nel momento in cui ci si è resi conto che mancava qualcuno all’appello.
Il pilota rilascia una dichiarazione ufficiale dal salotto di casa sua: si è auto-isolato e non potrà prendere parte ad almeno un paio di gran premi, almeno finchè non arriverà il risultato del doppio tampone negativo. Il momento del contagio è evidente e lo stesso pilota non fa fatica ad ammetterlo, approfittando della settimana di stop è tornato in Messico per una veloce toccata e fuga al capezzale della madre, ricoverata in ospedale. Probabilmente la scelta non è stata delle più occulate, il pilota tuttavia assicura di aver rispettato rigidamente il protocollo e di essere asintomatico. Tutto questo non è stato sufficiente: il danno è fatto e il piano B deve essere attuato.
I nomi degli eventuali sostituti hanno iniziato a circolare fin dalla prima mattina, tra i nomi portati dal vento alle autocandidature se ne sono sentite di tutti i colori. Persino Button si è apprestato a far notare di essere persino già a Silverstone e a disposizione per ogni necessità. La conferma tuttavia è stata più stupefacente di quanto ci si potesse aspettare: Nico Hulkenberg, volato a tempo record su suolo inglese, finito al simulatore nel tempo necessario di completare l’esame del tampone e cucirgli una tuta su misura e scivolato in pista ancor prima di capire da quale lato del letto si è svegliato quella mattina.
Con una Force India aka Racing Point aka Mercedes 2019 in queste condizioni prestazionali c’è addirittura chi incomincia a prevedere che possa essere questa la sua buona occasione piovuta dal cielo per salire su un podio. Negli stessi istanti Vettel veniva appiedato dalla Ferrari per fantasmagoriche ragioni tecniche che gli avrebbero impedito di portare a casa le prime prove libere del week end. Io, per scrupolo, avendo già Hulkenberg a portata di mano per sostituzioni e supplenze, avrei proposto di mandare Vettel in sostituzione di Perez con mezza stagione di anticipo e risparmiarci questo strazio. Peraltro la situazione tricologica di Seb sembra messa peggio che mai ed io avrei persino la soluzione, ma nessuno mi ascolta.
Ma torniamo a Hulkenberg. Abbiamo detto: venerdì mattina, sveglia, aereo, tampone, simulatore e poi dritto in pista. Tre sessioni di prove libere e poi pronti per le qualifiche. Bene ma non benissimo, non entra in Top 10 ma c’è vicino, in ogni caso non facciamogliene una colpa, è ancora tramortito dagli eventi… e poi arriva la domenica e la vettura non parte. Non si accende! Non riesce proprio a scendere in pista. Rimane fermo al palo senza neanche la gioia di schierarsi sulla griglia di partenza.
Fine della storia triste, che poi mi pare essere la storia di Nico Hulkenberg da quando ha preso la patente ad oggi.
HAM BOT VER LEC
Le qualifiche non donano gioie e dolori a nessuno in particolare. Le Ferrari riescono ad entrare entrambe in Top 10, fatto che sembra essere già di per sè degno di nota, ma per il resto tutto è nella “norma”. Mercedes in prima fila, Verstappen terzo e dietro tutti gli altri in ordine sparso. Le Ferrari, le McLaren, Force India e Renault.
La gara è durata 52 giri e di questi i primi 50 sono stati tranquillamente trascurabili.
L’unico evento degno di nota, ma il motivo lo capiremo molto dopo, è lo schianto contro al muro di Kvyat al 12esimo giro. Una SC entrate in pista e rimasta lì a girare per l’eternità mentre tutti i piloti hanno colpo l’occasione per rientrare ai box e cambiare gomme.
In realtà tutti tranne Grosjean che non si capiva bene a quale strategia stesse puntando ma che comunque è andata male, ha finito la gara in pollesima soluzione e non sarebbe mai potuta andare diversamente.
C’è anche Albon che si è andato a schiantare contro Magnussen ottenendo così una bella penalità ma tutto questo rientra per davvero nel reparto della trascurabilità visto che non stava arrivando a podio, era ancora all’inizio della gara e pare evidente che i suoi giorni in Red Bull stiano giungendo al termine.
Dicevamo che l’evento clou è il super schianto di Kvyat contro le barriere che ha portato una grande nuvola di polvere a sollevarsi ma dal quale è uscito assolutamente indenne e con le sue gambe maledicendo tutto quello che lo circondava.
Tutti i piloti sono entrati ai box e hanno montato gomme hard per giungere fino alla fine della gara. Il rientro è stato forzato dagli eventi ma la strategia sembrava essere tutto sommato sostenibile.
Tutto sommato.
HAM BOT VER LEC
Dopo 50 giri le posizioni di testa erano ancora inalterate. Gli unici ad aver fatto gara in qualche modo sono state le McLaren e le Renault che dietro Leclerc quantomeno hanno mantenuto viva l’attenzione.
A due giri dalla conclusione, in quella tipica fase, nota a chiunque ami seguire la formula 1, in cui lo spettatore medio si riprende dal pisolino di metà gara per accertarsi che non sia successo assolutamente niente e riconosce come assolutamente giunto il momento buono per andarsi a fare un caffè… perchè intanto qua è finita... , ecco, proprio in quel momento a Bottas esplode una gomma. Deve compiere quasi un giro e rientrare ai box per le operazioni necessarie, in tutto questo tempo finisce ampiamente fuori dalla zona punti e in Mercedes qualcuno inizia a tirare giù tutti i santi dal paradiso in ordine alfabetico. Per non rischiare oltre anche Verstappen viene richiamato ai box e dalla sua ha un buon margine di vantaggio per non perdere alcuna posizione e tornare in pista secondo senza alcun pericolo. Negli stessi istanti nuova esplosione in pista anche per Sainz, che stava per portarsi a casa una quarta piazza di tutto rispetto e che, dopo il cambio gomme, finirà anch’egli fuori dalla zona punti insieme a Bottas.
Gli uomini Mercedes vedono rosso come i tori, intimano ad Hamilton di rallentare avendo l’assoluta necessità di portare a casa la macchina. Troppo tardi: siamo all’ultimo giro e anche la sua anteriore sinistra esplode. Non c’è tempo per perdersi di spirito, Verstappen è alle calcagna ma non troppo visto il pit stop estemporaneo. Hamilton rallenta, perde tempo, tiene la vettura in pista, conta ogni metro che lo separa dalla bandiera a scacchi ed alla fine la porta a casa. Con tre gomme. Perchè a quanto pare non esiste una regola che imponga di averne quattro. C’è tra l’altro chi ha già osservato che questa sia stata l’unica gara nella storia in cui Hamilton non si sia lamentato del fatto che le gomme ormai fossero andate...
Quella che porta a casa è la sua settima vittoria del suo gran premio di casa, una cosa che già di per sè sembra essere degna di entrare nei libri di storia ma che mi lascia un sacco di domande irrisolte.
HAM VER LEC RIC
Sul podio salgono quindi Hamilton, Verstappen in seconda piazza al quale cercano di far credere che senza quel pit stop non avrebbe potuto veramente vincere la gara e Leclerc che, solo per un istante prova a parlare della fortuna di Hamilton prima di realizzare che con due Ferrari in zona punti, di cui una finita addirittura sul podio, forse era meglio cambiare discorso.
A tutti i piloti viene consegnata - a mano - la propria coppa. Una per Hamilton, una per l’uomo Mercedes, una per Verstappen e una per Leclerc. Quindi un’altra per Hamilton per aver battuto tutti i record. Ed è questo il momento delle domande. Perchè tra una settimana saranno nuovamente a correre tutti sulla stessa pista, ma se vince nuovamente Hamilton gli danno un’altra coppa per aver battuto il suo stesso record? Ma se avesse veramente perso la testa della gara all’ultima curva della coppa che ne avrebbero fatto? L’avrebbero tenuta lì per la prossima settimana o abbiamo già detto che la prossima non conta per quella storia della truffa delle etichette? E se Hamilton fosse nato in un paese senza circuito cosa ne sarebbe stato di questo statisticone?

lunedì 27 luglio 2020

Ungheria 2020 - Gara

Questo gran premio di Ungheria non tarda a regalarci emozioni. Verstappen, sotto la pioggia, riesce ad andare a schiantarsi contro il muro ancor prima della partenza e ancor prima del giro di riscaldamento: direttamente al giro di installazione! Si schianta, impreca, riparte, si va a collocare alla piazzola di partenza ed a quel punto sono i meccanici che incominciano ad imprecare! Parte del musetto l'ha abbandonato in pista, qualcos altro si è danneggiato e i meccanici accorsi in suo aiuto, tra una svitatina e una sbullonata, sembrano domandarsi cosa hanno fatto di male nella vita.
HAM BOT STR PER
La presenza di rock&Stroll in seconda fila è un'incognita. Abbiamo capito che la Force India 2020 (aka Mercedes 2019) ha più potenziale di qualunque altra vettura in pista, l'incognita è data proprio dal fattore umano. C'è chi sperererebbe in un effetto Singapore 2018 Ferrari/Verstappen, ma anche gli altri hanno già iniziato ad apprezzare la goffaggine dimostrata dal pivellino il giorno prima quando non ha capito neanche dove dover andare a fermare la vettura prima della cerimonia di rito.
Le Ferrari hanno margine di speranza grazie alla quinta piazza in griglia di SebVettel, anche questa volta qualificatosi meglio del compagno di squadra.
Pessima partenza per Bottas, che combina pasticci, parte, si ferma e riparte. Senza neanche capire come ha fatto finisce imbottigliato nel traffico mentre il suo compagno di squadra vola via. Stroll si accoda ed improvvisamente nel gruppo di testa ci troviamo anche un Verstappen partito dalla quarta fila che litiga il giusto con Vettel per la terza piazza e poi se ne appropria.
HAM STR VER VET
Al quarto giro pare già evidente a tutti di essere partiti con gomme sbagliate. La pista è asciutta e tutti montano gomme intermedie. Tra quarto e quinto giro è un fuggi fuggi generale verso il box, con ogni successiva conseguenza di traffico.
HAM VER MAG GRO
Dopo il giro di box le posizioni sono più randomiche che mai. Magnussen è in terza piazza, Bottas è scivolato in nona e Vettel addirittura dietro di lui.
Stroll si lancia immediatamente all inseguimento delle Haas mentre Bottas fa il timido dietro a Leclerc e il sorpasso arriva solo al decimo giro.
HAM VER MAG STR
Subito il sorpasso da Bottas,Leclerc si è trovato con il compagno di squadra alla spalle... almeno almeno finché Vettel non si è fatto beffare da Albon che, sorprendentemente, oggi non ha ancora trovato il modo di andare ad impattare contro qualcuno o qualcosa, anche se dall'ottava posizione effettivamente non c'è soddisfazione.
HAM VER STR BOT
Al 20esimo giro sorpasso di diritto di Vettel su Leclerc. Dopo una vita trascorsa a fissare il trenino Leclerc-Albon-Vettel, con un Albon decisamente timido davanti alla possibilità di prendersi la posizione ma che si arrabbia con il team nonostante sia unico alla guida della sua vettura. Tutto questo aiuta Vettel dopo il suo fuoripista per riavvicinarsi e, avendo azzeccato la scelta della gomme, dimostra di andare molto meglio di chi lo precede. Leclerc non ha avuto il medesimo istinto al momento del pit stop. Non si è imposto come ha fatto Vettel per la scelta delle gomme, gli sono state montate quelle che il team ha prescelto e sostanzialmente subisce da chiunque. Prima da Albon poi da Vettel... non che qualcuno dica al nano di togliersi di mezzo ma quantomeno, memore delle sventure della settimana precedente, non lo ostacola più di tanto.
È solo a questo punto che si rende necessario prendere una decisione: aspettare la pioggia o cambiare gomme una volta in più? Sono almeno 10 minuti che aspettano la pioggia entro 10 minuti e ora ancora non si vede scendere una goccia dal cielo. Le nuvole sono nere come la pece ma ognuno da le sue previsioni del tempo. Nel dubbio, prima di subire altri 15 sorpassi, viene fatto rientrare per cambiare gomme da asciutto e finisce in 15esima con un giro di ritardo.
Nel frattempo Albon finisce sotto investigazione per aver asciugato la piazzola di partenza con il phon.
Hamilton, ancora in prima posizione, continua a migliorare il proprio giro veloce e ormai conta 12 secondi di distacco da Verstappen che, a sua volta, è a 16 secondi  da Stroll.
In ogni caso è di solare evidenza che nonci sia pace per le gomme Ferrari. Al 30esimo giro anche Vettel si ferma per cambiar sue gomme finendo 12esimo e doppiato anche lui.
La pioggia ancora non si vede ma Hamilton non tarda più di tanto a dare il proprio al lupo al lupo. Piove a tratti, un po' si un po no, comunque sia molto poco e nessuno si allarma per questo.
Anche Bottas, ancora dietro a Stroll da un'eternità a 1 secondo di ritardo, decide di andare a cambiare gomme aspettando così la decisione di quelli che lo circondano.
HAM VER BOT STR
Al 40 esimo giro la pioggia vera e propria che che tutti stavamo aspettando ancora non si è vista.
Per quanto io sia la prima a stravolgere il nome della racing point ad ogni occasione possibile ed immaginabile, il fatto che Vanzini sistematicamente la rinomini "mercedes rosa" o "mercedes 2019" sta incominciando a farsi davvero snervante.
Comunque sia, si è capito che sta piggia non arriva e anche tutti gli altri tornano a cambiare gomme.
HAM VER BOT STR
Al 50esimo Bottas torna ai box per un giro extra. Questa faccenda per cui non riesca a tenere neanche lontanamente il ritmo di Hamilton si sta facendo imbarazzante. La strategia è quella di tentare di batter Verstappen con questo set di gomme nuove ma se si considera che Verstappen ha 24 secondi di ritardo su Hamilton si potrebbe azzardare che l'obiettivo tecnicamente potrebbe anche essere realizzabile...
Hamilton nel frattempo non tiene le mani in mano. Ha ripreso il proprio giro di doppiaggi. A 10 giri dalla fine gli mancano solo le prime quattro posizioni.
Vettel è quinto e doppiato, incredibilmente questo pare essere un week end positivo considerando le prospettive Ferrari. Nello stesso momento Leclerc stava subendo un sorpasso da Sainz finendo così fuori dalla zona punti. Albon è sempre minaccioso alle spalle di Vettel, probabilmente è frenato dal suo cattivo rapporto con i sorpassi agli ultimi giri ma questa volta prende il coraggio a quattro mani e porta a casa l'obiettivo.
Anche perchè l'alternativa sarebbe stata quella di finire a casa lui stesso visto quello che, contemporaneamente, il compagno di squadra stava realizzando dalla seconda piazza. Come volevasi dimostrare il potenziale Mercedes ha portato Bottas ad avvicinarsi notevolmente a Verstappen, recuperando in pochi giri il tempo perso per il pit stop. Poi però compiere il sorpasso è un altro discorso... ed in fondo in fondo anch'io a questo giro mi sarei un po' amareggiata se Verstappen avesse perso per un motivo del genere questa seconda piazza ottenuta lottando con le unghie e con i denti contro qualunque altra vettura in pista, battendo persino lo strapotere Racing Point.
HAM VER BOT STR   
Per la cronaca, grazie a questa terza piazza Bottas perde la testa della classifica iridata che, anche quest'anno gli hanno fatto mantenere per un paio di gare, giusto il tempo di illuderlo di essere bravino anche lui in fondo in fondo.

sabato 18 luglio 2020

Stiria 2020 - Gara

E’ trascorsa una settimana e l’impressione è quella che si sia voluto sputare sull’etichetta perchè nessuno si rendesse conto di essere nello stesso identico posto, nelle stesse identiche condizioni a fare la stessa identica cosa di una settimana fa.
Non che una settimana non sia stata in grado di fornirci materiale succulento su cui parlare.
Tipo la fuga monegasca di Bottas, reo di aver caricato la fidanzata sulla canna della bicicletta ed essersi recato di corsa a giocare a due cuori e una capanna, perchè pare che sotto il cielo di un paradiso fiscale sia più romantico. Qualcuno gli ha puntato il dito contro, qualcuno ha lamentato la rottura della bolla di sicurezza Mercedes, affermazioni alle quali ha replicato pacificamente il buon Valtteri facendo notare che da nessuna parte ci sia scritto che non si possa tornare a casa, l’importante è non infrangere la bolla incontrando altre persone che nella stessa non sono ricomprese.
La risposta è piaciuta a tutti, talmente a tutti che Leclerc l’ha addirittura copiata nel momento in cui gli è stato puntato il dito contro per le stesse identiche ragioni. Il principio di uguaglianza prevede che tutti debbano essere uguali davanti alla legge, è fondamentale trattare in modo uguale situazioni uguali ma, a corollario supremo, non può che esservi il fatto che debbano altresì essere trattate diversamente situazioni diverse. Ed è questo il caso del buon Leclerc a quale, un minuto dopo la presentazione della giustificazione copia-incollata, è stato mostrato il selfie social-condiviso che lo ritraeva a mangiare e divertirsi intorno ad una tavolata di amici in un locale pubblico che, di fatto, o presume che la sua bolla sia grande quanto una nazione (e in tal caso gli auguro solo che non sia il Principato di Monaco o rimarrebbe fregato) o l’infrazione sia stata bella e buona e sia necessario un bel giro di vite a queste brecce.
Stiamo tutti tranquilli: da queste parti il più pulito ha la rogna (ma quantomeno non il covid) e durante lo scorso week end se ne sono viste di cotte e di crude. Da Vettel che se la chiacchiera amabilmente con i boss RedBull, a Lando Norris e preparatore atletico che prima di varcare i confini del circus raffreddano la fronte con una bottiglietta d’acqua per non fallire il test del termometro.
Ah, questa settimana è giunta persino la conferma del rientro in pista di Alonso prevista per il 2021, come se dall’inizio dell’anno non avessimo già avuto abbastanza brutte notizie. Ma su questo probabilmente mi intratterrò in altra occasione. O più probabilmente continuerò a far finta che non sia successo niente in puro spirito negazionista.
Messa da parte le chiacchiere è arrivato finalmente il week end e la prospettiva di scendere in pista si è fatta allettante. Tante erano le promesse mancate durante il primo appuntamento e altrettanta la voglia di pesanti conferme. La verità è che sabato avrebbero dovuto scendere in pista, il problema è che per poco non saltava tutto il programma epico sotto la forza di una pioggia battente forza 10. Le prove libere del sabato mattina sono saltate e rinviate per tempo immemore le qualifiche del sabato. Poi finalmente ci siamo stufati tutti quanti di aspettare che smettesse di piovere e sono scesi in pista rendendo assolutamente vano il fatto di aver aspettato fino a quel momento.
Bottas aveva la seria intenzione di replicare l’epica impresa di sabato scorso ed Hamilton non intendeva lasciargliene passare un’altra. Perchè va bene non iniziare il mondiale nel migliore dei modi, a questo siamo abituati, ma non possiamo lasciare che il piccolo Valterri si monti la testa. Soprattutto sotto la pioggia che è il suo elemento. Tra l’altro ogni volta che riscrivo il nome di Bottas cambio la consonante raddoppiata per essere certa di fare disinformazione nel miglior modo possibile. Lo so che ci vorrebbe solo un istante a controllare e utilizzare la tecnica del copia / incolla da quel momento in poi. Ma le cose vanno così.
Oltre alle Mercedes ovviamente c’erano altre vetture, tipo le Red Bull, con un Verstappen intenzionato a fare tutto il possibile per non rammaricarsi seriamente di quel rinnovo quinquennale appena sottoscritto con il team, così come le Ferrari che però sanno già di poter ambire, al massimo, a stare davanti alle McLaren (e, per la cronaca, missione fallita).
All’esito di una qualifica sonnolenta, Hamilton inevitabilmente conquista la pole position e, per essere certi che non si desse tutto il merito alla vettura, ha anche fatto segnare un tempone. Più di un secondo di vantaggio sul resto della ciurma, peraltro del tutto inutile visto che questo non comporterà assolutamente alcun vantaggio sulla griglia di partenza.
La FIA però potrebbe inventarsi una bella regola del pongo regolamento a questo riguardo. Del tipo che se tra una vettura e l’altra c’è più di un secondo di distacco bisogna lasciare una piazzola vuota. O quello dietro parte un po’ più indietro.
Per esser certi che non si desse tutto il merito alla vettura Bottas non riesce a far segnare niente di meglio di una quarta piazza, giusto per capire fin da subito dov’è che si può riporre la sua voglia di emulare le epiche gesta della settimana scorsa. Ancora una volta sorprendente la McLaren che questa volta ottiene una terza posizione grazie a Sainz. Poco più indietro LandoNorris, peraltro sanzionato con tre posizioni di arretramento sulla griglia di partenza per qualche corbelleria combinata al venerdì durante le prove libere. Ancora una volta poco sorprendenti le due Ferrari, con un Leclerc rimasto fuori dalla Q3 ed un SebVettel non andato oltre la decima piazza. Sarebbe potuta essere una strage… ed in effetti non siamo andati molto lontani.
HAM VER SAI BOT
Plauso d’onore a Verstappen che nel frattempo sembra essere riuscito a fare pace con il cervello e con le partenze intelligenti. Non vorrei mai che queste fossero le mie ultime parole famose ma sembrerebbe che ormai sia riuscito a prendere abbastanza confidenza con la materia da non combinare più carambole in pista dopo lo spegnimento dei semafori rossi.
Hamilton sfreccia via come da contratto, gli altri si accodano, Bottas non ci prova neanche a battere Sainz in partenza quando sa benissimo essere a sua portata di mano non appena ci si ritrova nella giusta posizione per compiere un sorpasso vero.
Da segnalare in queste fasi anche la presenza delle due Force India/Racing Point, sulle quali ometterei ogni commento prima di aver fatto pace con tutta la questione “meglio una Mercedes vecchia che una Force India nuova”, detta anche “ehi, ma avete preso la Mercedes dell’anno scorso e l’avete colorata di rosa / perchè non si può?”.
Decisamente meglio non perdere altro tempo prima del colpo di scena dei colpi di scena. Più “colpo” che “scena” grazie al fiducioso intervento in pista delle due Ferrari. Reo del fattaccio della settimana il povero Charles Leclerc, un altro di quelli facenti parte della schiera di gente che dovrebbe imparare a farsi la barba prima di poter salire in macchina che, forse per troppa foga, forse perchè non ricordava più di non essere al simulatore su Twitch, forse perchè di avere quel vecchio del compagno di squadra davanti non gli andava proprio, ha ben pensato di prendere la vettura gemella della sua come bersaglio, centrarla in pieno, lamentarsi di essere stato colpito da una vettura dietro e obbligare entrambi a rientrare al box con la coda tra le gambe. Per Vettel, con l’alettone frantumato, non c’è molto altro da fare se non procedere con un degna sepoltura, per Leclerc si tenta una sostituzione del musetto per rimandarlo in pista prima di scoprire che si è appena tentato di curare un’emoragia con un cerotto. Anche lui richiamato all’ovile e mandato a scusarsi con Vettel a calci nel sedere a due a due finchè non sono diventati dispari. Tutto questo è ovviamente facilmente evincibile dalle scene che hanno seguito questi eventi, il passaggio dell’azione sul retropista, là dove Vettel, ormai in abiti civili, si stava avvicinando al pulpito delle interviste quando è stato raggiunto di corsa da Leclerc che ancora indossava la tuta. I due parlottano, bofonchiano, hanno la mascherina e noi non possiamo neanche provare a leggere il labbiale, cercare di scorgere delle emozioni sui loro volti o compiere qualche altra operazione investigativa.
Al 20esimo giro in pista ancora non si parlava di nient’altro ed in effetti non è che stesse accadendo un granchè. Hamilton ha continuato la sua fuga fino alla bandiera a scacchi, Bottas ha tentato un riavvicinamento prudente alla vetta della classifica giungendo finalmente al sorpasso di Verstappen ad una manciata di giri dalla conclusione, mentre Verstappen faceva quel che poteva per evitare il collasso collettivo del team e anche di questo bisogna rendergliene merito.
In sostanza si è trattato di un’intera gara finalizzata a ripristinare l’ordine naturale delle cose. Le Mercedes che battono tutti, Verstappen che fa il terzo incomodo e Albon che va a compiere un altro contatto (questa volta con Perez) giusto per essere sicuro di non rischiare neanche per caso fortuito di avvicinarsi ad un podio e dietro le due. Norris ancora una volta meglio di Sainz soprattutto grazie ad un ultimo giro degno di nota, un ultimo giro che sostanzialmente è valso il prezzo dell'intera gara che lo ha preceduto con una serie di sorpassi a quattro vetture che hanno coinvolto Ricciardo, Perez, Rock&stroll e lo stesso Norris, passato così dall'ottava alla quinta posizione.

mercoledì 8 luglio 2020

Austria 2020 - Gara

Benvenuti in Austria là dove, a quanto pare, il gioco di società più amato dagli internazionali è quello di prendere un Hamilton, trattarlo male e sanzionarlo giusto per non decretare la fine di questo mondiale ancor prima che abbia inizio.
Una delle rivoluzioni tecnologiche/meccaniche che maggiormente hanno fatto parlare è il DAS, il fantasmagorico meccanismo in virtù del quale il volante della Mercedes è in grado di giungere là dove nessun altro volante era mai giunto prima. Se volete una descrizione più accurata andate a cercarvi un blog serio che qua non tira aria.
La cosa ha fatto terribilmente parlare al momento della presentazione delle vetture ma, essendo trascorsi quasi cinque mesi da quel momento, a conti fatti ce ne stavamo anche già dimenticando. La FIA aveva già analizzato la questione, ritenuto il meccanismo regolare perchè nulla lo vieta, avvertito i team che dal prossimo anno sarà inevitabilmente vietato per regolamento ma che per quest’anno possono fare un po’ quello che gli pare. Tutto questo cinque mesi fa.
C’è chi ha valutato l’ipotesi di sviluppare la stessa tecnologia sulla propria vettura e chi ha concluso che il gioco non sarebbe valso la candela. Quindi ecco la strategia vincente della RedBull: attendere l’ultimo decimo di secondo prima di scendere in pista e segnalare l’irregolarità mettendo di fatto il team Mercedes nuovamente sotto la lente di ingrandimento della FIA che, anche lei, alla fine si è detta scocciata da questa faccenda e ribadendo la legalità del dispositivo.
Tutto bene quel che finisce bene, ma non troppo.
Si scende in pista, i piloti girano al massimo del proprio potenziale, le Ferrari sembrano dimostrare di essere le quarte vetture dello schieramento, le Red Bull cercano di tenere il passo delle Mercedes, in mezzo a questa gente a casaccio spuntano delle McLaren in grande spolvero. Sabato in qualifica Bottas porta a casa il giro più veloce dello schieramento per poi finire nella sabbia quattro secondi dopo obbligando così l’esposizione delle bandiere gialle e tutti gli altri a rallentare. Inizio a sospettare che non sia una coincidenza ma lo accetto. Hamilton non lo fa, in fondo vorrebbe andare a prendersi quella pole position, la manca per pochi decimi e qualcuno decide di andare ad indagare sul mancato rallentamento dopo l’incidente del compagno di squadra. Lui afferma di non aver visto le bandiere a causa del fumo sollevato dal fuoripista e sembra passarla liscia. Ma la redBull (che con Verstappen è stata autrice della terza piazza) non ci sta: impugna la decisione e pur di farla star zitta i piani alti accolgono la sua domanda. Hamilton slitta quindi dalla seconda alla quinta piazza privato della possibilità di lottare per la testa della gara alla prima curva.
BOT VER NOR ALB
Allo spegnimento dei semafori Bottas fugge immediatamente lasciando gli altri a mangiare la sua polvere. Dietro di lui una partenza molto interessanti per tutti quanti, Verstappen combatte dignitosamente con Norris, Albon con Hamilton e, addirittura, dietro di loro, Perez con Leclerc. Due giri di testa a testa davvero avvincenti che fanno sperare bene per l’esito della gara anche se, dopo di ciò, Norris regge in posizione all’incirca quanto un gatto in tangenziale: al quinto giro è già stato superato da Albon e Norris e prima di arrivare al decimo Hamilton ha preso la posizione anche su Albon.
BOT VER HAM ALB
Purtroppo la soddisfazione di andare a prendere anche Verstappen viene sfilata via dalle mani di Hamilton prima che faccia in tempo a capire in che posto del mondo si è andato a cacciare: il karma opera in modi misteriosi sulla Red Bull che, dopo aver lottato con le unghie e con i denti per la sconfitta altrui, si ritrova con una vettura che si spegne improvvisamente e arranca fino ai box. Piano ma ci arriva con le sue stesse gomme, vedo dell’ottimismo degli sguardi al muretto, è come se sospettassero di poter rimettere la vettura in pista, ci provano, il tempo passa, in ogni caso arriverebbe in ritardo di un secolo su tutti gli altri, fino al colpo di tosse finale che lo obbliga ad abbandonare l’abitacolo.
BOT HAM ALB NOR
Uno dei primi momenti clou della gara arriva quando Magnussen finisce fuori pista dopo un duello con Ocon. Questa pausa invernale ha ricaricato tutti e infuso una grande voglia di andare allo scontro. Safety Car per permettere di togliere dai piedi la vettura in tutta sicurezza e tutti i piloti uno dietro l’altro rientrano ai box per la loro prima sosta. Hamilton a quel punto della sua gara era già arrivato piuttosto vicino a Bottas ma questa mossa certamente ha velocizzato le operazioni.
Bottas sembra davvero aver capito come si riparte dopo una SC e riesce a tenere testa al campione del mondo, se invece c’è qualcuno che ancora meriterebbe qualche ripetizione è Vettel che già alla prima gara riesce a mettere in scena una delle sue migliori performance sulle punte. La piroetta è garantita nel momento in cui cerca di superare Sainz e, se non fosse che il momento è tanto simbolico, giuro che avrei riso di più quando sono giunti al contatto. Sainz prosegue indenne, Vettel piroetta ed è costretto a lasciar sfilare tutti ed accodarsi.
Mercedes a parte, gli equilibri tra le vetture dietro sono instabili, si vede chiaramente che la gara non può considerarsi conclusa a questo punto, c’è del fermento addirittura in casa Force India, al netto delle sventure tecniche di Stroll. Perez lotta con Norris e gli prende la posizione.
La SC rientra in pista un altro paio di volte, la maggior parte delle quali del tutto inutilmente se posso permettermi un’osservazione tecnica.
Hamilton pare essersi stufato di questa faccenda del dover andare ogni singola volta all’inseguimento di Bottas e anche la sua vettura non sembra da meno, ad un certo punto il distacco si fa decisamente preoccupante e in team radio volano parametri che lasciano ben pensare alla Red Bull superstite di poter contare qualcosa.

Albon
si monta la testa, forse non si ricorda bene come è finita l’ultima volta che è capitato vicino ad Hamilton per un sorpasso e, ingenuamente, ci riprova. Io vorrei dire ad Albon di non andare a giocare con i bimbi grandi perchè rischia di farsi male ma non riesco a fare in tempo a concludere la frase che già Albon e Hamilton sono a contatto. La vettura di Hamilton non ha neanche un sussulto, non si sposta d’un passo dalla sua traiettoria ma Albon finisce fuori pista, insabbiato e costretto ad accodarsi. Al termine della gara si lamenterà anche del fatto di aver visto la vittoria a portata di mano ma sinceramente credo che la vicinanza con Verstappen gli stia incominciando a dare alla testa.
Hamilton e Albon finiscono sotto investigazione e sorprendentemente Hamilton viene sanzionato con cinque secondi di arretramento sulla posizione di arrivo. Ancor più incredibilmente a quel punto della gara le posizioni alle sue spalle sono totalmente stravolte. Perez alle sue spalle è stato anch’egli colpito da cinque secondi di arretramento per marachelle in pit lane, dietro di lui, Leclerc, svegliatosi a ¾ di gara, a sua volta è andato a sorpassare Norris ma all’esito dell’ennesima SC in pista le posizioni sono decisamente compattate tra di loro.
Nel frattempo Albon è costretto al ritiro e finisce di scontare la mala suerte offerta in eredità al team. Con tutti i sanzionati davanti a sè, Leclerc e Norris non capiscono più niente ma vedono una prospettiva di podio davvero allettante. Il podio di Leclerc sembra decisamente certo e per come sono andate le cose alla Ferrari per tutto il week end azzarderei che questa è la cosa più sorprendente di tutte. A Norris il merito di non aver lasciato andare la presa neanche per un decimo di secondo, all’ultimo giro il distacco da Hamilton era di 5.7 secondi, sceso a 4.8 al momento in cui è passato davanti alla bandiera a scacchi conquistando così il proprio primo meritatissimo podio.
BOT HAM LEC PER
O meglio.
BOT LEC NOR HAM
Un podio decisamente bizzarro, ancor prima di valutare l’effettiva scenografia dell’evento, le mascherine indossate anche per parlare al vento e la cerimonia dello champagne durante la quale è parso evidente che di questo distanziamento sociale o non hanno capito le regole o si sono già rotti le balle un po’ tutti quanti.

martedì 7 luglio 2020

Una fulgida chioma al vento sparsa - Ep. 20

Parliamone seriamente: quanta attesa c’è stata dietro a questo mondiale di Formula 1 e quanta eravamo già stati in grado di smaltire prima ancora di giungere a metà della gara?
I piloti dovevano ancora allinearsi sulla griglia di partenza che già avevamo la nostra prima grande statistica della stagione: questo è stato il winter break più lungo della storia della formula 1. Anche perchè a questo punto avremmo potuto iniziare a chiamarlo spring break o quattro stagioni break per rendere meglio l’idea.
Passata la sbornia COVID, Twitch, Virtual GP e tutto quello che questo inverno pazzerello è stato in grado di offrici, possiamo seriamente affermare che il tema principale di questo ultimo periodo, anche in ambito di formula 1, è stato il movimento BLACK LIVES MATTER. Fiero ambasciatore di questa battaglia è stato Lewis Hamilton, che su questi temi è sempre stato molto attivo ma che da quando il movimento ha incominciato a risalire rumoroso per le vie di NY non ha perso un’occasione per esprimersi in merito, per richiamare l’attenzione e promuovere l’iniziativa anche scendendo personalmente in piazza e prendere parte alle manifestazioni londinesi.
Si può essere più o meno sostenitori di Lewis Hamilton, può stare simpatico o può stare antipatico, si può preferire un altro team, un altro pilota, un altro stile di guida o modo di fare, si può essere e fare ciò che si vuole, non si può però non riconoscergli il merito delle azioni compiute per il sociale in questo periodo, l’uso della propria notorietà per promuovere iniziative lodevoli, la capacità di essere un vero e proprio leader davanti a tanti piccoli wannabe.
I mondiali si giocano in pista, si possono vincere, perdere, più o meno meritatamente, molti sono quelli che riterrebbero di essere altrettanto dotati da potersi permettere di raggiungere gli stessi identici risultati, ma Lewis Hamilton ha dimostrato al mondo che essere campioni del mondo è anche molto di più. Non può voler dire soltanto portarsi a casa una bella coppa e tanti sponsor a riempirti le tasche. Si può ESSERE campioni del mondo prima di FARE il campione del mondo.
Nonostante tutto quello che è successo o non successo in questo ultimo periodo probabilmente il gesto più simbolico della stagione lo deve rivestire il cazziatone rivolto da Hamilton ai propri colleghi immediatamente dopo l’inizio delle agitazioni in USA.
Se Hamilton non ha perso un solo minuto prima di ricondividere la notizia della barbara uccisione di George Floyd altrettanto non può certamente dirsi per tanti suoi colleghi, membri del team e team rivali, tutta gente che è sembrata aver scoperto il movimento BLM con quelle 36/48 ore di ritardo, cosa che non avrebbe neanche del clamoroso se non fosse che si siano sentiti tutti in dovere non solo di ricondividere le notizie che si stavano freneticamente susseguendo in quelle ore ma che abbiano sentito il dovere di scusarsi dopo che proprio Lewis Hamilton li ha espressamente accusati di aver trascorso su internet e sui social 24/24 h negli ultimi 3 mesi senza aver evidentemente trovato il tempo di dedicare un solo minuto alla questione.
Esser leader dello schieramento è una dote che non può esser ricondotta unicamente alla capacità di vincere una gara.
Il passo che ha portato da questo punto alla necessità di promuovere una riflessione sulla mancata diversità all’interno del mondo della Formula 1 è stato brevissimo. Una volta compresa la portata di ciò che stava accadendo è stata la stessa FIA a rendersi portavoce del messaggio, organizzando iniziative pubbliche e incontri a porte chiuse per discutere sulle possibili iniziative da mettere in atto per il futuro e fare in modo che la lotta al razzismo fosse il leit motiv di questa anomala stagione di formula 1 alle porte.
Alla vigilia del gran premio si si è tanto discusso circa la volontà di Hamilton di voler portare a compimento la propria opera inginocchiandosi prima dell’inizio della gara suggellando il proprio l’impegno per la causa. Il circus non ha voluto essere da meno, mentre tappezzava l’intera scenografia di arcobaleni e frasi ad effetto ha lasciato intendere che tutti i piloti avrebbero osservato il minuto di silenzio in ginocchio, qualche team ha smentito, qualcun altro ha fatto riferimento ad una serie di ipotetici meating da remoto tra i 20 piloti per concordare la linea da tenere e far fronte comune. Chiunque in questi ultimi mesi dal lockdown in poi abbia solo che pensato di organizzare una videoconferenza, anche con molti meno che 20 partecipanti, ha sicuramente intuito anzitempo che che questa fosse una supercazzola grande come una città. Al momento debito tutti si sono presentati sulla linea del via per le formalità di rito, tutti addobbati con t-shirt stampate all’occorrenza, ma non tutti si sono inginocchiati. Giusto per capire fin dall’inizio che #weraceasone è un simpatico hashtag ma la realtà dei fatti è ben più lontana. Io mi ritengo ufficialmente scettica circa il messaggio che ha inteso trasmettere chi, tra loro, ha deciso di non inginocchiarsi ma, giusto per riportare alla leggerezza il tono del discorso, ancor più scettica mi ritrovo davanti alle dichiarazioni della Ferrari circa il fatto che i propri piloti avrebbero rispettato il proprio minuto di silenzio in piedi, quando a conti fatti Leclerc è rimasto in piedi ma Vettel sempre al fianco di Hamilton, invece si è inginocchiato. Domanda: viene prima l’uovo o la gallina? Vettel ha deciso di inginocchiarsi quando il team ha detto che non lo avrebbe fatto o il team ha detto che non lo avrebbe fatto perchè in realtà si stava già riferendo a Sainz, che infatti è stato in piedi?
 ***
Nella puntata precedente:
Episodio 19 -  Bahrain 2014, non ci sono più le stagioni di una volta

lunedì 15 giugno 2020

Giappone 2005 - Gara

Giornata di sole cocente in quel di Suzuka nel momento in cui tutte le vetture sono pronte a scattare dalla griglia di partenza. Gli animi sono turbati, c’è qualcosa che non va, che turba gli spettatori, che torna drammaticamente in auge in questi giorni in cui tanto si parla di reverse grid per rivitalizzare con nuovi e sfavillanti colpi di scena il pongoregolamento di quel mondo dorato che è la Formula 1.
I TOP driver della stagione sono finiti in fondo alla griglia, ognuno a scontare le proprie pene, in pole position la Toyot di Ralf Schumacher accanto alla baraonda di Jenson Button. Dietro di loro Fisichella su Renault e Klien su Toro Rosso, mentre Schumacher è in 14esima, Alonso in 16esima, Raikkonen in 17esima e lì con loro c’è anche Montoya, ma l’unica presenza che mi sento che abbia veramente la necessità di essere presentata è quella di Trulli, a bordo dell’altra Toyota, in 19esima. Perchè la sua specialità era il giro secco di qualifica. Infatti non riesce neanche a partire per il giro di ricognizione e la sua pratica viene archiviata in fretta.
RSC BUT FIS KLI
La vettura di Button fuma in maniera inquietante ma nessuno sembra farsene un problema, si colloca sulla griglia di partenza e, allo spegnimento dei semafori rossi, scatta senza alcun altra complicazione se non quella che Fisichella su Renault gli frega la posizione senza neanche capire da che parte sia passato. Partenza andata in maniera ancor peggiore per Klien che scivola fino alla sesta piazza ancor prima di aver concluso il primo giro. Significativa, di contro, la partenza di David Coulthard che, collocato dietro alla Toro Rosso del suo compagno di squadra, riesce ad insinuarsi tra le due vetture in seconda fila e puntare al top in men che non si dica. Ci potrebbe essere un sospetto di jump start ma solo perché sono maliziosa.
RSC FIS BUT COU
Ad animare le fasi della partenza intervengono innanzitutto Sato e Barrichello, autori di una carambola fuori pista, là dove la Ferrari ha impiegato un po’ troppo entusiasmo nelle fasi di partenza, che li riporta infortunati e infelici ai box prima di raggiungere i loro amichetti in fondo allo schieramento, e Montoya, rimasto con solo metà vettura all’attivo dopo aver anch’egli carambolato contro una barriera grazie alla collaborazione di Villeneuve. A quest’ultimo inevitabilmente le cose vanno anche peggio perché è costretto a tornare a casa a piedi. Safety car in pista.
Non mi è assolutamente chiaro come, ma Alonso riesce ad essere già in ottava posizione dietro a Schumacher. Togliere dai piedi la vettura di Montoya richiede molto più impegno di quando non fosse prevedibile in prima battuta. La SC resta in pista per sette giri prima che Barrichello decida di rientrare ai box per un pit stop estemporaneo proprio poco prima della ripresa della gara. Una volta ritrovatosi con pista libera Ralf Schumacher sa di dover correre più veloce della Renault alle sue spalle se vuole ancora ambire a portarsi a casa la vittoria, così appare piuttosto concreta la prospettiva alle spalle di Klien che, con Schumacher e Alonso alle calcagna, vive ben pochi momenti di tranquillità.
I fratelli Schumacher dominano la scena, Ralf riesce a mantenere la testa piuttosto agilmente, mentre Michael supera la Toro Rosso senza troppa difficoltà. La stessa cosa non può essere detta di Alonso in un’epoca senza DRS. Decisamente superare la stessa Toro Rosso si rende più difficile, qualche tentativo andato a vuoto, al terzo taglia una curva, finisce fuori pista, per qualche motivo non se ne fa un problema, abbandona Klien alle sue spalle e si mette all’inseguimento di Schumacher, convinto di averne di più dalla sua parte. In un batti baleno effettivamente gli arriva in zona tubo di scarico finché non realizza che effettivamente deve restituire la posizione. Vista la lentezza nella decisione è costretto a rallentare vistosamente, accodarsi e rimettersi all’inseguimento e al sorpasso mentre Schumacher si gode la tranquillità ritrovata.
Breve momento di intrattenimento: Pizzonia a bordo della sua Williams finisce fuori pista, demolisce la vettura ed è necessario sventolare bandiere gialle per ripulire la pista. Per non sprecare l’occasione anche Sato e Trulli, come se non fossero già stati compromessi dalla vita all’inizio di questa gara, arrivano ad un contatto piuttosto violento. Questa volta la monoposto di Trulli è del tutto compromessa, c’è carbonio volante e così come è volata la vettura dopo l’urto. Tutto questo giusto per scongiurare che possa decidere di entrare in gara un’altra volta.
Rientrato l’allarme Alonso può tornare a sorpassare Klien ma ciò che ancora non è ben chiaro è il fatto che Raikkonen ha fatto in tempo a giungere minaccioso alle sue spalle.
FIS BUT COU WEB
Ralf Schumacher anticipa vistosamente la sua prima sosta rispetto a tutti gli altri e, una volta ritrovatosi in nona posizione in mezzo al traffico anche lui probabilmente inizia ad intuirlo. Al 16esimo giro Alonso è tornato ad un palmo di naso dalla Ferrari di Schumacher mentre Raikkonen, su McLaren alle loro spalle, fingendo di passare inosservato inizia far segnare giri veloci su giri veloci. Le tre vetture sono molto vicine l’una dall’altra, Alonso decisamente molto vicino alla Ferrari, Raikkonen saggiamente lascia qualche decimo in più di distanza dai due giusto per non finire nella mischia e guardarla da lontano. Questa faccenda per la quale per aprire le danze debba essere Alonso a prender l’iniziativa e compiere il primo sorpasso i effetti smorza un po’ il ritmo della battaglia perché per quante finte possa decidere di fare pare evidente che Schumacher abbia quel filo di esperienza in più per parare i colpi anche dove la sua vettura non arriva. Quando finalmente Fernando riesce a compiere l’impresa è tempo di pit stop e tutto questo pare essere una beffa. Così mentre lui torna a pascolare in decima piazza, Raikkonen si può mettere anch’egli all’inseguimento del tedesco.
Visto che questa sembra una gara a chi perde prima la possibilità di stare in una posizione decente fino alla fine della gara, Button abbandona la probabilità di salire sul podio nel momento in cui porta a casa il pit più lungo della storia, andando così a perdere la scia su Fisichella e costringendosi a tornare alle spalle di Ralf Schumacher che in fatto di brutte strategie in pista pareva un candidato piuttosto forte.
FIS RSC BUT WEB
Esaurito il primo valzer dei pit stop Fisichella ha conquistato la testa della gara mentre Alonso ha perso totalmente dal proprio mirino i due amici/nemici, davanti a sé di almeno un paio di posizioni con l’evidenza che Raikkonen gli ha portato a casa un undercut grande come il suo ego.
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La Toyota intende stupire tutti con effetti speciali, più o meno negli stessi giri in cui tutti gli altri hanno portato a casa il loro primo pit Ralf Schumacher rientra per un secondo, velocissimo, estemporaneo rifornimento. Ho come il sentore che questa strategia a tre soste per ora non abbia pagato neanche per sbaglio, ma vediamo di non distrarci con inutili futilità. Mancano 23 giri alla conclusione e Kimi Raikkonen senza pensarci troppo su ha sorpassato Schumacher e si è dato alla fuga. Alonso, a questo punto alle spalle del tedesco, non vuole essere da meno. Ha già fatto vedere prima di essere in grado di portare a casa questo sorpasso e non gli serve altro che fare un bel copia – incolla, anche se è tutto più difficile che mai. Raikkonen è una scheggia, ritrovatosi con pista libera guadagna più di due secondi su Schumacher solo nel primo giro.
La gara del tedesco no può che essere in difesa, deve cercare di perdere il meno possibile mentre le sue aspettative iridate vengono congelate in attesa di epoche migliori (che per la cronaca non arriveranno mai, ma questo ce lo diciamo tra di noi per non rovinare la festa a nessuno).
FIS BUT WEB RAI
Kimi a questo punto della gara ha perso ogni inibizione. Se non è stato in grado di fermarlo quel sette volte campione del mondo di Schumacher, figuriamoci se può farlo quell’abbozzo di griglia di partenza invertita che si trova ora davanti a sé. Il primo ad entrare nel suo mirino è Mark Webber. Le due Renault portano incredibilmente a casa una strategia analoga, si fermano ad un paio di giri di distanza l’una dall’altra senza considerare il fatto che una dovrebbe poter salvaguardare la prima posizione e per l’altro sarebbe cosa buona non doversi impegnare nuovamente in sorpassi complicati.
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Button e Webber si fermano contemporaneamente, ma la Baraonda fornisce un altro pessimo servizio al proprio pilota rimandandolo in pista troppo tardi rispetto al suo rivale e andando così a perdere la posizione a soli 10 giri dalla conclusione, finendo addirittura alle spalle di Alonso e scendendo così definitivamente dal podio.
Nel caso ve lo steste domandando, è proprio in questa fase che Ralf Schumacher torna ai box per la sua terza sosta finendo addirittura alle spalle di suo fratello.
Ad otto giri dalla conclusione l’ultimo a rientrare per un pit rapido, veloce ed indolore è Kimi Raikkonen, un pit che lo riporta in pista in seconda posizione alle spalle di Fisichella al quale possono ufficialmente incominciare a tremare le ginocchia. 
Tutto questo ha come un gusto di già visto. I tempi di quel maledetto gran premio del Brasile però iniziano ad essere discretamente lontani, Kimi può permettere ad un Fisichella qualunque di portarsi a casa la sua vittoria in questo modo un’altra volta? I tempi di Kimi puntano decisamente a suo favore, l’unica incognita è rappresentata dai giri ancora a disposizione per riavvicinarsi e compiere il sorpasso, oltre ovviamente ai doppiati che potrebbero incontrare sul loro percorso.
FIS RAI ALO WEB
A tre giri dalla conclusione la distanza tra le due vetture è scesa a mezzo secondo, tutto questo mentre quel maledetto Alonso pretendeva che completare un sorpasso ai danni della Williams di Webber con la sua Renault fosse una grande impresa.
E sorpasso fu.
RAI FIS ALO WEB
Ad un solo giro dalla conclusione è bastato chiudere gli occhi, premere il pedale e confidare nel miracolo. E miracolo fu- Una vittoria conquistata partendo addirittura dalla 17esima posizione. Apprezzabile anche la lotta tra Toyota e Baraonda per aggiudicarsi il titolo del team che più di altri è sembrato essere in grado di bruciare completamente ogni singola possibilità di concludere decentemente la gara. Da un lato Ralf Schumacher (che ha concluso in ottava posizione) su una deleteria strategia a tre soste che doveva e poteva essere evitata anche solo constatando che erano gli unici in pista ad averla adottata, dall’altro Jenson Button, quintolo, amareggiato e deluso, dopo un esecuzione non impeccabile di due soste su due. Competitori fuori gara le due Ferrari, rispettivamente in settima e dodicesima posizione.

sabato 13 giugno 2020

Cina 2010 - Gara - REWIND

Dopo 10 anni di backup costanti del contenuto del blog, 10 anni durante i quali più di una volta ho riconosciuto con assoluta certezza che se anche qualcosa dovesse andare perduto di certo non sarebbe un danno per l’umanità e nessuno ne sentirebbe la mancanza, ecco, 10 anni dopo per la prima volta mi sono ritrovata ad utilizzare il contenuto di quel backup per rimettere al mondo la mia first impression del gran premio della Cina anno 2010. Materiale che sono certa esser stato da queste parti fino a non molto tempo fa e che deve essere caduto vittima di uno dei miei sporadici tentativi di riorganizzazione della pagina durante i quali mi dimentico sempre di saper parlare HTML ma solo in stampatello.
Tutto bene quel che finisce bene, il post è tornato tra di noi, ma perché non sprofondare definitivamente in quel dolce sapor di nostalgia riimmergendosi nelle sensazioni dell’epoca?
VET WEB ALO ROS
Pronti a partire sulla griglia di partenza davanti alle due McLaren di Button e Hamilton. Schumacher, nella sua seconda vita, in nona posizione. 23 vetture in pista ma solo 22 scattate al momento fatidico dopo il forfait al momento giusto della Virgin di Timo Glock. Piove ma non molto, forse poco più del previsto, sono tutti dannatamente confusi. Non tutti hanno montato gomme da bagnato, il box McLaren sembra prepararsi al primo pit stop… ma siamo evidentemente ancora al punto in cui deve concludersi il giro di ricognizione.
Chris Horner al box Red Bull è perplesso, sembra quasi presagire il futuro, fissando i suoi uomini in prima fila. Ovviamente fa bene ad esserlo perché, allo spegnersi dei semafori rossi, Alonso scatta in maniera imbarazzante davanti ai due beffandoli entrambi in un sol boccone.
ALO WEB VET ROS
Contemporaneamente Liuzzi, Barrichello e compagnia varia nelle retrovie tentano di riportare in scena malamente una replica della catastrofe belga nel 1998. Ovviamente è una replica di bassa lega, finiscono fuori giusto in tre o quattro, nulla di eclatante ma quanto basta a fare sì che entri la Safety Car e impedisca la grande fuga dell’asturiano verso il quale mi duole puntare un dito accusatorio al gusto di jump start.
Dopo un paio di giri di SC le condizioni della pista peggiorano sensibilmente, la pista inizia a scendere sempre più copiosa e tutti quelli che non sono partiti con le gomme giuste si trovano costretti a rientrare ai box per sostituirle. In regime di SC non è esattamente la scelta più strategica che si possa fare. Non è la più strategica perché in quella posizione c’è sicuramente aver fatto rientrare i due Red Bull contemporaneamente e aver fatto attendere pazientemente al secondo che finisse il pit del primo. Scena analoga in Ferrari, là dove quantomeno i due piloti avevano abbastanza distacco in pista da rendere meno marcata l’operazione.
ROS BUT KUB PET
All’esito di queste prime soste le posizioni in pista sono più randomiche che mai. Hamilton viene beccato a tagliare la pista per lanciarsi in pit lane dopo aver mancato l’entrata e con il senno del poi possiamo dire essere un’operazione che ha sempre apprezzato particolarmente.
Al quarto giro di gara finalmente le cose possono iniziare a farsi serie, la SC rientra e il trenino di vetture capitanato da Nico Rosberg sembra più affamato che mai dopo le varie retrocessioni, ma la cosa più divertente di tutte è che nel frattempo ha smesso di piovere e tutti quelli che sono entrati in precedenza per montare le gomme da bagnato ora sono costretti a rientrare per cambiare un’altra volta con enorme vantaggio di quelli che si erano tenuti fin dall’inizio le gomme usate alla partenza che sembrano, ancora una volta, non aver bisogno di fare nient’altro se non proseguire per la propria strada.
Siamo solo al sesto giro in gara e Hamilton riesce a dare nuovamente buona mostra di sé in pit lane, questa volta compiendo un sorpasso ai danni di Vettel al suo ingresso e tentando di speronarlo in uscita.
Massa riesce comunque ad avere grandi difficoltà a tenere la vettura in pista, così come Alonso che per poco non sfracella il musetto della sua vettura all’ingresso della pit lane dopo aver messo le gomme sull’erba. Vettel, dopo due soste, è in nona posizione dopo aver sperato Webber, Hamilton 11esimo, si lancia all’inseguimento delle due Red Bull, probabilmente non ancora soddisfatto del servizietto su Vettel. Alonso 14esimo alle spalle di Massa, peggio di così non gli poteva andare.
Se Hamilton riesce a smarcarsi in fretta, altrettanto non si può dire di Vettel che, seguito a stretto giro da Webber, impiega un’eternità a passare Sutil e mettersi all’inseguimento del gruppo di testa. Tutto questo mentre Alonso è ancora incastonato dietro a Massa che, a sua volta, è dietro alla Williams di Barrichello e non sembra intenzionato a compiere questo sorpasso. Se oggi, anno del signore 2020, molti sono ancora quelli che ridono all’idea di un confronto tra Schumacher e Hamilton, inutile dire quale poteva essere la reazione al medesimo paragone 10 anni fa, quando le treccine dovevano ancora spuntargli in testa. Un confronto tra Schumacher e Hamilton è tuttavia ciò a cui ci siamo trovati davanti intorno al 15esimo giro in pista, quando l’inglese è finalmente riuscito a raggiungerlo e il tedesco ha dovuto giocarsi tutte le carte a sua disposizione per poterne rallentare l’ascesa. Per la cronaca la cosa ha pure funzionato, con una serie di sorpassi e controsorpassi che non solo hanno fatto venire i brividi ma, oggettivamente, non si sono replicati due giri più tardi quando allo stesso punto si sono ritrovati Vettel e Schumacher e quando abbiamo assistito ad un Michael Schumacher decisamente più arrendevole davanti al rischio di un sorpasso.
Così facendo Hamilton si ritrova in quinta posizione, subito dietro ai magnifici quattro di inizio gara, giusto nel momento in cui Rosberg, all’ennesimo scroscio improvviso di pioggia, non regge la pista, compie una piccola esclusione che gli costa quei quattro secondi di vantaggio su Button che, senza colpo ferire, gli ruba la posizione e vola magnificamente via.
BUT ROS KUB PET
Al 20esimo giro nuovo giro di pit per tutti i nostri eroi, quando all’improvviso viene fatta entrare la SC anche se nessuno ne capisce effettivamente la ragione. Non è che ci sia stato un incidente in pista ma questa è comunque piena di detriti da cui deve essere liberata. La SC resta quindi a zonzo giusto per il tempo necessario di permettere alle condizioni della pista di cambiare un’altra volta e farci impazzire tutti all’idea di un nuovo giro di pit stop.
Tutti compreso Felipe Massa che in occasione della precedente sosta è stato superato in pit lane dal compagno di squadra venendo costretto non solo a perdere la posizione in pista su di lui ma anche ad accodarsi in attesa della sosta, arretrando di molte posizioni.
Inutile dire che a questo punto le posizioni dei piloti sono andate a scomporsi un’altra volta, per tutti, tranne che per i fantastici quattro. Hamilton è finito nuovamente a metà del gruppo, ma dopo aver tagliato una curva e aver sbattuto fuori pista Webber senza alcuna remora, è di ritorno nella sua amata quinta piazza per tornare a tentare l’assalto alla fortezza.
Entro un paio di giri dal rientro della SC il sorpasso di Hamilton su Petrov è realtà e Kubica è nel mirino.
BUT ROS KUB HAM
Al trentesimo giro, in un’epoca ancora tristemente senza DRS, ad Alonso non resta altro da fare che arrancare all’infinito dietro alla Force India di Sutil, tutto questo mentre Hamilton virtualmente saliva sul podio dopo aver arrancato la terza posizione.
Davanti all’inglese in questo momento la Mercedes di Nico Rosberg ma, tra le cose per cui i tempi non sono ancora maturi, c’è anche la possibilità che da questo scenario possa scaturirne un vero scontro.
BUT ROS HAM ROS
Jenson Button incomincia a sentire la pressione del compagno di squadra alle sue spalle e incomincia ad impegnarsi seriamente per prenderne le distanze.
Mentre il mondo si concentra a controllare millimetricamente la distanza tra le due McLaren, facendo finta che tra le due non ci sia ancora la Mercedes di Rosberg, poco più in là Vettel si stava avvicinando minacciosamente alla Ferrari di Alonso facendo metaforicamente presagire ciò a cui avremmo dovuto assistere per i quattro anni successivi e quasi invidio quella inconsapevolezza che nutrivamo in quel periodo.
Al 36esimo giro, 20 alla bandiera a scacchi, Hamilton giunge finalmente attaccato al posteriore di Rosberg. Nico si impegna molto nel tentativo di resistergli. La pantomima dura qualche giro, giusto il tempo perché Hamilton prenda le misure con il rivale, ma ancor prima di portare a casa il sorpasso viene richiamato per cambiare gomme, ancora una volta, mentre la pioggia minaccia di intensificarsi entro pochi minuti Jenson Button decide di non mettere alla prova il suo famoso sesto senso per la pioggia, rientrando anch’egli e mantenendo comunque la testa della gara.
BUT HAM ROS ALO
Colpo di scena: il giro di vantaggio con cui Hamilton ha portato a casa il pit rispetto a Rosberg gli ha permesso di prendersi la posizione senza stress. A questo punto la battaglia è del tutto interna alle fila della McLaren, cosa che non ha mai portato a nulla di buono, come ci ricorda Alonso giunto miracolosamente in quarta piazza.
A 15 giri dalla conclusione della gara Hamilton in team radio ci informa che la pioggia si è intensificata mentre i secondi che lo separano dal compagno di squadra sono poco più di tre.
Dopo cinque o sei giri portati a casa con lo stesso ritmo, Hamilton incomincia a dimostrare i primi segni di cedimento dall’inizio della gara e perde terreno mentre Alonso ambisce ancora all’idea di essere in grado di concludere un sorpasso e prende di mira Rosberg.
A cinque giri dalla conclusione il ritardo accumulato da Hamilton su Button è ormai salito a 10 secondi, per essere uno che fino ad una manciata di giri fa stava mirando a puntare alla vittoria della gara, a questo punto non solo deve stare attento all’ombra di Rosberg alle spalle ma non riesce neanche a giovarsi in qualche modo dell’errore di Button scivolato in via di fuga ma rientrato in carreggiata senza alcun tentennamento.
I tentennamenti sono giunti ad una manciata di giri dalla fine, quando anche le sue gomme hanno incominciato sentire gli stessi problemi di quelle di Hamilton, anche se con dieci giri di ritardo. In queste fasi i due sono tornati ad avvicinarsi sensibilmente ma probabilmente erano entrambi troppo impegnati a tenere le auto in pista per pensare di tornare a darsi battaglia. Inutile dire che Alonso non è mai andato neanche vicino all’idea di tentare un agguato a Rosberg, ma non ve lo dico neanche. BUT HAM ROS ALO
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Cina 2010 - Gara