lunedì 31 dicembre 2018

Domani è un altro giorno - 2018 Edition -

Domani è un altro giorno è l'appuntamento dalla cadenza annuale volta a premiare (con il mio personale riconoscimento) l'eroe della stagione. Colui che ha lasciato il segno, non solo nella storia della massima serie dell'automobilismo, ma anche e soprattutto sulla fiancata di quelli che lo circondano, sui muretti o sui guard rail. Insomma, coloro che hanno lasciato una traccia indelebile del proprio passaggio.
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Per la categoria:
1) Valterri Bottas, sull'orlo di una crisi di panico
2) Daniel Ricciardo, vittima degli eventi
3) Esteban Ocon, rigettato dal sistema
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And the winner is
Valterri Bottas

Sull'orlo di una crisi panico. 
Nel momento in cui Nico Rosberg ha deciso di chiudere la porta e lasciarsi tutto questo alle spalle il segnale pareva essere piuttosto chiaro: al mondo non ci sono abbastanza soldi per poter sopportare una cosa di questo genere. Ha preso la sua soddisfazione dopo anni di patimento e non c'è stata più alcuna botta di adrenalina che gli abbia potuto far cambiare idea. Ha deciso di andarsene perchè neanche quel titolo mondiale poteva valerne la pena. 
Più o meno ogni pilota dello schieramento ha fatto carte false pur di entrare nelle grazie della Mercedes. Più o meno ogni pilota dello schieramento, implicitamente, ha fatto carte false pur di diventare compagno di squadra di Lewis Hamilton
Con tutto quello che il team aveva dovuto sopportare fino a quel momento il messaggio pareva essere chiaro: non sarebbe stato più tollerata alcuna faida tra piloti, alcuno scontro tra piloti, alcuna guerra fredda. Eppure Bottas deve averci creduto. Deve aver creduto di poter davvero entrare nel team stare allo stesso livello della prima donna, deve aver creduto di poter essere trattato come lui, deve aver creduto di potersi portare a casa le stesse soddisfazioni. Magari non ha pensato di poter essere come Lewis Hamilton ma ha preteso di essere quantomeno un Nico Rosberg. Poverino. 
Deve essere pure andato ad analizzare sulle differenze più marcate con il nuovo compagno di squadra. Avrebbe potuto tatuarsi dalla testa ai piedi, o mettersi un paio di orecchini. La verità è che non si è discostato più di tanto: ha adottato un cane che non avrà la scritta loyalty sul collo ma ha un sacco di macchie evocative. 
SPOILER: non è bastato. Quella che si è appena conclusa è inequivocabilmente una stagione da dimenticare. Partita tra i colpi di sfiga e colpi di anonimato, forse conseguenza l'uno dell'altro, ha portato alla considerazione fatale da parte del team della sua sacrificabilità. Si è giunti a quel punto della stagione il cui è stato lo stesso team a ritenere inutile quello che stava cercando di ottenere in pista asservendolo al conseguimento dell'obiettivo finale. Nell'augurargli che domani possa essere un altro giorno, analizziamo da vicino la sua stagione.
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  • Australia: Male, molto male. Prima di tutto ha preso una di quelle tranvate epocali in qualifica, distruggendo tutto quello che poteva essere distrutto a bordo della sua vettura, per poi mettersi al volante in gara e non fare nulla di quello che ci si poteva aspettare da una seconda guida che si rispetti concludendo una gara del tutto anonima ed insignificante.
  • Bahrain: Il vero problema è che Bottas crede di poter essere un Rosberg ma sta prendendo la strada giusta per essere un Massa. Un infinito inseguimento a Vettel andato però intentato, chiude in seconda piazza e fingiamo anche di esserne soddisfatti.
  • Cina:  quando ancora quest'operazione non era stata demonizzata dall'opinione pubblica, Raikkonen fu lasciato in pista un'eternità mentre tutti gli altri rientravano a cambiar gomme  al solo scopo di rallentare Bottas e permettere a Vettel di raggiungerlo. In realtà Vettel non ha mai raggiunto Bottas, il quale ha semplicemente raggiunto Raikkonen passandolo senza colpo ferire e aggiudicandosi il titolo di driver of the day. Altra seconda piazza portata a casa nella convinzione che questo sarebbe potuto essere davvero il  suo anno.
  • Baku: provvidenziale fu un doppio ritiro Red Bull: safety car in pista in un momento in cui Bottas stava ciondolando in pista ritardando il proprio rientro al cambio gomme il più possibile. Forse anche in Mercedes erano troppo interessati alla gara delle RedBull per ricordarsi di richiamarlo ai box... ma mai nessuna distrazione è riuscita ad essere tanto opportuna.  Safety Car in pista, tutti dentro a cambiar gomme. Ma tutti, tutti, tutti: non solo Bottas che entra ed esce senza che nessuno se ne renda conto, ma anche Vettel, a quel punto drammaticamente secondo, Hamilton e Raikkonen. La SC ha modo di tornarsene a casa a tre giri dalla fine: Bottas tiene bottas agli attacchi di Vettel che, a sua volta, non riesce a tenere testa ad Hamilton, arrivato pure lui all'attacco, in men che non si dica le due Mercedes sono in testa con Bottas pronto a portarsi a casa la vittoria. A stravolgere gli equilibri della gara a due giri dalla conclusione, una foratura alla gomma di Bottas che lo costringe al ritiro e alle lacrime amare.
  • Spagna: Vettel in partenza beffa Bottas e gli spiega com'è che funziona quel meccanismo per cui 15 giorni fa stava per vincere una gara ed invece no. Probabilmente buono anche lo spunto del rientro anticipato, tanto che Bottas ha ritenuto di doverlo imitare ad un solo giro di distanza non trovando da questo alcun giovamento. Altra seconda piazza, per rafforzare il sistema immunitario.
  • Monaco: parte quinto e arriva quinto in una gara dove, sostanzialmente, non succede una mazza. Bene. 
  • Canada: nuova seconda piazza su una pista dove persino Alesì, una volta, è riuscito a vincere. Amen.
  • Francia: Hamilton e Bottas in prima fila, Vettel e Verstappen in seconda. Vettel parte di gran lena, tenta il sorpasso di Bottas, non si rende conto per tempo che Hamilton stava rallentando per buttarsi in curva e, probabilmente credendo di essere in moto, tenta di infilarsi tra le due Mercedes schiantandosi inevitabilmente su Bottas. Vettel e Bottas con le vetture fracassate zoppicano fino ai box per rimettersi in marcia e da quel momento in poi sono gli unici che combinano qualcosa in gara.  Chiusura in settima piazza senza infamia e senza lode. 
  • Austria: In prima fila appaiati momento-di-gloria-Bottas e Hamilton in seconda piazza. In partenza Raikkonen, che era terzo, tenta il colpaccio: si infila tra una Mercedes e l’altra, ostacola Bottas, lo sfila, ma ha il solo risultato di favorire Hamilton. Bottas finisce quasi nelle retrovie ma torna al punto di partenza (o quasi: in seconda piazza) tre curve dopo. All’improvviso il disastro: la vettura di Bottas muore sul colpo, VSC per rimuovere la salma dal bordopista. 
  • Silverstone: Partenza interessante per i Mercedes Boyz, Ham in prima posizione, Bottas in quarta piazza come la più inutile delle seconde guide ma collegialmente decisi a dare il peggio di loro stessi. Hamilton finirà nelle retrovie dopo un chiarimento con Raikkonen, Bottas viene lasciato a giocare con i bimbi grandi là davanti. Un incidente fortuito di Ericsson porta all'ingresso della Safety Car: mentre tutti rientrano a cambiar gomme Bottas viene lasciato in pista e si ritrova sorprendentemente in prima piazza. Al rientro della safety car  Bottas avrebbe anche retto bene se, a due giri di distanza, Grosjean e Sainz non avessero dato il meglio di loro stessi spiaccicandosi tra di loro e finendo violentemente a muro. Safety car un’altra volta e alla nuova ripartenza sembrava davvero dar segnale di meritarsi di essere lì, tra i primi dello schieramento, a combattere per la prima piazza. Ha lottato con Vettel, ha tenuto botta e ha lasciato davvero credere di essere pronto alla vittoria… ma c’è quel discorso del cambio gomme di cui sopra: tutti hanno cambiato tranne lui. La situazione ad un certo punto non lo è più stata gestibile e proprio a pochi giri dalla fine è scivolato fino alla quarta piazza. 
  • Germania: all'ingresso della Safety car per l'ormai storico incidente Vettel i giri rimasti alla bandiera a scacchi erano solo 10. Forse, giusto per un attimo, si deve esser dimenticato di quelle clausoline scritte in piccolo in fondo alla pagina e, dalla sua seconda piazza, il piccolo Bottas ha pure pensato di voler dar battaglia al proprio compagno di squadra e lottare per la vittoria a sua volta. Ingenuo. Dall'alto è giunta implacabile la vocina di chi lo ha esortato a mantenere le posizioni e non rischiare di mandare in pappa il miracolo che si era appena materializzato davanti ai loro occhi ed è sembrato anche accettarlo di buon cuore. Anche perchè diversamente gli stracciavano il contratto, quindi voglio vedere io se non accettava. Altra seconda posizione portata a casa e nuovi sogni di gloria andati in fumo
  • Ungheria: Bottas, dalla sua seconda piazza perenne, regge per circa 95 giri il tampinamento di Vettel che, a cinque giri dalla fine, è riuscito ad avvicinarsi abbastanza per tentare un sorpasso. Sorpasso, tentato e riuscito anche se, in uscita dalla manovra, i due si sono toccati: solo per Bottas un'ala frantumata, due posizioni perse in un sol boccone, una terza piazza persa dopo il successivo meeting con Ricciardo. Ricciardo si avvicina, tenta il sorpasso, Bottas gli entra nella fiancata, Ricciardo con buco nella pancia continua la sua corsa, dal muretto invitano Bottas a restituire la posizione per scongiurare altre azioni, quindi Bottas quinto e le Ferrari sul podio.
  • Belgio: parte decimo arriva quarto ma nessuno si è comunque accorto di lui per l'intera gara. 
  • Italia: gara di casa per le Ferrari, Vettel si autosabota, Raikkonen si lagna di dover fare tutto da solo, in Mercedes partono con le allegre strategie per sopraffare il nemico: ritardare l'ingresso di Bottas abbastanza da fare da tappo e permettere ad Hamilton di avvicinarsi a Raikkonen. Tutto alla luce del sole: la richiesta in cuffia e l'intento palesato e riuscito. Per lui una terza piazza ed un tovagliolo bianco da appoggiare alla manica della giacca. 
  • Singapore: Bottas quarto a pochi centesimi di vantaggio da Raikkonen che, per amor di cronaca, non era affatto sul punto di sorpassarlo dato che quei distacchi tiravano avanti da almeno 10 giri.
  • Russia: Bottas parte in testa e ci resta. Hamiton al suo fianco non gli da neanche battaglia, si smarca da Vettel e si mette all'inseguimento. Un inseguimento moderato e controllato ad un secondo di distanza, giusto per fargli credere di aver qualche possibilità di portarsi a casa la gara. Il problema è che Bottas tappo è nato e tappo rimarrà fino alla fine dei propri giorni. Per star dietro a lui Vettel è arrivato alle calcagna di Hamilton e, al primo pit stop si porta a casa l'undercut meglio riuscito della scuderia e, forse, a quel momento, in Mercedes le balle iniziano anche a girare un pochino.
    Pit - undercut - Hamilton sorpassa Vettel e si rimette ordinato dietro a Bottas. Si ferma all'ormai consueto secondo di distanza... finchè dal nulla Bottas inchioda con molta poca eleganza, lascia passare Hamilton e si accoda. Siamo così davanti alla terza vittoria andata in fumo della stagione.
  • Giappone: Bottas è in seconda piazza, lì parte e lì resta fino alla fine, non senza rischiare di scivolare giù dal gradino del podio, giusto a dimostrare che tutto quell'incensare le sue prestazioni in Russia è stato solo un modo come un altro di farsi perdonare l'ordine di scuderia in un mondo in cui, senza ordini di scuderia non avrebbe mantenuto la prima posizione oltre la seconda curva dopo lo spegnimento dei semafori. 
  • USA: Questo è il momento esatto in cui passa da eterno secondo a quintolo ad honorem.
  • Messico: quintolo, doppiato e più Barrichellizzato che mai. Devono avergli impartito la fantomatica strategia di gara del "segui quello davanti a te", che finisce sull'erba nello stesso identico modo, nella stessa identica curva, a pochi giri di distanza. Anche per lui nessun dramma: riesce a recuperare terreno e riprendere la gara a due decenni da quelli che precedono.
  • Brasile: quintolo in gara ma il prima fila nei momenti che contano: mentre Verstappen e Ocon si menano alle bilance, mentre gli uomi FIA si accingono a separarli, Bottas, da dietro, mano al fianco sta lì ad ammirare la sceneggiata. Siamo tutti un po' Bottas inside.
  • Abu Dhabi: quintolo, là dove era l'unico che si sarebbe dovuto veramente impegnare a portare a casa qualcosa di buono. Uno che tra una botta di sfiga e un ordine di scuderia non ha portato a casa neanche una vittoria era davvero sul punto di perdere definitivamente il terzo posto in classifica iridata e ... SPOILER: lo ha perso!

domenica 30 dicembre 2018

Off Season - i buchi nei cerchioni

Ho tentato di rimandare la questione fino all'ultimo ma, giunta ad un certo punto, non è più possibile rimandare. Eccoci qua a trattare il vero leading case della stagione 2018. Peccato che sia un leading case costruito sull'aria. 
Avremmo potuto essere qui a parlare degli specchietti Ferrari montati sull'halo. Avremmo potuto domandarci che fine hanno fatto guanti e volante di Raikkonen, così come ci potremmo interrogare per ore se fosse lecito che Hamilton in Giappone abbia percorso tutta la pit lane senza indossare i guanti. Tutte cose passate assolutamente in secondo piano una volta che al mondo sono stati rivelati i buchi nei cerchioni della Mercedes
Sia chiaro: non è che se una cosa la fa la Mercedes debba andare bene e se la fa qualcun' altro allora è contro il regolamento. Ogni anno scoppiano almeno un paio di casi anomali contro i quali tutti si indignano, sui quali partono grandi investigazioni, contro i quali tutti si crucciano... "se solo ci avessi pensato prima io". L'intero mondiale di Button si è basato su un'interpretazione fantasiosa del regolamento contro la quale nessuno ha trovato qualcosa di abbastanza convincente da obiettare. 
Questo riesce ad essere un caso diverso addirittura da tutto questo: è un caso che non ci sarebbe neanche stato se un bel giorno la stampa non avesse incominciato a parlarne ossessivamente. 
Nacque così il grande complotto del cerchione forato Mercedes
Si tratta semplicemente dell'ultimo escamotage inventato ad arte dal team per salvaguardare le proprie gomme e meglio gestirle in gara con una sola peculiarità: il fatto di non essere un grande complotto, non essere un grande segreto e non essere neanche questo granché di escamotage visto che, apparentemente, il "sotterfugio" del cerchione bucato andava avanti da metà stagione, non era un segreto per nessuno, non era un segreto per i piani alti che, semplicemente, fino a quel momento, avevano visto i buchi, ne avevano preso atto senza ritener necessario dover mettere nero su bianco che non contrastava con il regolamento visto che nessuno l'aveva mai richiesto e/o aveva mai sollevato obiezioni nei loro confronti.
In men che non si dica questi benedetti buchi sono diventati l'ossessione mediatica costante di questa stagione giunta finalmente al suo capolinea. Ovviamente giunto al capolinea senza che i cerchioni forati siano stati fatti entrare nel per davvero merito della discussione. E' giunta al capolinea lasciandoci, in chiave 2019, una nuova e meravigliosa lezione di vita circa l'evoluzione del ruolo di tutto il comparto mediatico che dovrebbe essere di contorno, finito per essere inevitabilmente al centro della discussione. 
Il comparto giornalistico - televisivo dovrebbe avere l'unica funzione di raccontare quello che accade in pista e nei suoi immediati dintorni. L'evoluzione mediatica di tutto quello che potrebbe essere fatto rientrare all'interno della categoria "giornalismo" ha comportato un necessario adattamento. Un adattamento naturale e fisiologico al mondo social, al mondo di internet, in favor del quale vengono creati contenuti di cui parlare. Non è solo un rapporto unidirezionale: non solo la stampa riporta cosa succede in pista ma in pista viene fatto succedere qualcosa perchè la stampa ne parli. E fin qua sembrava tutto pacifico e naturale.
Siamo invece arrivati ad un grado dell'evoluzione ulteriore. Un grado in cui la stampa parla di cose che in pista non accadono ma che vengono immediatamente recepite per "accadute" dai diretti destinatari di quel carico di informazioni lanciate nell'etere. Semplificando: lo spettatore medio nell'ascoltare Marc Genè che, ogni 15 minuti, incolpava i buchi nei cerchioni Mercedes pure per il riscaldamento globale, il buco dell'ozono e le piogge acide, alla fine della fiera ci ha naturalmente creduto. L'ha preso per buono ed è normale così per la stessa ragione per la quale due giorni fa ritenevo superfluo l'intervento specialistico dell'ing. di turno in grado di farcire una semplice telecronaca con cavilli tecnici che nessuno è in grado di interpretare come deve essere interpretato. L'ha preso per buono ed ha iniziato a riversare altrettanti contenuti fuorvianti in rete alimentando la nube tossica e facendola crescere esponenzialmente. 
Credo sia importante prendere atto di questo fenomeno per comportarsi di conseguenza: ignorare il fenomeno e lasciarlo scaricare naturalmente. Riprendere la notizia per avallarla o per contrastarla non fa altro che alimentarla. Interessiamoci solo di quello che ci piace, lasciamo perdere tutto quello che ci annoia e godiamoci lo spettacolo. Tutto il resto verrà da sé.

sabato 29 dicembre 2018

Off Season - il ritorno di Kvyat

Solo gli stupidi non cambiano mai idea. Il vero problema è che qua stanno conducendo una dura battaglia per decidere chi è il più cretino dei due. 
Riassumento per i profani: Daniil Kvyat è un giovanissimo pilota russo che parla perfettamente italiano, ha vissuto in Italia per diversi anni e tifa Roma. In formula 1 ha debuttato all'età di 20 anni in Toro Rosso e, sorprendentemente, l'anno successivo è stato promosso in Red Bull. In realtà non c'è nulla per cui stupirsi: Ricciardo era stato promosso l'anno prima e, con la dipartita di Vettel, c'era da riempire un buco in prima squadra. 
Durante la sua prima stagione in Red Bull non è che ci abbia stupito con effetti speciali ma, oggettivamente, era la vettura a lasciar un po' desiderare. Solo un paio di podi ma quasi costantemente arrivato a punti: a fine anno 95 punti sul groppone, tre in più di quelli portati a casa da Ricciardo. 
Il 2016 è partito in maniera un po' burrascosa: una mancata partenza in Australia, un podio in Cina ed un paio di fraintendimenti di troppo con Vettel che, ricordiamolo, mosse addirittura dal box Ferrari per andare a dirne due a papà Christian Horner. Se solo Vettel avesse saputo. Arriva quindi punizione definitiva: dopo solo quattro gare dall'inizio della stagione è stato arretrato in Toro Rosso. Formalmente aveva bisogno di impratichirsi ancora un po' nelle retrovie, informalmente c'era quel Max Verstappen (ed il suo pesante genitore) che fremevano alle spalle. 
Fu un caso di mobbing che mobilitò anche quel sindacalista di Jenson Button, indignatosi formalmente per il trattamento riservato al giovane pilota dal team che, in men che, ancora prima che si concludesse la stagione 2017 aveva iniziato a sostituirlo con qualcun'altro, per richiamarlo all'occorrenza quando questo non poteva presentarsi in pista. 
Insomma: scaricato nel peggiore dei modi possibili, vittima sacrificale davanti ai nuovi portatori sani di contanti. Il team, dal canto suo, non è mai parso essere particolarmente dispiaciuto. Ha semplicemente dato atto di questa naturale dinamica di mercato, ha ringraziato il pilota per la sua disponibilità e gli ha chiuso il portone alle spalle. Pronto a partire per nuove avventure.
Nel 2018 Kvyat è riuscito sorprendentemente a ritagliarsi un nuovo ruolo quale quarto pilota Ferrari. Insomma, un pilota da salotto. In questo nuovo ruolo sembrava assolutamente appagato e, più le cose sembravano andare male in Toro Rosso, più si diceva soddisfatto del proprio ruolo attuale, anche se nessuno ha ben capito che cosa abbia fatto, oltre alle foto di rito in divisa. 
A metà stagione per qualche malsana ragione, le voci di un interesse Toro Rosso per il suo ritorno si sono fatte addirittura più insistenti e, più si son fatte insistenti, più i due protagonisti si sono fatti in quattro per smentirle. E' a quel punto che avremmo dovuto immaginare che sotto ci fosse anche qualcosa di vero. 
Kvyat sembrava rigido sulla sua posizione: dopo tutto quello che è successo non era assolutamente interessato a tornare indietro, tanto più in seconda squadra. Il team pareva ancora più categorico: se lo hanno mandato via una volta di certo non era per risupplicare la sua presenza un minuto più tardi. 
Cosa sia successo non è chiaro saperlo, probabilmente qualcuno ha ritenuto il numero di zeri aggiunti all'accordo essere finalmente sufficiente per essere firmato. Attendo con frenesia il primo dissapore tra i due per capire se dalla seconda squadra possa addirittura essere retrocesso al locale lavanderia o qualcosa di questo genere.

venerdì 28 dicembre 2018

2018: dieci buone ragioni per ricredersi. O forse no.

Ogni anno parte sempre carico di buoni propositi e di aspettative. E' cosa buona e giusta, una volta che la stagione si conclude, andare a riprendere quei buoni proposti e tirare le somme. Verificare cosa è andato bene e cosa poteva esser fatto meglio. Cosa poter migliorare il prossimo anno e cosa lasciar perdere che è meglio. 
Insomma, andiamo a riprendere le 10 valide ragioni per la quale non vedavamo l'ora che iniziasse anche questa stagione 2018 vediamo di capire cos'è andato storto. 

 Waiting 2018: 10 buone ragioni per cui non vedere l'ora che inizi! 

1 - Trovare un sostituto per Kimi Raikkonen. Ammettiamo subito la prima sconfitta. Le mie previsioni puntavano ad un usato garantito del tenore di Perez / Hulkenberg / Sainz. Diciamo che non ci sono andata vicino neanche per sbaglio.
Non solo hanno puntato su una nuovissima leva prima ancora che questo completasse la prima stagione in Formula 1, ma Raikkonen non ha minimamente pensato di voler appendere il casco al chiodo e si è solo spostato un po' più in là. Un posto un po' meno colorato ed appariscente, un po' meno glamour ma pur sempre un posto dove poter continuare a fare quello che gli riesce meglio: sfuggire alle domande impenitenti durante le interviste e rispondere bwoah a tutte le altre.
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2 - Verificare che Lewis Hamilton non perda la concentrazione. Nonostante la migliore delle previsioni di Rosberg, Lewis Hamilton non ha perso la concentrazione. Il quarto titolo mondiale non gli ha fatto tirare il sospiro di sollievo tanto agognato (da tutti gli altri) ma, a testa bassa, ha tirato avanti per superare, dopo aver raggiunto, il record di titoli mondiali di SebVettel
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3 - Fare attenzione a non dimenticarci, dopo due o tre gare, della presenza dell'halo. Indovinate come sono andate le cose? Ancor prima di arrivare alla fine della stagione di quest'halo si era smesso di parlare. 
All'inizio è stato un po' come un pugno in un occhio, poi la regia ci ha aiutato utilizzando l'elemento d'ingombro decorandolo allegramente con grafiche allettanti. Grafiche di cui non frega niente a nessuno, sia chiaro. Ma almeno hanno dato una funzione. 
Nel corso della stagione è persito capitato che sia servito alla sua funzione originaria là dove ha evitato che Alonso sfondasse il cranio di Leclerc. Da quel momento è stato un po' come se questo maledetto halo fosse sempre stato davanti ai nostri occhi. Come se lì ci fosse nato e fosse destinato a morirci. Le vetture non sono più sembrate tanto sfigurate dall'ingombro. I piloti non hanno più dato segno di sforzo estremo nell'uscire dal veicolo. Insomma, tutto a posto. 
Dulcis in fundo, Hulkenberg alla gara conclusiva è capottato, rimanendo per colpa dell'halo imprigionato a testa in giù all'interno della vettura finchè i commissari non hanno fatto rimbalzare l'auto per rimetterla nella sua posizione naturale. Tutto a posto dicevamo. 
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4 - Attendere pazientemente la prima volta che Fernando Alonso sbotterà contro il team. Com'era prevedibile non è servito usare molta pazienza. Il primo team radio di rimprovero è arrivato prestissimo, proprio in Australia, durante la gara inaugurale dove ha benedetto il meccanico al muretto con un "alza la voce che sembri già stanco alla prima gara" (parafrasato e tradotto). 
Tra l'altro le cose non sono neanche iniziate così male : il commento in sè non era neanche particolarmente cattivo, si è portato a casa una quinta piazza e ha anche benedetto il team con un ottimistico "ora possiamo lottare!"
Ovviamente non ha lottato per un bell'accidente per il resto della stagione e i team radio sono andati solo che a peggiorare.
Personalmente ho adorato quando in Ungheria gli è stato chiesto quali gomme preferisse montare per chiudere l'ultimo settore di qualifiche ed ha sbottato che, fosse stato per lui, sarebbero rimasti ai box. "Neanche montando su un razzo spaziale supereremmo l'undicesima posizione".
Ho adorato anche quando in Francia, dopo il contatto con Vettel gli ha dato dello stupido e si è augurato che avesse subito dei danni alla vettura. Ma in questo caso il rimbrotto non era diretto nei confronti del team, quindi non conta ai nostri fini.
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5 - Urlare al complotto non appena la Ferrari non raggiungerà i propri obiettivi. Come direbbe Di Maio: FATTO. Questo obiettivo è stato raggiunto alla grande. Alla stragrande. Ma tranquilli che non ne ho mai dubitato neanche per un istante. 
Prima di tutto non ho mai dubitato sul fatto che la Ferrari potesse non riuscire a raggiungere i propri obiettivi. Quello fa proprio parte del loro karma. Su quello ci si può sempre un po' contare. Della serie: anche quest'anno il mondiale lo vinciamo il prossimo anno. 
In seconda battuta ho ho mai dubitato che la Ferrari potesse prendere atto del proprio fallimento senza dare la colpa ad eventi terzi e misteriosi. Un po' è stata colpa delle gomme della Pirelli super super sottili, un po' è stata colpa di quel maggiordomo di Bottas. Un po' è stata colpa dei commissari che, per quanto interscambiabili, in ogni luogo del mondo si trovassero hanno sempre e comunque continuato a rilevare solo le infrazioni degli uomini Ferrari e mai quelle della Mercedes. Insomma: un complotto vero e proprio. 
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6 - Scoprire cosa vuol fare grande Lewis Hamilton. Il pilota! Almeno per il prossimo paio d'anni, fino al 2021, momento nel quale il grande sconvolgimento tecnico e generazionale tanto agognato sarà realtà. Quello potrebbe seriamente essere il momento in cui deciderà di essere troppo vecchio per queste caz..te! (cit.) 
Nel frattempo, che fare? Tutto quello che gli passa per la mente, par di capire. 
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7 - Scoprire che del magic trio non si sente realmente la mancanza. Unpopular opinion arrivo. Almeno pazialmente.
Non posso certo negare di essere sempre stata, salva l'ironia del caso, una grande detrattrice del trio lescano Made In RAI: Mazzoni-Capelli-Bruno, là dove per bruno intendo tanto l'ing. al microfono che Stella in pista. Le telecronache hanno sempre lasciato molto a desiderare, Mazzoni si mangia le parole, ripete sempre le stesse cose, non è in grado di formulare un pensiero in maniera oggettiva anche se è lì per fare la telecronaca, non per tifare Ferrari. L'ing. Bruno ci ha sempre riempito il cervello di supercazzole ingegneristiche che la metà di noi non capisce e l'altra metà pensa comunque che siano assolutamente irrilevanti. Stella Bruno è il classico esempio di quanto fosse sbagliato e illusorio quell'incoraggiamento a studiare inglese che genitori e insegnanti tentavano di inculcarci nella testa da piccoli. Studiare inglese ti servirà per trovare lavoro. Studiare inglese ti servirà per girare il mondo. In fondo Stella Bruno è una di noi: se ne capisce più di piloti che di motori ma almeno noi lo facciamo dal divano di casa nostra. 
Ivan Capelli è sempre stato il migliore del gruppo, salva quella costanza di farsi chiamare ex pilota Ferrari per essere una volta, duecentomila anni fa, passato vicino ad una vettura dai colori vagamente purpurei. Mica per niente la concorrenza se lo portato a casa senza colpo ferire.
E' arrivata infatti la concorrenza che, se fino all'anno scorso era quantomeno ignorabile, quest'anno si è resa quasi obbligatoria. Salvo il coefficiente sbatta di voler viaggiare per altre terre e altre dimensioni. 
Il miracolo è apparso immediatamente davanti ai nostri occhi: improvvisamente tutto quello che abbiamo sempre denigrato ci mancava da morire. Improvvisamente le urla sguaiate di Mazzoni sono sembrate un timido bisbiglio. Improvvisamente l'ing. Bruno è sembrato un luminare della materia. Abbiamo trovato un Vanzini che urla più di Mazzoni nei giorni di festa. Sbaglia nomi, luoghi, laghi, cose e animali, neanche fosse il suo lavoro. C'è Marc Genè che non usa neanche l'"ex" davanti al "pilota ferrari" nella sua qualifica e c'è Matteo Bobbi che è il mio nemico giurato per l'eternità. Tra l'altro, perchè anche Matteo Bobbi urla come un dannato pur davanti alle sue discutibilissime analisi tecniche? 
Va a finire che si stava meglio quando si stava peggio.
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8 -  Assistere all'emancipazione di Daniel Ricciardo. Non so dire se sia stato in grado di emarciparsi. Sicuramente ha preso tra le mani il proprio destino. Sperando che qualche top team si svegli prima di rovinargli definitivamente la carriera. 
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9 - Sperare nella maturazione di Max Verstappen. L'annata non era partita bene per davvero. Sempre gli stessi errori, sempre le stesse pivellate, sempre a letto senza cena. 
Gara dopo gara qualche segno di miglioramento lo stava pure incominciando a dimostrare. Ha dimostrato di essere in grado di partire senza frantumare la vettura contro tutti quelli che lo circondano. Ha dimostrato di saper anche fare qualche sorpasso senza pretendere che quello davanti si sposti e senza entrargli nei paraurti vantando diritti che non gli competono. Era persino riuscito a vincere una gara, ne stava quasi per andare a vincere un'altra... finchè non è sceso dalla vettura per andare a prendere a schiaffi Ocon. Ecco lì. La frittata è fatta. 
Non gli è ancora spuntata la barba, adesso è davanti agli occhi di tutti. Senza se e senza ma. 
Ci ha fatto credere di aver incominciato a sentire sulle spalle i primi segni dell'età. Ma chiaramente non è ancora maturato abbastanza per giocare con i bimbi grandi. 
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10 - Contare quante volte Kubica avrà modo di scendere in pista per davvero. Tre. Spagna, Austria e Abu Dhabi... ma solo durante le prove libere.
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Waiting 2018: 10 buone ragioni per cui non vedere l'ora che inizi! 
2017: 10 buone ragioni per ricredersi. O forse no.
Waiting 2017: 10 buone ragioni per le quali non vedere l'ora che inizi!  
2016: 10 buone ragioni per ricredersi (forse).
Waiting 2016: 10 buone ragioni per cui non vedere l'ora che inizi!
2015: 10 buone ragioni per ricredersi.
2014: 10 buone ragioni per ricredersi.
Waiting 2014: 10 buone ragioni per cui non vedere l'ora che inizi!

giovedì 27 dicembre 2018

2019 - Calendario


17 marzo – Gran Premio d’Australia
31 marzo – Gran Premio del Bahrain
14 aprile – Gran Premio della Cina
28 aprile – Gran Premio d’Azerbaijan
12 maggio – Gran Premio di Spagna
26 maggio – Gran Premio di Monaco
9 giugno – Gran Premio del Canada
23 giugno – Gran Premio di Francia
30 giugno – Gran Premio d’Austria
14 luglio – Gran Premio di Gran Bretagna
28 luglio – Gran Premio di Germania
4 agosto– Gran Premio d’Ungheria
1 settembre – Gran Premio del Belgio
8 settembre – Gran Premio d’Italia
22 settembre – Gran Premio di Singapore
29 settembre – Gran Premio di Russia
13 ottobre – Gran Premio del Giappone
27 ottobre – Gran Premio del Messico
3 novembre – Gran Premio degli Stati Uniti
17 novembre – Gran Premio del Brasile
1 dicembre – Gran Premio di Abu Dhabi

mercoledì 26 dicembre 2018

Off Season - Destini alterni

Continuiamo tranquillamente con l'allegra scia delle mie unpopular opinions. Io ho adorato questa stagione 2018. Con le dovute eccezioni, ma è capitato molto spesso di veder concludere una gara urlando: wow! Figata pazzesca! rendendomi conto di essermi mangiata più unghie di quanto sarebbe stato opportuno fare, tanto nelle occasioni in cui le vittorie sono andate all'uno quanto all'altro team. Spesso a caldo, ovviamente, se non vince il team che fa battere il tuo cuoricino, ti viene voglia di mandare tutto al diavolo, inveire contro la giornata maledetta e ipotizzare che dietro ci sia quache sorta di malasorte (o complotto ordito dai piani alti, a seconda di chi sia il team del cuoricino). La verità è che una volta che vengono sbolliti i primi fumi, se si fa un po' mente locale, ci si rende conto che sono proprio come questi i mondiali che meritano la pena essere visti e vissuti.
In sostanza, io sarei assolutamente favorevole a sollevare una grande ola popolare in favor di questa stagione appena trascorsa. Nonostante i suoi inizi, là dove la Ferrari minacciava di portare avanti con strapotere l'intera stagione. Nonostante la Mercedes abbia impiegato un po' troppo tempo ad ingranare veramente, lasciando quasi credere che quest'anno non ci fosse pane per i loro denti. Nonostante la Ferrari abbia dimostrato di essere stanchina molto prima della fine della stagione non riuscendo più a tenere il passo. Nonostante i colpi gobbi del mercato piloti.
Vi ho mai parlato della mia teoria secondo la quale in Formula 1 le stagioni sono buone ad anni alterni?
Il 2018, per esempio, ha mantenuto perfettamente le promesse.

2017: Hamilton la porta a casa con tre gare di vantaggio ma la noia aveva già preso il sopravvento molto prima di metà stagione. A Singapore si è semplicemente arresa.
2016: Hamilton e Rosberg danno il loro meglio. Una stagione combattuta sul filo del rasoio, con vittoria di Rosberg all'ultimo giro dell'ultima gara. 
2015: Hamilton batte tutti, Rosberg non ci prova neanche. 
2014: vittoria di Hamilton all'ultima gara.  Rosberg, poverino, ci aveva davvero creduto. La vettura gli ha remato contro all'ultimo minuto. Forse il team gli ha remato contro all'ultimo minuto. Qualcuno pensa di risparmiargli l'umiliazione finale ma lui insiste per andare fino alla fine della gara e abbracciare Hamilton prima della salita sul podio. Momenti intensi come intensa e al fulmicotone si è resa l'intera stagione dopo i primi screzi iniziali. I due best friend ever che iniziano a lanciarsi cappellini, fanno pace a bordo piscina ma nulla tornerà mai com'era prima.
2013: Vettel vince le ultime 7 gare della stagione ed altre 4 sparse qua e là. Avremmo potuto morire di noia molto prima ma abbiamo finto di reggere il colpo solo per vedere la Mercedes superare la Ferrari nel campionato costruttori. 
2012: Riassumerei la stagione con: gran premio del Brasile 2012. Probabilmente non occorra che dica altro.  
2011: Sì ok, vince Vettel ma senza reali antagonisti. Pure Webber è ancora troppo depresso dalla stagione precedente per provarci. Secondo in classifica iridata è Jenson Button con 122 punti di differenza. 
2010: A gran sorpresa trionfa un Vettel che nessuno aspettava all'esito di una gara memorabile in cui Alonso ha giocato al gatto e al topo con Webber perdendo di vista il terzo incomodo che è andato a vincere. Una delle mia autocitazioni preferite della stagione è ancora "Giro 54. Mia madre mi intima di non mangiarmi le unghie" direttamente dal GP di Abu Dhabi.
2009: Trionfo Brawn GP, falliti un minuto dopo, in mezzo ad un panorama di tristezza e desolazione. Persino Button a metà stagione pareva aver perso di vista l'obiettivo. L'unico che non è riuscito in ogni caso a portare a casa la pagnotta è Barrichello
2008: Trionfo di Massa... oh no. That was Glock. Ok, vittoria di Hamilton
2007: l'eccezione che conferma la regola? Vice Alonso, vice Hamilton, ma Hamilton chi? Allora vince Alonso, o tu guarda, cos'era quell'ombra lì? La scia di Raikkonen di rosso vestito che beffa in un sol boccone il neo bicampione del mondo, eroe dei due mondi, miglior pilota degli ultimi 150 anni, e l'enfant prodige appena sbarcato al box McLaren solo per far abbassare la cresta a quello che non lo ha d'oro (il volante) ma ancora ci crede parecchio.

martedì 25 dicembre 2018

Off Season - photoshop a casaccio

Adoro l'idea di allietare questi nostri giorni di festa con qualcosa di talmente brutto ma talmente brutto da fare il giro e diventare imperdibile. Oserei dire "il fascino del trash"
Inevitabilmente sto parlando della copertina che non saprei neanche bene come descrivervi. 
L'interrogativo posto in calce a tanta opera d'arte è la seguente: Vi piacerebbe? Ovvero: Hamilton in Ferrari, potrebbe essere uno scenario interessante? Ma su questo magari torniamo tra qualche attimo.
Le mie domande sono quelle che veramente non mi faranno staccare gli occhi dallo scatto fino a quando (ovvero mai) non sarà possibile arrivare alla verità: hanno piazzato la testa di Hamilton sul corpo di Vettel o hanno preso una foto di Hamilton e cambiato texture alla tuta? 
In questa foto c'è decisamente qualcosa che mi turba. 
Giunto a modificare la testa / cappellino chiaramente ha scoperto di non avere abbastanza tempo e l'ha buttata un po' in caciara. Anche in zona spalle c'è qualcosa che non mi quadra, il dettaglio delle mani però è semplicemente perfetto. 
Hamilton in Ferrari in chiave 2021. Seriamente?
La prima domanda sorge spontanea: ma cosa vi ha fatto di male Hamilton nella vita per meritarsi questo?
Ma ipotizziamo pure che la Ferrari sia un team degno di nota al quale un pilota potrebbe essere interessato per andare a vincere dei titoli mondiali.
Nel 2021 Hamilton proverrebbe comunque dal team che gli ha permesso di vincere, nella migliore delle ipotesi, quattro titoli mondiali, avrebbe 36 anni, un certo gruzzoletto di soddisfazioni personali alla spalle ed una vita davanti. Avrebbe davvero bisogno di andare stazionare in Ferrari un paio di stagioni? E a far cosa? Ottener più di quello che ha già ottenuto in Mercedes? Prenderla come sfida personale e, dopo aver visto andar via sbattendo la porta Raikkonen, Massa, Alonso, Vettel e nuovamente Raikkonen, dimostrare al mondo di essere in grado di fare la differenza?
Possiamo anche ipotizzare uno scenario differente: un team Ferrari disposto a pagare tutto l'oro del mondo pur di portare in squadra qualcuno che possa dare il via ad una nuova era, qualcuno che, una volta che avranno rinnegato Vettel come hanno rinnegato Alonso, possa permettere al team di rinascere dalle proprie ceneri e favorisca uno sviluppo della vettura un filo più costante durante tutto il corso della stagione. Per quale ragione questo pilota dovrebbe essere proprio lui?
Dal punto di vista del team: anche dal punto di vista dell'immagine non gioverebbe ammettere di non essere riusciti a vincere semplicemente perchè non si era lui. Sarebbe certamente una buona idea investire sul futuro ma non guardando al passato. E non andando nel giardino del vicino a cercare l'erba più verde.
Dal punto di vista del pilota:  non sarò un tipo molto intuitivo ma non mi sembra che Hamilton porti con se quella generosità tale da decidere donare due anni della propria esistenza per una buona causa. Cioè, per questa buona causa. Considerando che, visti i suoi incassi attuali, probabilmente non esiste al mondo una cifra di denaro così alta da poter orientare le sue decisioni.
Posso immaginare che oggi, vedendo un Hamilton vincere anche l'impossibile, al tifoso ferrarista possa anche incominciare a venire un filo di acquolina in bocca e possa iniziare a domandarsi come sarebbero potute andare le cose se... 
Non mi preoccupa tanto il fatto che il tifoso ferrarista abbia trascorso il 75% degli ultimi 10 anni ad inveire contro Hamilton, inventando i peggiori epiteti e scovando ragioni sempre più misteriose celate dietro alle immeritate vittorie, alle irrispettose conquiste e ai traguardi ottenuti solo di fortuna. Anche Vettel se ne è sentite dire di tutti i colori quando soffiava mondiali ad Alonso. Oggi è l'idolo delle masse ma è un attimo finire come quell'egoista, sbruffone arrogante di Alonso reietto in McLaren per non aver saputo lavorare insieme al dream team. 
Sono però praticamente certa che quel treno per Hamilton sia partito da un pezzo. E' cresciuto in area Mercedes, sceso in pista per la prima volta con una McLaren-Mercedes, ha trovato addirittura maggiore fortuna quando ha deciso di allontanarsi dalla McLaren in favore di una sola Mercedes in via di sviluppo. Si può dire che sia nato, vissuto e cresciuto tra le braccia degli unici veri antagonisti della Ferrari dai tempi di Hakkinen in poi.
Al di là dell'allettante sfida artistica affrontata da chi ha concepito / progettato e realizzato la copertina, ci può essere davvero qualcosa di più concreto al di sotto?

lunedì 24 dicembre 2018

Off Season - il ritorno di Kubica

Sicuramente da queste parti non ho ancora trattato il notizione dell'anno, l'annuncio tanto atteso, la riconferma tanto bravamata da grandi e piccini. Il ritorno in pista di Robert Kubica
Se c'è una cosa sulla quale non avrei mai scommesso nella vita è proprio questa! Su queste pagine ne ho già parlato diverse volte, si tratta di un tema che ha incominciato a scaldarmi lo spirito molto prima che ci fossero pagine sulle quali parlarne e la discussione era limitata a qualche zona commenti di qualche blog di bassa lega. 
O meglio, il blog di bassa lega tecnicamente è il mio. Da utente preferisco di gran lunga leggere qualcosa di più simile a quello che faccio io piuttosto che qualche pseudo testata giornalistica, rilancia notizie già vecchie senza appurarne le fonti per una lotta all'ultimo click.
Tornando all'argomento principale. 
Sul ritorno di Kubica in Formula 1 non avrei mai scommesso. 
All'inizio per una questione di pessimismo cosmico. Le condizioni erano decisamente precarie per poter sperare in un recupero degno di nota. 
In un secondo momento le cose sono addirittura andate a peggiorare. Si parlava di uno scivolone sul ghiaccio nella sua villa in toscana o, se la memoria non mi abbandona proprio in questo momento, qualcosa di questo genere. Insomma, invece che aggiustarsi andava a peggiorare. 
Con gli anni ha ripreso a guidare in qualche serie minore e le voci di un possibile ritorno in formula 1 hanno incominciato a farsi sempre più insistenti. 
Gli anni passavano e più lui invecchiava meno la concreta possibilità diventava plausibile. Io, nel frattempo, in parte ero anche riemersa dal pessimismo cosmico ma ero riprecipitata nella più semplice accettazione del tempo che passa. 
Insomma, vedendolo riemergere delle tenebre dei primi postumi dell'incidente avevo accantonato quel "non ce la farà mai" per vederlo però mutato, in men che non si dica, in un "perchè dovrebbe farcela?", ha davvero un senso che ce la faccia?
Da un lato io posso anche capire la sua soddisfazione personale: ha tenuto la testa alta, non si è fatto sconfiggere dalla malattia e, nonostante tutto, è tornato a sostenere prestazioni fisiche di altissimo livello facendo, probabilmente, il doppio della fatica che fanno gli altri non avendo, è bene ricordarlo, 100% della capacità fisica. Ci sono momenti che per un unghia spezzata mi sono chiusa in un angolo e ho pensato di non voler uscire mai più. Non oso neanche immaginare che forza d'animo ci possa volere per rimettersi in piedi dopo un incidente come il suo ma... al netto di tutte queste valutazioni... 
Ha davvero un senso che ce la faccia? 
34 anni all'anagrafe, una manciata di stagioni all'attivo disputate, tra il 2006 e il 2010, senza destare particolare scalpore, se non per un paio di incidenti spettacolari dai quali è uscito miracolosamente illeso. Una vittoria, in Canada, là dove persino Alesì una volta è riuscito a vincere una gara, qualche podio. Di certo non è quella che possiamo chiamare una carriera ben solida e strutturata. 
Dopo la riabilitazione ha affrontato qualche deludentissima avventura in serie minori per poi ripiombare nel fantasmagorico mondo della Formula 1 conteso tra Williams e Renault. Conteso nel senso che tutti lo vogliono e nessuno se lo prende, a difendere i suoi interessi Nico Rosberg manager improvvisato dagli altrettanto deludentissimi risultati.
Il 22 novembre 2018 la Williams ha annunciato il ritorno di Kubica quale pilota titolare per il 2019. 
E torno qui alla valutazione precedente: al netto delle soddisfazioni personali, cosa spera di ottenere nel 2019 in Williams? Per opportuna memoria, inserirei a questo punto del discorso un piccolo riferimento al fatto che con i suoi BEN 7 punti all'attivo è stato il team ppiù deludente della scorsa stagione. Meno punti della defunta Force India. Meno punti della Force India rinata dopo le note vicende di mercato. Meno punti di Alonso in McLaren. Pur essendo motorizzata Mercedes
Quali obiettivi ha speranza di poter raggiungere il prossimo anno? Tornare a vincere? Tornare sul podio? Provare a stare qualche volta in zona punti? Tutto questo è concretamente prevedibile?
Al netto delle soddisfazioni personali del pilota, cosa pensa di ottenere la Williams mettendo Kubica al volante di una loro monoposto? L'attenzione mediatica del buon samaritano per aver lasciato spazio al caso umano? I soldi lanciati a pioggia dagli sponsor? E per quanto tempo può andare avanti un progetto di questo genere?
I suoi soldi possono davvero essere considerevolmente superiori a quelli che avrebbe potuto portare una qualunque nuova emersa dalle serie minori? Possono davvero essere considerevolmente superiori a quelli che si sarebbero potuti portare dietro un Ocon, un Vandoorne o un Hartley? Io non so se voglio vivere in un mondo in cui non c'è abbastanza spazio per un Ocon, sfrattato dalla Force India perchè uno è proprietario del posto e l'altro se lo è fatto regalare dal padre, stando qua ad assistere a questa sorta di esperimento sociale per vedere quanto in alto riusciamo a farlo saltare.

domenica 23 dicembre 2018

- Nominations -

Domani è un altro giorno è l'appuntamento dalla cadenza annuale volta a premiare (con il mio personale riconoscimento) l'eroe della stagione. Colui che ha lasciato il segno, non solo nella storia della massima serie dell'automobilismo, ma anche e soprattutto sulla fiancata di quelli che lo circondano, sui muretti o sui guard rail. Insomma, coloro che hanno lasciato una traccia indelebile del proprio passaggio.
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Per la categoria:

1) Valterri Bottas, sull'orlo di una crisi di panico
2) Daniel Ricciardo, vittima degli eventi
3) Esteban Ocon, rigettato dal sistema
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Per la categoria:



1) McLaren, ctrl+alt+canc
2) Ferrari, in chiave 2019
3) Redbull, tell me what you want, what you really, really want

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  • Piloti già premiati (click sul link per andare alla premiazione):
- per l'anno 2017 - Max Verstappen ... una quotidiana guerra con la razionalità.
- per l'anno 2016 - Lewis Hamilton ... sconfitto nella sua battaglia più dura, quella con l'ego.
- per l'anno 2015 - Fernando Alonso ... un uomo sull'orlo della crisi di nervi.
- per l'anno 2014 - Sebastian Vettel ... dalle stelle alle stalle in nove mesi netti.
- per l'anno 2013 - Mark Webber ... con tutti gli acciacchi di salute suoi e della vettura.
- sempre per l'anno 2012 - Michael Schumacher - premio alla carriera.
- per l'anno 2012 - Romain Grosjean
- per l'anno 2011 - Lewis Hamilton
  • Team già premiati (click sul link per andare alla premiazione):
- per l'anno 2017 - Ferrari ... tu conosci il nome ha creato solo confusione
- per l'anno 2016 - Red Bull ... vorrei ma non posso.
- per l'anno 2015 - Ferrari ... perchè dev'essere davvero davvero difficile trovare sempre qualcosa di cui lamentarsi.
- per l'anno 2014 - Ferrari ... una scuderia allo sbaraglio.
- per l'anno 2013 - McLaren ... sull'orlo di una crisi di nervi.

sabato 22 dicembre 2018

Off Season - Gasly in RedBull

Pare che la RedBull abbia finalmente capito di aver bisogno di una prima e di una seconda guida. E' un concetto che sembra aver sempre faticato ad accettare e spesso lo ha anche osteggiato... ma non saprei davvero cos'altro pensare di questa scelta strategica.
Il team Red Bull è sceso in pista per la prima volta nel 2005. Sulle prime due o tre stagioni, obiettivamente, non è che ci sia molto da dire. Due anni di Coulthard e Klien di cui nessuno ricorda niente se non le mie (pessime) battute su Fresh&Klien, poi l'ingresso di Webber. Un giovane talento ad affiancare una vecchia gloria: sono anni altalenanti andati a concludersi con un sorpasso subito in classifica iridata dai pulcini della Toro Rosso. 
Ad esser maliziosi ci sarebbe da far notare che in Toro Rosso in quell'anno debuttava SebVettel
Le cose hanno incominciato a farsi più serie nel 2009, Seb viene promosso in prima classe accantonando la vecchia gloria. Forse nessuno in quel periodo avrebbe potuto immaginare cosa sarebbe successo negli anni a venire, forse in pochi avevano davvero le capacità di prevedere il futuro. Quel che è certo è che la strategia Red Bull per tentare di lasciare un segno nella storia è stato quella di affiancare al giovane rampollo già in funzione, un nuovo giovane rampollo. Due talenti potenzialmente sulla stessa lunghezza d'onda. 
C'è voluto lo spirito di iniziativa di Vettel per emergere, fare la differenza e portare a casa quel che oggi possiamo dire con certezza che ha conquistato a mani basse in quegli anni. Fosse stato solo per la scelta strategica proveniente dall'alto Vettel e Webber sarebbero rimasti a tirarsi i capelli tra di loro, così come è concretamente successo finchè Vettel non è salito di livello, con tanti ringraziamenti all'inettitudine Ferrari che ci ha messo profondamente del suo per non approfittarsi di questa situazione.
Archiviata anche la pratica Webber avrebbero potuto imparare la lezione, avrebbero potuto affiancare a Vettel qualcuno che lo potesse aiutare concretamente a toccare quota 5... ma la scelta è ricaduta su Ricciardo, che adoro, sia chiaro, ma che nel primo (ed ultimo) anno di affiancamento al neo campione del mondo si è portato a casa tre vittorie in più di lui, per un totale di tre vittorie complessive. Insomma: bel colpo!
Quello che è successo dopo l'abdicazione  di Vettel è un mistero ancora irrisolto. Dalle stelle alle stalle in men che non ci dica, con un Kvyat che viene, un Kvyat che va ed un Verstappen introdotto d'emergenza per colmare una lacuna che, effettivamente, stava incominciando a farsi sentire. Per quante sportellate Kvyat abbia tirato alla Ferrari di Vettel, sicuramente inferiori sono quelle che ha rivolto al compagno di squadra! Intollerabile! Perchè non andare a creare un'altra bella guerra fredda?
Non c'è dubbio che non è questo il motivo della mancata lotta al titolo... ma quanti punti sono stati lasciati per strada mentre i due giocavano a chi l'avesse più lungo?
Quindi, la scelta definitiva. Ricciardo decide di abbandonare la barca che affonda prima che gli bruci completamente la carriera e questi, insospettabilmente firmano questo contrattino estemporaneo ad un Gasly al quale, fino a quel momento, non avevamo fatto davvero attenzione. 
Un anno in mezzo in formula 1, una quarta piazza ed una sfilza di piazzamenti fuori zona punti da far rabbrividire persino Alonso. Posso capire che, effettivamente, l'alternativa fosse Hartley uno che, al pari del compagno di squadra, non ha brillato per arguzia durante tutto il corso della stagione, tra l'altro senza neanche portarsi a casa quella la sopra citata quarta piazza di tutto rispetto, a me però piacerebbe entrare nella mente di quello che ha pensato che fosse possibile sostituire un Ricciardo con un Gasly per capire come si vive da quelle parti.

venerdì 21 dicembre 2018

Off season

Siamogiunti alla fine dell'anno, è tempo trarre tutte le dovute conclusioni. E' tempo di guardarci alle spalle con il famoso "senno del poi". E' tempo di riguardare a tutti quei fatti buffi di cui avremmo dovuto parlare nel corso della stagione... se solo avessimo avuto il tempo per farlo.

 

lunedì 17 dicembre 2018

Abu Dhabi - Gara

Benvenuti ad Abu Dhabi. 
Là dove Ricciardo corre la sua ultima gara in Reb Bull. 
Là dove Raikkonen corre la sua ultima in Ferrari. 
Là dove Leclerc corre la sua ultima in Sauber. 
Là dove Alonso, Ocon, Ericsson, Sirotkin, Hartley e Vandoorne corrono la loro ultima e basta. 
Insomma: eccoci alla summa delle summe dei remi tirati in barca e io non intendo essere da meno cimentandomi nella pubblicazione del resoconto della gara con quasi un mese di ritardo. Non male. Livelli di epicità che non avevo mai toccato prima. 
Tra l'altro, là dove l'unico che si sarebbe dovuto veramente impegnare a portare a casa qualcosa di buono era Bottas, uno che tra una botta di sfiga e un ordine di scuderia non ha portato a casa neanche una vittoria ed è sul punto di perdere definitivamente il terzo posto in classifica iridata. SPOILER: lo perderà. C'è chi è convinto del fatto che Hamilton vorrà aiutare il compagno a conquistarsi questa vittoria per ringraziarlo dei sacrifici in stagione, c'è chi è convinto che Hamilton, quando gli hanno proposto l'idea, abbia risposto "Bottas chi?". In ogni caso: lasciate ogni speranza o voi che entrate. Hamilton non avrebbe potuto aiutare Bottas davanti alla sua incapacità di aiutare sè stesso. 
Ma partiamo dalle basi: sabato in qualifica, sorprendentemente, Hamilton si porta a casa la pole position davanti a Bottas e Vettel. Se per tutto l'anno la gioia per la conquista della pole position è andata a coincidere con il disappunto per un trofeo tanto brutto e ingombrante, con questo nuovo traguardo Hamilton ha dovuto affrontare una sfida ancora più difficile: lo stesso orrido trofeo...ma più grande. Una gomma in scala 1:1 a celebrare il maggior numero di pole in stagione. No, ma... seriamente? Un pneumatico vero e proprio in scala reale uno dove dovrebbe metterselo, in salotto per far accomodare gli amici?
Venne quindi la gara ma, anzi, ancor prima, quel gran genietto di Hamilton, come se volesse accontentare Vanzini e tutti i suoi urletti holliwood!! disseminati nel corso della stagione, un po' di cinema l'ha fatto veramente grazie Will Smith, ospite VIP al box Mercedes. Peccato per quella scocciatura del dover scendere in pista ad un certo punto perchè avrebbero potuto metter su un lungometraggio completo. Tra l'altro par di capire che Hamilton reciti molto meglio della maggior parte degli attori da fiction italiani. 
Gara: allo spegnimento dei semafori Hamilton ipoteca la prima piazza e la porta a casa indisturbato fino alla fine, nonostante sporadici episodi di leading da parte di altri piloti, nulla in cui, purtroppo, si possa credere veramente. Gli altri seguono senza troppi sbattimenti, Verstappen parte male ma riuscirà a recuperare tutto per tempo, Hulkemberg - dopo aver impattato con Grosjean - inizia a capriolettare e finisce appeso a testa in giù attaccato al muro. Prego inserire qua considerazioni a casaccio sull'halo. 
A quanto pare in situazioni di questo genere non c'è nulla di meglio da fare che catapultare l'auto nella giusta posizione per permettere al pilota, fortunatamente uscito illeso da tutta questa manovra, con le sue gambe. Auto rimossa in men che non si dica e la gara può tranquillamente riprendere ... giusto in tempo per permettere ad Raikkonen di accostare la propria vettura al muro, casualmente proprio in coincidenza dell'ingresso del suo box in pit lane, e abbandonare la gara al giro 7. E nonostante il ritiro di Raikkonen, Bottas in pista non riuscirà a portare a casa abbastanza punti per batterlo. Bene. 
Non poteva mancare nella sua gara d'addio il definitivo canto del cigno di Alonso, il team radio supremo con cui salutare il team, il pubblico, i fan, le hater (moi, modestement). Davanti all'incoraggiamento portato avanti dal suo tecnico, convinto che ci possa essere ancora qualcosa da fare per entrare in zona punti, la risposta non si lascia attendere: "io di punti ne ho già 1800!!". Remi in barca. Remi in barca.
Molti (troppi?) giri dopo, la gara finalmente giunge al termine e finalmente siamo nuovamente tutti amici. Finalmente è tempo dei grandi cerimoniali, delle parole di cirstanza, holliwood! come direbbe Vanzini. Hamilton e Vettel improvvisano una parata d'onore per Alonso, finalmente libero da questa schiavitù, lo accompagnano durante tutto il giro di pista finale e lo invitano a piroettare insieme a loro davanti agli spalti. Poche parle di circostanza davanti al microfono di David Coulthard che quasi vorrebbe tirare una cartellata sulla testa di Hamilton per averlo costretto a questa intervista estemporanea e siamo tutti pronti a tornarcene a casa. 
Ovviamente non prima della conferenza stampa, regina incontrastata dei remi in barca stagionale, là dove abbiamo toccato punto che neanche nelle peggior fanfiction di whatpad, e della nuova passeggiatina di Vettel per i box Mercedes. Questa faccenda sta diventando un'abitudine: deve dirci qualcosa?
Statisticoni a casaccio di fine mondiale: 
- Hamilton tocca 408 punti in stagione, nuovo record per un pilota nella storia del mondiale;
- per la prima volta, tutti i piloti che hanno iniziato la stagione l'hanno portata a termine correttamente. La maggior parte di loro per l'ultima volta, ma questa è un'altra questione

venerdì 23 novembre 2018

Brasile 2018 - Gara


Adoro questo clima da remi in barca che si è configurato alla vigilia del gran premio. Un po’ come all’ultimo giorno di scuola, si è presenti perchè è così che deve essere ma cosa cambia ormai? Chi doveva essere bocciato è stato bocciato, chi doveva essere promosso si è già portato a casa i suoi bei voti. E sarebbe anche opportuno far notare che, pur avendo Hamilton già portato a casa il quinto titolo mondiale, in teoria, in ballo c’era ancora il campionato costruttori: ma chi ci credeva più?
Adoro il clima remi in barca con cui tutti quanti sono arrivati in pista. E non parlo solo della barba sfatta di Vettel o delle solite acconciature disinvolte di Hamilton. Parlo anche dei piani alti pronti ad assistere a quello che sarebbe successo in pista con i pop corn in mano e i piedi sulla scrivania. Che poi è un po’ quello che deve essere successo sabato, mentre in pista accadeva di tutto e non gli è capitato neanche per sbaglio di voler mettere sotto investigazione qualcuno. Ma perchè farlo? A quale scopo? Ma la scuola non è finita?
Si da il caso che fregandosene di questo e di quello sono finiti a fregarsene del “fraintendimento” tra Hamilton e Sirotkin che poi, voglio dire, dall’inizio della stagione qualcuno ha davvero mai visto in faccia Sirotkin? Ma chi è? Che cosa vuole? Cosa ci fa a quelle parti? E come si è permesso di tentare un sorpasso sul neo-campione del mondo?
Le cose vanno così: Sirotkin tenta il sorpasso, Hamilton guidava ad occhi chiusi e neanche l’ha visto arrivare, per poco non gli finisce dentro, all’ultimo si vedono, si scartano, ed ognuno riprende la propria strada. I commissari sonnecchiano con la panza ormai piena di cibo spazzatura e avremmo potuto tirare liscio così fino alla fine se non si fosse alzata la grande indignazione rossa.
Che poi, il problema non è neanche il fatto che sia ingiusto che nessuno abbia punito Hamilton. Il fatto è che nel lontano ‘32 quanto una simile azione è capitata a Vettel, lui sì che fu punito. Che non era giusto, per l’amor del cielo, perchè Vettel non fa mai qualcosa di sbagliato, sono gli altri che si accaniscono e complottano contro di lui, però - sportivamente - se fu punto ingiustamente lui deve essere punito ingiustamente anche Lewis. Il concetto mi pare chiaro.
Ma cosa glielo vai a dire a quelli che nel frattempo sono arrivati alla seconda birra?
Visti i presupposti anche Vettel pensa di farla franca dando i numeri in pit lane.
Le cose vanno più o meno così: siamo nella seconda fase di qualifiche, rientrando ai box viene fermato per un controllo. I soliti controlli fuffa per cui un milione di volte, pure io che non capisco niente, mi sono domandata se non ci fosse un momento migliore, un momento con un po’ meno cronometro sulle spalle a metterti ansia, per poterli fare. In ogni caso quello sembrava il momento ineludibile. Vettel non la prende benissimo, prende in pieno un birillo, incomincia ad inveire contro i tecnici che, a suo dire, si muovono troppo lentamente, gesticola come un dannato, pare si sia rifiutato di spegnere la vettura quando gli hanno chiesto di farlo, quindi riparte sgommando, rompendo la bilancia sulla quale era posizionato e rendendo vana la pesatura (non avendo spento il motore, la macchina oscillava e l’operazione non è andata a buon fine).Tornerà a casa con 25mila euro di sanzione. Bruscolini. 
Ma solo per ripagare la bilancia rotta: anche lui graziato dal buonismo brasiliano. 
Arriviamo quindi alla fine delle qualifiche: il pole, neanche a dirlo Lewis Hamilton che partirà accanto a SebVettel. Grande ospite d'onore Felipe Massa, pronto a consegnare l'orrido trofeo nelle mani di colui che 10 anni fa, proprio da quelle parti, gli portò sempre il signo di diventare campione del mondo. No, non hanno premiato Glock
Arriva quindi la domenica e con lo stesso atteggiamento da remi in barca si apprestano tutti a prendere parte alla penultima gara della stagione. Tutti tranne Verstappen che, come da tradizione, si risveglia incarognito e scalpitante alle ultime tre gare della stagione. 
In qualifica si era piazzato solo quinto ma le cose giocano preso a suo vantaggio. 
Prima di tutto c'è Vettel che, a bordo della sua Ferrari, dimostrerà al mondo quanto tengono al campionato piloti: neanche per sbaglio! La colpa pare essere data al solito sensorino, aggeggino, malfunzionamento, chi può dirlo di cosa stanno parlano. Insomma, lui non va, o è la sua vettura a non andare. Il colpo di grazia comunque arriva quando Arrivabene dal muretto gli ordina di far passare Raikkonen nella speranza che almeno lui possa portare a casa qualcosa di buono. 
C'è chi ipotizza che stesse solo indicando l'errore fatto in prospettiva 2019. Il risultato comunque non cambia. Vettel chiuderà la gara in sesta piazza, Raikkonen sul podio. 
In secondo luogo c'è Hamilton, ancora brillo per il titolo mondiale. Da quelle parti vuole starci ancora per un po' ma non si è ammazzato di lavoro per portare a casa il risultato. 
In terzo luogo c'è Ocon. E qua iniziamo a parlare di cose belle. 
Potrebbe essere il casus belli della stagione ma, dal mio punto di vista, è solo uno dei motivi in più per cui adoro San Paolo del Brasile. Io non so, di preciso, se sia per colpa dell'acqua che esce dai rubinetti da quelle parti o una conseguenza dell'inquinamento. In Brasile storicamente c'è sempre stato qualcosa che ha annebbiato anche le menti più brillanti. Non facciamo finta di niente. 
A questo giro c'è Ocon, ad un passo dall'essere appiedato, che di punto in bianco decide di sdoppiarsi da quel maledetto Verstappen che gli è passato davanti all'ombra delle bandiere blu. 
Sdoppiarsi, per la cronaca, è un'azione assolutamente legittima. 
Forse Verstappen viene colto di sorpresa, non se lo aspetta, sta andando a vincere la gara, la seconda di seguito tra l'altro, ed il suo ego non ci vede più dalla fame. Forse stringe troppo nel riprendersi la posizione, forse ci mette troppa arroganza, forse Ocon avrebbe dovuto subire fin dall'inizio e far anche finta di non essere in gara visto che, di fatto, era solo soletto a zonzo per il circuito. 
Di fatto i due finiscono al contatto.
Di fatto Verstappen non la prende bene. 
Dai fatto, mentre Verstappen piroetta, Hamilton torna a prendere la testa della gara e Ocon guida una Force India motorizzata Mercedes. 
Niente di grave per Verstappen che concluederà comunque in seconda posizione. 10 secondi di penalità per Ocon che, in ogni caso, già si trovava in una posizione irrilevante della griglia. 
La parte veramente più bella e interessante arriva dopo la bandiera a scacchi, là dove Verstappen già fa scintille. Minaccia di andare a prendere Ocon una volta sceso dalla vettura...
... e così è stato. D'altro canto suo padre giusto un annetto fa arrestato per rissa in una discoteca olenadese. Sono tutti buoni esempi che formano la crescita. 
Andando a rallentatore le cose sono andate così. 
Bandiera a scacchi, le tre prime vetture vanno a parcheggiare al posto d'onore, là dove Di Resta è già pronto a partire con le interviste. Verstappen si precipita al microfono per dire le solite due frasi di circostanza e, vista l'occasione, a nessuno dispiace più di tanto che sia stato alterato l'ordine delle interviste. Poco più in là Lewis ha almeno un paio di grossi problemi che lo attanagliano: i capelli in disordine che non sa più come camuffare prima che qualcuno gli porti un cappello, e la distruzione totale delle barriere che dovrebbero dividere la zona interviste dai meccanici saltellanti e baldanzosi. Hamilton salta sulla folla, anche il titolo costruttori è nelle loro mani... ma precipita a terra. Momenti epici, ma mai quanto quelli che devono ancora arrivare. 
Capiamo in fretta perchè Verstappen, una volta tolto il casco si era precipitato a sbrigare tutte le formalità: doveva allontanarsi in fretta e raggiungere Ocon. Tra l'altro è proprio quello che aveva annunciato poco prima in team radio: l'azione è persino premeditata. 
Lo insulta, lo spintona, Ocon gli fa capire che è un patetico esaltato ma in francese, che è più fine, altri spintoni, qualcuno dalla FIA interviene per dividerli. Bottas, da dietro, mano al fianco ad ammirare la sceneggiata. Siamo tutti un po' Bottas inside. Tutti e due chiamati nella stanza del Preside. Per essere il penultimo giorno di scuola qui c'è gente che è stata chiamata agli straordinari. 
Verstappen da quel momento farà la vittima: entrerà brontolando nell'anticamera di podio, terrà il muso lungo durante gli inni, si allontanerà con la bottiglia subito dopo aver ritirato il trofeo per non partecipare ai festeggiamenti, ma la lezione del giorno gli è impartita da Hamilton
Uno che una volta di troppo si è visto sfuggire dalle mani il titolo mondiale ma che, da quel momento, se ne è portati a casa altri cinque. Una lezione lanciata così, quasi distrattamente, chiacchierando del più e del meno prima in attesa di salire sul podio. La verità è che sdoppiarsi è lecito. Nessuno deve smaterializzarsi solo perchè ti stai portando a casa la vittoria: te sei l'unico che ha qualcosa da perdere e sei te che devi prestare maggiore attenzione senza pretendere niente dagli altri. Amen. Una perla di saggezza da non gli ha lasciato margine di replica.

lunedì 19 novembre 2018

Open Letter to Mr. Liberty Media

Dear Mr. Liberty Media,
Credo che noi due abbiamo ancora qualcosa da dirci. Della serie “un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità” devo dire di aver ben apprezzato che dalla griglia di partenza siano state fatte sparire grid girls/ombrelline/ meteorine e letterine. Apprezzo il gesto e me ne compiaccio: siamo però solo ad un decimo di millesimo dal raggiungimento dell’obiettivo. Vediamo di mettere nero su bianco i punti dai quali potremmo partire per modificare un po’ l’andamento delle cose.
Prima di tutto: se la regola è una regola, non si deve più poter permettere a Monaco di fare un po’ quello che gli pare. La gara del Principato più inutile del mondo, incapace di per sè arrivare primo neanche nel campionato dei paesi più piccoli del mondo: è secondo dopo Città del Vaticano, come un Heildfeld qualunque.
Non esistono i sorpassi, in gara entra sistematicamente almeno una Safety Car, tombini volanti e guard rail al limite del tollerato, in qualifica è un attimo che qualcuno vada a muro vaneggiando i tentativi e le strategie degli altri: già come rendimento di qualifiche e gara lasciano molto a desiderare, se poi, però, devono anche arrivare a dettar legge sugli eventi di contorno possiamo per favore intervenire e bloccare l’onnipotenza del Principe?
Mi sembra interessante aver riconosciuto - all’alba del 2018 - che l’oggettivazione del corpo della donna non è più socialmente tollerabile. Benissimo. Non lo dobbiamo più tollerare in tutto e per tutto: non è che usare poco possa equivalere a non utilizzare!
Secondo punto: rimanendo in tema con i fatti più recenti. Esattamente come conciliamo l’abolizione delle ombrelline con la salita sul podio delle ballerine di samba ancheggianti intorno a tutto ciò che si muoveva - respirava e pensava da quelle parti? Raikkonen in party mode rappresenta esattamente la mia opinione.
Terzo punto: la necessaria mancanza delle ombrelline a sventolare i bollori dei virilissimi piloti sulla griglia di partenza non è che un minimo inizio di quello che dovrebbe essere un processo che porti alla piena parità dei generi anche nel mondo dei motori. Affrontiamo subito lo scoglio più grosso: i piloti.
Diciamo subito che la questione della parità della rappresentazione è un obiettivo che dista milioni di anni luce, da ogni punto di vista. Si pensi anche solo al colore della pelle: Lewis Hamilton è l’unico pilota di colore in griglia. Spesso è forse erroneamente considerato il primo, ma al netto di distinzioni nelle quali non mi voglio infilare in questo momento, non molti sono stati quelli che, come lui, non rientrano nel tipico esemplare maschio-bianco-caucasico.
Non c’è bisogno neanche delle dita di una mano per contare le donne che sono entrate ufficialmente nel magico mondo della Formula 1: il numero esatto è ZERO. Zero come il nulla di fatto, il nulla cosmico, l’anticamera di quello che sarebbe potuto essere e non sarà mai, quantomeno negli ultimi 40 anni. In tempi più recenti, per quanto sia capitato, raramente per l’amor del cielo, che qualche donna abbia avuto l’onore e l’onere di essere nominata terzo pilota / test driver o qualche categoria affine, di certo nessuna di loro è stata fatta scendere in pista al momento del bisogno. Penso anche ad esempi : Susie Wolff, Carmen Jorda, Maria De Villota. Negli ultimi mesi la Sauber ha ufficializzato il nome di Tatiana Calderon quale terzo pilota… peccato che per il 2019 abbiano comunque assoldato Giovinazzi e Raikkonnen.
Pensiamo anche alla Formula E: al momento del suo debutto magicamente delle donne in griglia di partenza erano presenti. C’è chi gridò al miracolo e chi sperò che quell’esempio potesse lasciare il segno anche nelle categorie più alte. La verità è che la Formula E, al suo debutto, sembrava una seria presa in giro: avevano raccolto un po’ di ex piloti caduti in disgrazia, si erano improvvisati un campionato da una decina di gare e avevano infilato tutta questa gente su autoscontri elettrici incapaci di arrivare al traguardo. A pochi anni di distanza anche alla Formula E hanno iniziato a riconoscere un proprio posto nel mondo... e che fine hanno fatto le donne in griglia di partenza? Sparite, evaporate! 
Quarto punto: scendiamo dalla vettura e guardiamoci un po' intorno. Da qualche anno a questa parte non possiamo assolutamente prescindere dall'intervista a caldo subito dopo la discesa dalla vettura, prima era sul podio, oggi poco prima, questo ai nostri fini effettivamente poco importa: quante volte l'intervista è stata tenuta da una donna? Zero assoluto. Spesso si tratta di ex piloti e, tornando al punto di prima, lì pare ovvio che ci sia un uomo, anche se non sempre si tratta di ex piloti / tecnici di Formula 1 ma facciamo finta di niente. Ancor più spesso, però, si tratta di ex piloti imprestati alla telecronaca, quindi giornalisti e allora me lo dovete spiegare com'è che non si sia mai trovata una donna in grado di assumere il ruolo. Penso anche alle occasioni in cui, addirittura, al microfono era presente un attore o un altra celebrità. Secondo quale principio Patrick Stewart andava bene ma Nicole Kidman non ha avuto niente di meglio di un MEME con Raikkonen che se ne batte le palle dopo averle stretto la mano?
Quinto punto: restiamo in zona podio. Il team che vince il gran premio deve mandare un proprio rappresentante per portare a casa il trofeo costruttori. Abbiamo capito che donne non ce ne sono al volante, abbiamo capito che donne non ce ne sono al microfono, quante donne provengono da dietro al muretto? L'ultima di cui ho memoria risale al 2015.