martedì 16 aprile 2019

Cina 2019 - Gara

Sarebbe potuta essere una gara molto molto noiosa alla quale assistere se non fossimo rimasti tutti imbambolati alle mille e una strategia folle della Ferrari per mandare in pappa la gara dei propri piloti.  Credo che dietro a tutto ciò ci sia una certa tecnica, uno studio approfondito: insomma, certe cose non si improvvisano mica!
BOT - HAM - VET - LEC - VER
La prima fila Mercedes era piuttosto chiara che si sarebbe risolta in fretta. Hamilton sembra aver imparato da tempo come non autoeliminarsi in coppia alla prima curva quindi, tutto sommato, da quelle parti le cose non destavano più di tanto l'interesse della massa. 
Dalla seconda fila in poi lo scenario si è fatto decisamente molto più interessante. Vettel avrebbe dovuto risollevare le sorti della sua stagione dopo le gare d'esordio, Leclerc era alla ricerca della sua rivincita, Verstappen era ancora incavolato con Vettel dallo sgarbo del giorno prima... e certe cose non le si possono lasciar andare così facilmente. 
In realtà Verstappen incomincia a piroettare su se stesso ancora prima di concludere il giro di ricognizione e il padre, dal box, ha iniziato a quel punto ad annotarsi le ragioni per le quali il figlio sarebbe dovuto andare a letto senza cena anche quella sera. 
In partenza Hamilton scuote in poco le treccine e fa la magia: conquista la prima posizione e non la molla più fino alla bandiera a scacchi. 
Hamilton meglio di Bottas. Leclerc meglio di Vettel
Ed è subito VSC grazie a Kviat che sbatte fuori pista prima Sainz e poi Norris. Un giro per togliere di mezzo tutti i detriti e drive throught per lui, giusto per ricordargli da dove viene e dove è destinato a ritornare. 
All'undicesimo giro team radio di Leclerc: deve far passare Vettel, che dall'inizio lo tampona senza riuscire a superarlo, per tentare l'assalto alle Mercedes. I toni non sono affatto dei più distesi che si possano immaginare. 
HAM - BOT - VET - LEC - VER
All'improvviso la strategia rivoluzionaria made in RedBull: Verstappen tenta il tutto e per tutto giocandosi l'undercut sulle Ferrari. Rientra ai box per un cambio gomme anticipato ma in Ferrari giocano di misura. 
Un giro dopo Verstappen viene chiamato anche Vettel: l'undercut non funziona anche se i due giocheranno un po' al sorpasso e controsorpasso. Tra l'altro, un minuto di applausi per Verstappen che riesce a non combinare guai... e neanche Vettel. Di 'sti tempi è proprio il caso di dirlo. 
Due giri dopo Verstappen viene richiamato anche Bottas.
Tre giri dopo Verstappen viene richiamato anche Hamilton peraltro uscendone un filo indispettito dall'essere stato chiamato dopo il compagno di squadra. 
Alla fine, senza fretta, dopo aver preso un caffettino, anche Leclerc viene richiamato a cambiar gomme finendo per perdere anche la posizione su Verstappen
HAM - BOT - VET - VER (deserto dei Tartari) LEC
La ragione che provano a dare a Leclerc per giustificare quella che stava incominciando a prendere la forma di una gara disastrosa è la nuova rivoluzionaria strategia su una sola sosta. Una sola sosta alla quale sarebbe dovuto arrivare facendo la stessa identica gara degli altri (salvo aver cambiato le gomme 4 giri dopo) ma andare in fondo fino alla fine senza più fermarsi. Come se tutti gli altri si fermassero per dare qualcosa da fare anche ai meccanici che altrimenti si annoiano. 
In effetti dopo il secondo giro di pit le cose non vanno male per niente.
HAM - LEC - BOT - VET - VER
Non sarebbero andate male per niente se solo la gara fosse finita un secondo dopo. 
E mentre in Ferrari sono tutti impegnati a lanciare il dado per far decidere alla sorte le prossime mosse da prendere in pista, in Mercedes improvvisano una danza dei pit stop da essere quasi poetica per quanto è stata ad un passo dalla perfezione. 
L'idea di base è molto semplice: come scegliere chi fare entrare per primo senza che l'altro si offenda? Come non rischiare la posizione di Bottas senza che Hamilton possa veder lesa la propria immagine di prima donna della squadra? Facendoli entrare insieme. In pista sono a cinque secondi di differenza, per un cambio gomme non ce ne vogliono più di tre... un giro di Valzer in pit lane. Via uno arriva l'altro. Una magia. Un numero di prestigiazione. 
Il dado è tratto. 
La strategia di Leclerc in pochissimo tempo si rivela fallimentare, da prima un gioco di sorpassi e controsorpassi con Bottas, poi una perdita definitiva, con Vettel praticamente accosta per farlo passare, ma solo a quel punto dal box lo chiamano per cambiare gomme. 
HAM - BOT - VET - VER - LEC
Les jeux sont faits

domenica 14 aprile 2019

Scrapbook - page 7 -

continuous (page 6)
In Bahrain non è finita finchè non è finita.
Non sono bastati bandiera a scacchi, fuochi d'artificio e tutto il can can pre e post podio a porre fine al week end del Bahrain che ha continuato a vivere ed intasare le nostre timeline grazie alla nuova, meravigliosa ed inaspettata sessione di test stagionali ad cazzum!Quindi, a meno di 48 ore di distanza, nuovamente tutti in pista... tutti tutti... ed anche qualche caso umano in più.
Giusto per non farci mancare niente.
Perchè non approfittare di questo test improvvisato di inizio stagione per far percorrere ai propri piloti qualche chilometro in più per familiarizzare con la vettura e migliorare il proprio rendimento in pista? Perchè c'è un caso umano che bussa alla porta! 
Dicasi caso umano il soggetto dotato di un particolare CV personale o professionale alle spalle tale da portarlo, a prescindere da quello che nella propria vita possa dire / fare / baciare / lettera / testamento ad essere osservato con un occhio di riguardo. Applicando questo concetto al mondo della formula 1, non possono che essere additati come casi umani of the day, Mick Schumacher (debuttante con la sua bella tutina rosso ferrari) e Fernando Alonso (che non ce la può fare a darsi pace). 
Il fenomeno Mick Schumacher lo trovo piuttosto interessante. Chiunque in quella posizione credo che marcerebbe a chilometri di distanza dal luogo dove il padre ha avuto modo di affermarsi come il migliore di tutti i tempi. Il confronto sarà sempre inevitabile ed eguagliarne i risultati resterà difficilmente raggiungibile. Da un altro punto di vista però lo si comprende anche: ti chiami Schumacher, che cosa vorrai mai fare nella vita se non guidare? Solo che il cognome funge da biglietto da visita e il test del DNA è una lettera di raccomandazione in piena regola. 
Fermi tutti: non voglio assolutamente dire che Mick non meriti di essere lì in questo momento. E' altamente probabile che guidi meglio del 96% dei suoi coetanei, è stato piazzato su un kart ancor prima di imparare a sillabare e non ha avuto un maestro qualunque. Chiamatela eredità, chiamatela genetica, chiamatela predisposizione, Mick Schumacher porta dentro di sè qualcosa in più di quello che può vantare chiunque di noi abbia imparato a guidare con proprio padre. Peraltro: la megalomania del padre che da al figlio il diminutivo del proprio nome è già stata fatta notare?
Detto questo, sono altrettanto certa che far debuttare Mick Schumacher abbia dato più all'immagine del cavallino rampante che al suo sviluppo. Visto quello che era appena andato in scena io avrei aspettato un attimo prima di fare sto teatrino, ma sono scelte.  Peraltro nel secondo giorno di test Mick ha testato l'Alfa Romeo Sauber, iniziativa che, viste le condizioni in cui versa Giovinazzi, ritengo ancor più opinabile. 
Poi c'è Alonso, tornato a guidare la sua McLaren giusto per non dare la sensazione di essere uno di quei vecchi attaccati alla poltrona incapaci di dare spazio alle nuove generazioni. Avrà forse colto che quest'anno la McLaren va un po' meno peggio degli anni scorsi, avrà forse colto che senza di lui la McLaren va un po' meno peggio degli anni scorsi. Avrà forse capito che vah che sto' LandoNorris non è mica male ed è tornato a marcare il territorio. Comunque, state tutti tranquilli, ha rassicurato i suoi fan confermando che non è sua intenzione tornare al volante di una McLaren finchè questa non tornerà a vincere una gara. Certo, perchè se la McLaren dovesse tornare a vincere ci sarebbe un sacco di spazio per il suo rientro in squadra...e ci crede anche!
Siamo quindi giunti finalmente in Cina, là dove la Ferrari promette di prendersi tutto ciò che gli appartiene... non riuscendo neanche a prendersi dei distacchi dignitosi dalle Mercedes durante le prove libere. Il destino del week end sembra segnato ma c'è ancora qualcuno che spera. 
Nel frattempo: DON'T PANIC. Siamo alla gara n° 1000 di questo pazzo pazzo campionato e, anche se non siamo riusciti ad essere d'accordo sull'esatta numerazione, in fondo in fondo credo che ci sia nell'aria quel tipico friccicorio delle occasioni speciali. Molti caschi dal design dedicato all'occasione, molti eventi e gallerie commemorative, molte statistiche e confronti a casaccio, come se avesse davvero un senso paragonare la Formula 1 di 50 anni fa con quella di oggi. Ma anche questo è il bello della festa. Il bello della festa è anche il fatto che ad un certo punto si accendono le luci, la si smette di parlare e si inizia a fare sul serio. 
Si inizia a fare sul serio anche promuovendo il processo di beatificazione di San Sebastiano da Maranello, eroe di oggi, di ieri e di domani. Il nobile gesto che ha portato a questo lieto evento è l'aver intravisto dagli specchietti la vettura di Albon in fiamme e i suoi meccanici in difficoltà nelle operazioni di spegnimento invitando i suoi ad andare ad aiutarli. Il video è rimbalzato ovunque, con tanto di sottotitoli e/o traduzioni perchè fosse ben chiaro il team radio di Vettel. Al primo giro ho pensato fosse stato un bel gesto. Al secondo ho apprezzato la sportività. Al terzo e soprattutto dopo aver sentito Vettel incensato in lungo e in largo, elogiato per il suo altruismo, per l'attenzione rivolta alle fasce deboli e per il suo spirito di sacrificio, un forte impeto di rivoluzione è sorto in me: anche meno! Davvero pensiamo che qualcun' altro avrebbe assistito alla scena impassibile? Avrebbe aspettato di veder esplodere la vettura per raccogliere i brandelli come fosse una pentolaccia di carnevale? Non è stata la reazione più naturale ed istintiva che ci si potesse aspettare? Io - magari - rinvierei l'incoronazione in attesa di gesti più eclatanti. 

sabato 13 aprile 2019

Scrapbook: Bahrain - page 6 -


La vernice rosso opaca di della Ferrari 2019 per un solo momento, oltre ad una scelta stilistica, è sembrata essere una vera e propria maledizione. Qualcosa di profetico finito casualmente sul biglietto da visita del cavallino rampante di cui molti, se non tutti, si sono detti piuttosto delusi dopo aver assistito alle prestazioni d'esordio. Più che altro credo siano rimasti tutti piuttosto sbigottiti davanti a quel "non lo so" dato come risposta a Vettel che si interrogava sul perchè la vettura fosse tanto lenta in Australia. 
Giunti in Bahrain sono bastate le sole prove libere per risaltare energicamente sul carro dei vincitori ed è bastata la sola pole di Charles Leclerc per ristabilire che, in fondo, non fosse malaccio neanche lui. 
Peraltro, l'altro giorno mentre perdevo tempo su Twitter, l'ho letto soprannominato Chanteclair che mi sembra una crasi meravigliosa che potrei decidere di adottare per il futuro. Mi dispaice solo non aver salvato il nome dell'autore per rendergli merito. 
Bottas, dopo la vittoria in Australia, è stato eletto a nuovo eroe intergalattico pronto a sconfiggere i propri avversari a colpi di camicie da boscaiolo e barbe incolte, neanche fosse Clark Kent quando ancora viveva a Smallville. A tutta questa simpatica discussione non ci ha creduto per davvero neanche lui ma in fondo è stato bello stare al gioco per un po'. In Bahrain si è qualificato quarto come a voler lasciar giocare gli altri a parlar di cose che a lui non riguardano. In gara non è certo andata meglio, per farlo saliere sul podio c'è voluta la buona volontà della Ferrari e la sua doppia autoeliminazione. Probabilmente Ocon è tornato a sorridere dopo aver sentito il team intervenire per svegliare Bottas perchè evitasse l'umiliazione di non riuscire neanche a guadagnare la posizione dietro ad un Leclerc claudicante.
Hamilton, di ritorno dall'Australia, è finito in Olanda a mangiare quella che, a suo dire, è la pizza più buona del mondo. Da Trieste in giù è partita un'eco di indignazione ma, per cortesia, vediamo di essere un filo più tolleranti! Dopo anni di dieta vegana son bastati due carboidrati per mandargli gli zuccheri al cervello e non capire più niente. In Bahrain ha sfoggiato il sacro potere delle treccine, amuleto indistruttibile di fronte alle avversità della vita. Le prestazioni decisamente più incoraggianti della Ferrari avrebbero potuto destabilizzarlo alla vigilia di GP, ma non si è dato per vinto. Prima di tutto ha impedito che il simpatico compagno di squadra si allargasse troppo, sorpassandolo in malo modo ad inizio gara e facendogli così capire chi è che comanda in squadra. In gara ha fatto tutto il possibile per essere lì, non ha rischiato veramente di vincere fino all'ultimo, ma ci vuole talento anche a stare lì dietro, non farsi sopraffare dagli elementi, e farsi trovare pronto all'attacco nel momento del bisogno. E così è stato. Prima con Vettel poi con Leclerc.
Adorabile il gesto di sportività della sobrietà del festeggiamento. Una corsa per cercare e congratularsi con il nemico appena sceso dalla vettura e qualche parola di incoraggiamento a lui rivolte poco prima di salire sul podio.
Tra l'altro, apriamo parentesi subito sulle parole dette prima di salire sul podio.
Il filmato, l'audio e la sua traduzione hanno fatto in poco tempo il giro del mondo. Tanti colleghi hanno ripreso la notizia appoggiando in pieno le parole di Hamilton che, in sintesi, ha fatto a Leclerc i complimenti per come ha guidato per tutta la gara, rassicurandolo del fatto che sono chiaramente emerse le sue capacità e facendogli bonariamente capire che, se quel giorno il destino gli ha dato contro, sicuramente avrà modo di rifarsi un giorno: hai un lungo futuro davanti. La pietra dello scandalo si è rivelata essere la traduzione made in sky dell'evento, là dove quelle parole si sono trasformate in "diventerai mio nemico in futuro" quasi a voler lasciare il sentore che Hamilton lo volesse incoronare a suo erede o riconoscergli espressamente il ruolo di proprio competitor in pista. Una traduzione talmente falsata e ferraricentrica che è riuscita a far indignare anche i migliori dei ferrarticentrici riuniti. Personalmente la cosa non mi ha sorpreso più di tanto, mi domando solo dove diavolo si fossero cacciati tutti quanti nel momento in cui hanno distrubuito la sportività e mi auguro che possa servire come invito a non prendere per oro colato tutto quello che si sente dire in TV.
Tornando all'esito della gara.
Prima di tutto un pronostico: prima che il mondo Ferrari cadesse in pezzi, prima che uno iniziasse a piroettare, prima che all'altro implodesse la vettura sotto al sedere, in tempi non sospetti, ad inizio gara, ho avuto un'illuminazione. Ho capito esattamente com'è che anche quest'anno la Ferrari arriverà a perdere il mondiale ad un soffio dal traguardo. Leclerc e Vettel, se la vettura riuscirà a mantenere la forma fisica dimostrata in Bahrain, finiranno per giocarsi  il mondiale in pista, non se le manderanno a dire e giungeranno inevitabilmente al contatto nella reciproca speranza di dimostrare all'altro di essere meglio di lui. Una meravigliosa doppia autoeliminazione capace di regalare alla Mercedes il proprio sesto titolo mondiale.
Qualche fila più indietro, altri fatti e fattarelli frizzantini.
C'è Kimi Raikkonen che continua a sprizzare allegria da ogni team radio consapevole che, una volta liquidata la questione Alonso, qualcuno della vecchia guardia deve mantenere alta la bandiera del top team radio of the year. Ed è così che alla domanda com'è l'alettone? La risposta non riesce ad essere più pacata di "non lo so! Me lo devi dire te!"
Qualche parola di chiusura se le merita anche Daniel Ricciardo, uno che è partito decisamente con il piede sbagliato. In Australia moltissimi occhi erano su di lui. Prima gara dopo il divorzio dalla Red Bull, gara di casa, amato da tutti, stimato nel quartiere. Tra l'altro salutava sempre quando ti incontrava per strada. Il vero problema è che, già in partenza, si fa prendere un po' la mano. Prende dei rischi che avrebbe potuto evitare se non avesse voluto dimostrare al mondo di non essere finito tre passi più lontano rispetto all'anno scorso dal titolo mondiale. In questo modo la sua gara è terminata ancor prima di vedere la seconda curva del circuito.
Anche in Bahrain, a prescindere dall'infausta conclusione, qualche perplessità in gara ce la ha lasciata. L'ha lasciata anche al compagno di squadra dopo un contatto in fase di sorpasso, ritrovatosi a domandare alla squadra: come siamo arrivati al contatto? Gli ho lasciato tutto lo spazio disponibile! 

domenica 7 aprile 2019

Bahrain 2019 - Gara


I quindici giorni che hanno preceduto il gran premio del Bahrain sono stati molto interessanti dal punto di vista degli argomenti maggiormente trattati in rete. Da un lato c'è stata la beatificazione di Bottas, in grado per la prima volta di affrontare la gara con un piglio deciso e portarsi a casa la vittoria tanto auspicata fino all'anno scorso. Si ha ancora un po' l'impressione che, nonostante la vittoria, nonostante il nuovo look, nonostante il ritrovato #respect in casa Mercedes, questa sia solo una fase, un caso fortuito, una buona stella che ha brillato per un istante ma che non continuerà (o non verrà fatta continuare) a brillare finchè un cinquevoltecampionedelmondo a caso condividerà con lui il box. Chi può dire come andranno a finire le cose? Forse l'unico davvero svantaggiato da questa situazione è Ocon, panchinato d'eccellenza, che da un insuccesso di Bottas non potrebbe che godere nella speranza di tornare titolare di un team d'eccellenza. 
Dal punto di vista Ferrari gli animi sembrano stare a livello puro sconforto pur dimenticando che Melbourne è sempre stato un circuito poco favorevole al cavallino rampante, nonostante le vittorie degli scorsi due anni... con l'arrivo in Bahrain hanno, infatti, incominciato ad andare immediatamente meglio. Le velocità tornano ad esserci, i piloti reagiscono positivamente, gli animi tornano prepotentemente in alto fino all'esplosione di gioia assoluta sabato in qualifica. 
Può essere che sia stato appreso quell'apparentemente semplice concetto del non gioire prima del tempo e, anche se le prove libere avevano già incominciato a disegnare quello che sarebbe stato il progetto che il destino aveva in serbo per le qualifiche, è stato solo con la conquista dell'intera prima fila da parte della Ferrari che si è scatenato il finimondo.  Il cielo è tornato a dipingersi di rosso, il sottofondo le trombe hanno incominciato a prendere fiato per portare in trionfo la squadra, l'ego si è gonfiato e da lontano una voce ha incominciato ad intonare un motivetto che suonava più o meno così "campioni del mondo! Campioni del mondo!". Un trionfo incontrastato... se non fosse per quel piccolo interrogativo che non era possibile togliere dalla mente: ma non è che Vettel è veramente giunto alla frutta?
La prima fila era lì,rossa e incontrastabile, i distacchi dalle Mercedes (piazzate alle loro spalle) non hanno lasciato pensare neanche per un istante che le cose non sarebbero potute andare così... ma quella pole position di Leclerc un punto di domanda sopra alle nostre teste la ha disegnato. 
Da un lato, ovviamente, la gioia incontrastata per aver trovato il nuovo messia, il nuovo bimbo prodigio, il talento rimasto nascosto fino a questo momento pronto a sbocciare e fiorire per noi. Il nostro salvatore arrivato fino a noi solo per riportare la scuderia al trionfo... forse dimenticando che non più di 15 giorni prima di essersi interrogati con la stessa foga sull'opportunità di averlo promosso anzitempo. Ma queste sono storie del passato: con la pole position del Bahrain il mondo è pronto a salire sul carro del vincitore. Quindi c'è l'altro lato della medaglia: non è che Vettel è definitivamente incapace di reggere il ritmo del più giovane compagno di squadra? Non è che investendo tutto su di lui per la conquista del mondiale si finire per regalare un altro titolo al nemico?
Con tutti questi dubbi ad occupar le nostre meningi è quindi arrivata la domenica con una delle gare più sorprendenti ed emozionanti degli ultimi tempi. Una domenica dove l'ordine di arrivo non ha avuto modo di stabilizzarsi fino alla bandiera a scacchi, peraltro sventolata in maniera magistrale da David Beckham
LEC - VET - HAM - BOT
Allo spegnimento dei semafori LEC fa chiaramente passare VET andando a rallentare HAM in malomodo e favorendo quindi il passaggio di BOT. 
VET -  BOT - LEC - HAM
Bottas tenta fiun da subito di dimostrare che non è la barba a fare la differenza e, per non confermare neanche per sbaglio di essersi davvero meritato la vittoria della precedente gara, in men che non si dica si fa sorpassare senza mezzi termini tanto da Leclerc quanto da Hamilton che, a questo punto della storia, non ha voglia di giocare al compagno di squadra perfetto. 
VET - LEC - HAM - BOT
Nel frattempo nelle retrovie Stroll e Grosjean si autoeliminano tra di loro: finiranno in ultima piazza a lottare contro i moscerini ma nessuna sanzione gli è rivolta dai piani alti. Piani alti che, probabilmente sono decisamente più interessati a gustarsi la gara ed assistere al momento storico in cui Leclerc all'urlo di io sono più veloce di lui si riprende di prepotenza la prima piazza sorpassando Vettel e tutti suoi quattro titoli mondiali. Tutti gli occhi sono su di Vettel... e sulla distacco che prende in tempo 0, mentre Hamilton gli si avvicina pericolosamente. 
LEC - VET - HAM - balle di fieno che rotolano - BOT
Se non fosse per tutto quello che succederà successivamente in pista, credo che noi oggi saremmo tutti qua a commentare il fatto che al box Mercedes abbiano nuovamente cannato drammaticamente la strategia gomme di Hamilton. Una faccenda che alla fine non si è dimostrata neanche particolarmente influente ma deve necessariamente essere letta insieme a tutte le altre strategie gomme cannate negli ultimi tempi e forse impensierire un pochino gli addetti al muretto.
Note di colore di intermezzo: Giovinazzi sbatte fuori Kviat, poi Gorsjean si ritira per altri problemi meccanici. Secondo ritiro in due gare, ci tiene particolarmente a candidarsi già per il mio personale domani è un altro giorno.
Al primo cambio gomme Hamilton è riuscito a portare casa un bel undercut su Vettel... undercut che, alla fine dei conti, non è servito a niente visto che in tre giri netti Vettel lo ha risorpassato con prepotenza. Da un lato Vettel con delle gomme un po' più dure in grado di reggere (c'è chi dice fino alla fine della gara ma non credendoci neanche lui), Hamilton su gomma morbida performante per cinque secondi netti per poi portarlo, inesorabilmente, a perdere tempo come un dannato giusto per non tornare per davvero a ricambiare gomme a tre giri di distanza. 
Quindi: secondo cambio gomma. Vettel resta davanti indisturbato ma, finalmente, Hamilton può dargli battaglia: lo raggiunge e tenta il sorpasso. Combattono come veri campioni del mondo a confronto, sempre perfetti, mai scorretti ma senza risparmiarsene una. Una danza armoniosa andata a concludersi con l'inaspettata piroetta di SebVettel. 
Il replay dell'accaduto è impietoso: nessun contatto tra le vetture, Vettel ha piroettato autonomamente. Ha perso il controllo delle vettura e la posizione in pista. In men che non si dica la sua Ferrari gli imploderà sotto al sedere: scintille e alettoni vaganti. Un terzo rientro ai box, con cambio gomme cambio musetto si rende necessario prima di rientrare in pista in mezzo al traffico per risalire faticosamente la corrente... tutto questo mentre Leclerc solo indisturbato stava portando a casa la gara. 
LEC - HAM - balle su balle di fieno che rotolano - BOT
Cos'è che dicevamo all'inizio? Mai cantare vittoria prima del tempo. Ad undici giri dalla fine anche la Ferrari di Leclerc inizia ad implodere. Il pilota lamenta un guasto al motore, perde tempo ma forse non è tutto perduto. Riesce a riprendere la marcia... ma la riperde poco dopo. I doppiati iniziano a sdoppiarsi e la Mercedes di Hamilton è sempre più vicina. Si avvicina e lo supera. Anche Bottas, invitato a darsi una svegliata per l'occasione, riesce a raggiungerlo e superarlo. 
HAM - BOT - LEC - VER
L'unica cose che riesce a parare la caduta e impedire di precipitare dal podio è la disfatta Renault. Un doppio spegnimento simultaneo delle due vetture, avvenuto peraltro alla stessa curva, che riesce, oltre a buttare alle ortiche un doppio posizionamento iridato, a far entrare in pista la SC giusta al momento giusto da impedire a Verstappen di avvicinarsi troppo e attentare al podio.

lunedì 25 marzo 2019

Scrapbook: Australia - page 5 -

continuous (page4)
Il Week end è partito fin da subito con il primo record inevitabile: landonorris è stato il primo dello schieramento a scendere in pista sabato in qualifica. Ovviamente se non si considera quell'altro record d'aver asfaltato il proprio compagno di squadra alla propria gara d'esordio. Che poi, magari, le cose non andranno avanti così fino alla fine del campionato ma per il momento il confronto è stato impietoso: Sainz fuori in q1, landonorris entrato di diritto in q3. In gara fumata bianca per Sainz che, senza metafore, ha mandato in fumo il motore mentre Norris portava a casa una gara quantomeno dignitosa. 
Parlando di confronti impietosi, le qualifiche sono state uno scenario davvero prolifico. Le RedBull: Gasly 17°, Verstappen 4°. Force India: Stroll 16°, Perez 10°. Alfa Romeo: Giovinazzi 15°, Raikkonen 9°. Credo che ci sia un bel po' materiale sul quale ragionare in vista del campionato appena iniziato.
Commento spassionato sulla gara: se le cose devono andare così fin dal primo appuntamento credo che abbandonerò tutta la questione prima ancora di arrivare a Montecarlo.
Altro commento spassionato: in fin dei conti questo potrebbe essere il preludio a qualcosa di tutt'altro che noioso: bisogna solo capire bene se Verstappen c'è o ci fa.
Terzo commento spassionato sulla gara: ah, però! Sto Bottas si è convinto di essere un Rosberg! E Rosberg, nella propria qualità di Rosberg-titolare, gongola come un pazzo, mangiando gelato disteso sul ponte della sua barca nuova. Perchè lui a Montecarlo c'è già.
Figure e figuracce di giornata:
Hamilton. La strepitosa pole position di cui tutti ancora parlano di Lewis Hamilton in Australia è durata circa 5 metri, dopo di che si è lasciato beffare come un vecchio dal compagno di squadra senza neanche aver capito da che parte sia passato. Arriverà al traguardo in seconda posizione ma con quattro decenni di ritardo sul vincitore.
Decisamente questa non è una di quelle che useremmo definire una "buona partenza" eppure dobbiamo darci pace con almeno un paio di considerazioni: da un lato c'è la consapevolezza che le cattive partenze negli ultimi anni difficilmente gli sono andate a influenzare il resto della stagione, dall'altro la certezza che quella australiana sia per lui decisamente una gara strategicamente maledetta. Otto pole position, sei delle quali consecutive, ma solo due vittorie, cinque seconde posizioni, tre terze piazze e una squalifica per comportamento antisportivo, giusto perchè adesso è facile puntare il ditino contro le verstappate.
Mercedes. La vittoria di Bottas ha fatto lievemente passare in secondo piano il fatto che la gara di Hamilton, falle nella vettura a parte, sia stata mandata definitivamente in pappa da un errore di chiamata ai box per il secondo anno consecutivo. Magari le cose sarebbero andate esattamente nello stesso modo, magari Bottas avrebbe mantenuto la testa della corsa e, da un lato, era pure il momento propizio perchè gliela lasciassero portare a casa, ma non credo sia necessaria una laurea per capire che, piuttosto che copiare una strategia Ferrari, e meglio lasciar improvvisare l'ingegner Cane. Tanto più se si tratta di un piano B messo in scena per tentare di rimediare alla debacle che si stava realizzando davanti ai loro occhi. Improvvisare un cambio gomme anticipato senza avere la certezza che ciò che si andrà a montare potrà reggere fino alla fine della gara. Un errore da pivelli per il quale avrebbero potuto piangere lacrime amare se Lewis non fosse riuscito a tenere al suo posto Verstappen.
Ferrari. Prima o poi dovranno imparare la sana lezione del non cantar vittoria troppo presto, eppure...
L'anno scorso si sono dati per campioni del mondo dopo la vittoria spuntata in Australia, quest'anno hanno addirittura pensato di non ritardare i festeggiamenti ed iniziare direttamente durante i test invernali. La vettura è impeccabile, perfetta sin dal primo giro, veloce come non mai, equilibrata nell'assetto e, soprattutto, Leclerc è il secondo pilota migliore del mondo. Ovviamente perchè Vettel è il primo della classifica, per contratto. E non dimentichiamoci che Arrivabene era la causa di tutti i mali del mondo e con Binotto sì che le cose andranno bene... almeno almeno finchè la sveglia non inizia a suonare e si è costretti a tornare alla realtà.
Carichi come delle trottole sono finalmente scesi in pista e le cose semplicemente non sono andate per il verso giusto. Una terza piazza scampata da Vettel in qualifica, un sorpasso di prepotenza subito da Verstappen in gara... ed è finita lì. Amareggiati e affranti, arresi davanti all'evidenza, pronti a leccarsi le ferite e a promettere che, anche quest'anno la lotta per il campionato è rimandata al prossimo anno.
Come se tutto ciò non bastasse, io aggiungere la ciliegina della brutta figura condita di brutta figura: il primo team order della stagione del tutto immotivato, se non dai cavilli contrattuali.
All'apice di una gara opaca, SebVettel dominava la gara dalla sua quarta posizione. L'unico tentativo di stravolgere le sorti della prestazione è stato quello del rientro anticipato che non ha dato altro frutto se non quello di ridere un po' del box Mercedes che ha pensato bene di imitarli. Sbagliata una strategia, l'altra procedeva allegramente, dopo un cambio gomme al momento giusto con le gomme giuste i suoi ritmi erano decisamente inferiori (o superiori, dipende dal punto di vista) rispetto a quelli di Vettel. In men che non si dica gli ha recuperato i 13 secondi di distacco e gli si è piazzato a meno di un secondo dall'alettone posteriore... poi la sceneggiata definitiva. Leclerc chiede il permesso di superare Vettel, glielo negano, richiude il DRS e si piazza a debita distanza per non infastidire nessuno. Questo perchè loro non hanno assunto un maggiordomo.
Team Orders. Restando in team di Team Orders sospetto che in Mercedes possano avere un problema di controllo del personale. Pietra dello scandalo è Bottas, felice conquistatore della prima vittoria stagionale che, preso dall'euforia del momento, ha deciso che non accontentarsi di quel traguardo ma volere anche il punto in più. Il punto della discordia.
Una delle novità della stagione che maggiormente ha fatto discutere è la decisione di attribuire un punto in più al pilota che si porta a casa il giro veloce della gara. Personalmente sono assolutamente favorevole alla novità, così sarei favorevole ad attribuire punti anche per le qualifiche, almeno al poleman, forse addirittura alla prima fila o ai primi tre. Insomma: ogni traguardo dovrebbe avere un riscontro in classifica iridata, giusto per dare un senso all'intero week end di competizione e non solo al momento finale. Bottas domenica in pista ha chiaramente ammesso di volersi portare a casa tutti i 26 punti a disposizione.
Il segnale lanciato dai box pareva abbastanza chiaro: la sua gara stava già andando abbastanza egregiamente, inutile sforzare la vettura più del necessario per ottenere un punto in più. Tra l'altro, io avrei tenuto anche a mente il numero di gare che in passato ha perso miseramente ad un paio di giri dalla fine per contrattempi imprevisti alla vettura. L'ordine era quello di portare a casa la gara ma lui, incominciando ad alzare decisamente la cresta, a urlato un NO talmente forte in cuffia da far tremare i vetri alle finestre. A Brixworth. Direi che questo atteggiamento potrebbe diventare un problema nel momento in cui il gioco del titolo mondiale entrerà nel vivo e Hamilton inizierà ad essere della partita ma, per questo e molto altro, chiedere di Rosberg
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Statistiche a casaccio p. 1: avrei voluto aprire questo post con una bella statistichetta che, a conti fatti, mi si è rivelata un po' a casaccio... quindi la metto in calce. Avrei voluto dire a Bottas che, in fondo in fondo, vincere la gara inaugurale non ha mai portato bene a nessuno. Poi però ho aperto wikipedia e, valutando gli ultimi 15 anni credo debba altresì tenersi in considerazione Nico Rosberg 2016, Hamilton 2008 e 2015, Vettel 2011, Raikkonen 2007 e Alonso 2006. Mica dobbiamo per forza puntare il dito contro Fisichella 2005. Sei su quindici non è certo una buona media, ma non è neanche una cattiva media. Insomma, è una media inutile, esattamente come questa statistica inutile. Quindi ok.
Statistiche a casaccio p. 2: con quella australiana, Hamilton ha conquistato la sua 84esima pole position: esattamente tante quante quelle di tutti gli altri piloti della griglia messe insieme.

lunedì 18 marzo 2019

Australia 2019 - Gara

@FormulaHumor
Nuovo anno, nuovo campionato. Prima gara della stagione, moltissime novità portate in pista. Una gara che ha lasciato tutti con la bocca aperta per la sua imprevedibilità e, a qualcuno, a lasciato anche un po' di male di vivere, ma di questo magari parleremo in un altro momento. 
Una gara che, certamente, non ci saremmo aspettati e che mi permette finalmente di dire a tutti i cari amici analizzatori di prove libere e test invernali che tutto il loro lavoro non serve a niente. Prove libere e test invernali non servono a niente. O meglio: prove libere e test invernali servono ai team a agli addetti ai lavori ma è inutile cercare di trarre informazioni da quello a cui si assiste in quelle occasioni perchè non è quello che i team e i piloti cercano di dimostrare. 
Ed è così che siamo arrivati in Australia: con una Ferrari andata fin troppo bene durante i test di Barcellona e con l'impressione che la Mercedes si stesse solo nascondendo. 
Ed è così che siamo arrivati alle qualifiche australiane: con una Mercedes andata fin troppo bene durante le prove libere e con l'impressione che la Ferrari si stesse solo nascondendo. 
Ed è così che dal nulla esce un Bottas che prende e porta a casa l'intero bottino.Lo stesso intero bottino che in molti avrebbero attribuito a Vettel, solo perchè ha portato a casa la vittoria negli ultimi due anni. O a Leclerc solo perchè è il nuovo grande genio della lampada destinato a conquistare il mondo. O a Hamilton che ieri, anche se all'ultimo istante, si è portato a casa la pole position, sottraendola proprio a Bottas autore di un colpo di teatro magistrale in Q3. 
In partenza le posizioni erano piuttosto chiare: Hamilton - Bottas, Vettel - Leclerc con un Verstappen a caso piazzato tra una Ferrari e l'altra. Al box è comparso anche papà Verstappen: meglio che si comporti bene o rischia di andare a letto senza cena. Allo spegnimento dei semafori (ed inserirò qui l'unico pensiero rispettoso a Charlie Whiting che vedrete comparire su questo blog) il mondo è imploso. 
Da un lato Bottas che beffa in partenza Hamilton e scappa via. Scappa, scappa, scappa e si ferma solo alla bandiera a scacchi andando così a conquistare finalmente quella vittoria tanto agognata durante la precedente stagione. Dall'altro lato c'è Ricciardo che parte con il botto, in tutti i sensi: sfracella la propria ala contro Perez, è costretto a rientrare ai box e di fatto la sua gara finisce in quel momento. O meglio: la sua sarà finita 31 giri dopo ma dalla penultima posizione, incapace persino di superare entrambe le Williams, non è che faccia molta differenza. 
Altro reietto della giornata il caro Sainz, uno che stava probabilmente ancora rosicando per la propria esclusione in Q1, nella stessa qualifica in cui il suo compagno di squadra esordiente entrava tranquillamente in Q3, qualificatosi definitivamente come l'erede di Alonso, al quale esploderà il motore all'11 giro. 
@SkySportsF1
Il colpo di scena al 15esimo: Vettel, paralizzato in terza piazza dietro alle due Mercedes, con +7 secondi di ritardo, decide di dare una svolta alla propria gara: rientra con un netto anticipo sulla strategia ai box per cambiare gomme. Hamilton non ci pensa due volte e rientra anche lui: mai scelta fu più sbagliata. 
Bottas e Leclerc vanno decisamente meglio di loro, conquistano il mondo, recuperano posizioni e, dello stesso avviso sarà persino Verstappen, pronto a tutto per fare bella figura con il padre al box. Quindici giri più tardi, quando tutti i pit stop saranno stati compiuti nel momento in dovevano essere fatti, Vettel si ritrova tampinato da Verstappen che non ci pensa due volte per prendergli la posizione e salire così virtualmente sul podio. Si metterà così all'inseguimento di Hamilton ma, pur arrivandoci anche molto vicino, quel sorpasso probabilmente non s'era da farsi.
Hamilton riuscirà a portarsi a casa la seconda piazza nonostante la strategia box chiaramente cannata dal muretto, scenario che ci potrebbe far ricordare la scorsa stagione, davanti ad un Verstappen piuttosto soddisfatto e due Ferrari decisamente allibite dallo spettacolo appena andato in scena. 
Team radio della giornata: 
- Hamilton che domanda al proprio muretto: perchè siamo rientrati tanto in anticipo? 
- Vettel che si domanda: perchè vado così piano? Risposta: non lo sappiamo. A posto!

domenica 17 marzo 2019

Waiting 2019: 10 buone ragioni per cui non vedere l'ora che inizi!

1 - Vedere Leclerc mettere sotto pressione Vettel. Il mondo ne è certo: Leclerc è un grande campione. Indifferentemente dalla sua scarsa esperienza in pista, a prescindere dal fatto che abbia alle spalle una sola stazione di Formula 1, il parere sembra unanime: Leclerc è il pilota che può fare la differenza, il pilota dal quale Vettel deve stare attento se non vuole farsi beffare. 
Ecco, c'è il mondo che dice una cosa e io che, come al solito, non riesco ad andargli dietro. E' più forte di me. Non escludo che riesca a vincere qualcosa, non escludo che un giorno possa portarsi a casa un titolo mondiale... ma il fatto è proprio questo. Chi diavolo sa di cosa è capace Leclerc? Dopo una stagione a bordo di una Sauber dalle scarse potenzialità non vedo come si possa mettere le mani sul fuoco per la sicura reattività una volta piazzato al volante di un top team. Tra l'altro spero in una vittoria anche solo per ascoltare l'inno del Principato. Ma il principato ha un inno o daranno un microfono a Rosberg perchè improvvisi qualcosa?
Per ora, mi devono scusare i più progressisti tra di voi, soffro solo di un grande disagio per la mancanza di Kimi accanto a Vettel nelle foto di presentazione della vettura.
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2 - Assistere alle solite false partenze Made In Mercedes. Ripensando alle ultime stagioni tutto quello che viene istintivamente a mente è lo strapotere delle Mercedes, le vittorie di Hamilton, certe sbruffonate di fine stagione e quella che molti iniziano a concepire come la noia del dominio Mercedes. Osservando quello che è successo da vicino non possono però non notarsi diverse sfaccettature, almeno un paio di stagioni in cui la Mercedes, o Hamilton personalmente, non è che fossero partite benissimo. Qualche passo falso, qualche difetto nella vettura. Lo sanno tutti che il vero mondiale inizia a Barcellona, una volta entrati in Europa dopo le prime quattro gare di antipasto. E' lì che normalmente le squadre mettono a puntino la vettura e iniziano a fare sul serio, giusto il tempo di aver distratto il nemico, avergli fatto credere di avere davvero qualche possibilità e fargli sperare che la strada possa essere in discesa, o quantomeno pianeggiante.
In casa Mercedes è questo che più o meno è successo negli ultimi anni, partono male, forse a rilento e aggiustano il tiro strada facendo. Il 2019 può essere l'anno in cui il copione cambia, può essere l'anno in cui capiamo se partendo bene si è già a metà dell'opera o se partire bene è ben augurante.
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3 - Capire se Bottas è capace a riscattarsi. L'anno scorso qualcuno deve avergli detto che per essere un Hamilton gli mancava qualcosa... e lui si è preso un cane. Quest'anno qualcun'altro deve avergli fatto notare che non è esattamente quello ciò a cui si stavano riferendo... e lui si è fatto crescere la barba. Credo non stessero parlando neanche di quello. Il verdetto fra 9 mesi, o forse qualcosina prima. Perchè o adesso o mai più. O quest'anno fa la differenza o l'agognato rinnovo contrattuale potrebbe rilevarsi solo un bel miraggio. La panchina della Mercedes non è mai stata più popolosa di così, basta il minimo errore perchè ritorni necessario andare a portare in CV all'ufficio di collocamento.
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4 - Piangere sotto al primo podio di Hulkenberg. Sono fermamente convinta che, se non altro per una ragione statistica, Hulk prima o poi su quel podio ci debba salire. Magari in una di quelle gare un po' sfigatine, quelle dove il fato prende sempre il sopravvento sulle reali condizioni della pista. Tipo il Canada o il Messico. Abbiamo atteso anni, questo potrebbe essere quello giusto, l'inno tedesco tornerà a suonare a tutta birra ma questa volta non sarà per Vettel!
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5 - Constatare l'efficacia delle pene alternative. Spesso sono scettica a questo riguardo, spesso ritengo che se l'alternativa diventa una regola la regola non diventi altro che una alternativa e smetta di svolgere la propria funzione. Dopo i fattacci brasiliani della scorsa stagione, Verstappen è stato mandato a ragionare sulle proprie azioni in giro per il mondo. Diciamo che gli hanno dato i compiti per le vacanze di Natale nella speranza che, mentre tutti gli altri si riposano, riuscisse a recuperare le lezioni perse e si mettesse in pari. Se i metodi alternativi hanno funzionato quello davanti al quale ci dovremmo trovare quest'anno è un Verstappen più saggio e consapevole. Più responsabile delle proprie azioni, più freddo e misurato nelle proprie decisioni. Più composto nelle proprie reazioni.Se i metodi alternativi hanno funzionato.
Se non hanno funzionato dobbiamo solo attendere la prima partenza burrascosa o il primo sorpasso azzardato per puntare il dito contro i piani altri e urlare "te lo avevo detto!"
Per fortuna che non sono una persona che dice "te lo avevo detto" (cit.)
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6 - Contare i giorni che mancano al gran rientro in scena di Alonso. Ve lo dico io: questo non è proprio capace a togliersi definitivamente dai piedi. Un giorno chiude tutte le porte ed esce dal gruppo, quello successivo te lo ritrovi a gongolare a caso in area test invernali con la promessa (o minaccia) che prima o dopo possa rimettere un piede in una vettura. Si avvicina il primo gran premio della stagione e giura su tutto ciò che ha di più caro al mondo che non è intenzionato a guardare la gara alla TV... ma si scopre presto che, in realtà, nello stesso week end è impegnato con la 1000 Miglia di Sebring. Credo sia ad un solo passo dal rally della lanterna, ma questo è un altro discorso. Il fatto è che siamo ben lontani dalla mancanza di interesse e la gara in differita te la trovi in qualsiasi area del mondo. Me lo aspetto ai box da un momento all'altro, pronto ad azzoppare Sainz per prendere casualmente il suo posto e passare per l'eroe del giorno.
E comunque Raikkonen durante il suo triennio sabbatico al rally della lanterna ha partecipato per davvero. E' pure finito in un fosso ma he kwew what he was doing.
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7 - Attendere la reazione di Ricciardo. Quella vera. Non quel finto entusiasmo da inizio anno scolastico. Scuola nuova, nuovi zaino, astuccio, penne e pennarelli. Quaderni dalla prima pagina ancora immacolata e la prospettiva di passare tutta la prima giornata a colorare le copertine, scrivere il nome delle materie sulla prima pagina e conoscere i nuovi compagni di classe. Ok. Quello è bello. Poi arriva il secondo, il terzo e anche tutti i giorni successivi. Bisogna incominciare a studiare, si iniziano a prendere brutti voti. La vita è breve e fa schifo il più delle volte (cit.), quando l'entusiasmo scema come reagiranno i nostri eroi? Riuscirà a dimostrare che se Hulkenberg non prende un podio neanche per sbaglio è per ragioni sue ma sotto sotto anche la Renault ha il suo potenziale? Attendo con ansia il primo shoey della stagione!
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8 - Ascoltare dalla viva voce di Kubica "va bene così, grazie". E' stato bello finchè abbiamo scherzato, è tornato, si è tolta questa soddisfazione personale ma, oggettivamente, qua le cose vanno di male in peggio quotidianamente. Quello che aspetto vivamente è la sua resa finale, la sua constatazione che il gioco non vale la candela. 
Al momento dell'annuncio del suo ritorno avevo espresso qualche perplessità sulla necessità di questo gesto. Mi domandavo a chi giovasse e che senso potesse avere per il pilota e/o per il team. A questo punto dei giochi mi sento quasi più propendere per un sentimento di tenerezza nei confronti del pilota che, forse accecato dall'idea di poter rimettere un piede in Formula 1, non ha valutato correttamente l'offerta propostagli. 
Ritengo alquanto prevedibile che la Williams non brillerà durante la stagione ma che non sarebbe arrivata pronta neanche ai test invernali, chi lo avrebbe mai detto? Saltata la prima delle due sessioni, una volta uscito dalla seconda Kubica ha sentenziato: "è andata meglio la settimana scorsa". Quando erano al bar invece che in pista. Costretti modificare il progetto in corso d'opera per accertate irregolarità nella vettura, sembrano
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9 - Cantare a squarciagola per primo l'inno di Mameli. Gli statisticoni stanno a zero: questo è l'anno del gran ritorno di un pilota italiano tra i titolari in pista. Giovinazzi è tra di noi. Tutti lo hanno voluto per anni e nessuno se lo è preso, questo è finalmente il momento del suo debutto ufficiale, facendo finta di esserci dimenticati delle due precedenti comparsate dove, auspicabilmente, non ha dato il meglio di sé. Dopo anni e anni questo è finalmente il momento in cui diventa possibile (anche se poco probabile) poter ascoltare sul podio l'inno italiano... per primo. 
Come funziona un podio? I primi tre classificati salgono, a seconda del momento della stagione in cui ci troviamo scherzano e parlano tra di loro o semplicemente si ignorano, si mettono in posizione, tolgono il berrettino e partono gli inni. Nell'ordine: prima quello della nazionalità del primo classificato, poi quello della sede del team di appartenenza. L'inno d'Italia, sia chiaro, in questi ultimi anni lo abbiamo ascoltato abbastanza frequentemente. Mai come quello tedesco o quello inglese... ma la Ferrari questa gioia almeno ce la ha regalata. Anche perchè l'inno di Mameli, modestamente, è l'inno più bello del mondo, anche quando è messo in chiusura. In apertura avrebbe probabilmente tutto un altro sapore.
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10 - Eleggere definitivamente il nuovo top teamradier. Mondo un teamradier se ne fa un altro. Ma chi?! Alonso era ormai una certezza nelle nostre vite, se una gara aveva modo di partire e giungere alla sua degna conclusione potevi stare certo che Alonso, prima o dopo, una perla di saggezza te le tirava dietro. E' riuscito nell'ardua impresa anche la volta in cui la sua vettura è morta prima ancora di concludere il giro di ricognizione. Voglio dire: il fato non gli ha dato neanche il tempo di pensare a cosa dire... ma lui aveva già il colpo in canna. L'interrogativo è pressante: chi prenderà il suo posto? Io voto Vettel che già in passato, honestly, qualche gioia ce la ha già data. 
Sarei tentata di scommettere su un Grosjean, ma quest'anno manca anche Ericsson a cui dare la colpa: è una scommessa fin troppo azzardata.

sabato 16 marzo 2019

Scrapbook: anteprime di 2019 - page 4 -

continuous (page3)
Giunti a questo punto della stagione (ovvero poco prima del suo inizio) incomincio a sentire la mancanza di un piccolo insignificante dettaglio che sta facendo davvero la differenza. Non c'è la piccola voce petulante di Alonso pronto a scommettere, con botte d'ottimismo che certe volte sono state fin troppo campate per aria, che questa sarebbe potuto essere l'anno della svolta. 
Il poveretto deve averci creduto fino all'ultimo, deve veramente aver puntato tutto quello che aveva sulla speranza di riuscire a combinare ancora qualcosa di buono in carriera... ma le cose hanno incominciato ad andare male molto tempo fa e sono andate, progressivamente, a peggiorare anno dopo anno. 
Non voglio assolutamente dire che il mio rapporto con Alonso sia stato d'amore ed odio. Perchè non è vero. Perchè sarebbe solo una grande bugia. L'ho detestato dal giorno 1 in cui ho iniziato ad avere confidenza con la sua persona, ho imprecato a voce alta verso il cielo nel vederlo portare a casa un mondiale dopo l'altro e mi sono dannata come non mai quando ho realizzato che la McLaren che aveva sotto al sedere non fosse malaccio come la ricordavo negli anni di Raikkonen
Ci sono state intere stagioni in cui ho seguito la formula 1 solo per il piacere di farlo ma senza avere un prediletto da tifare, senza poter sperare che il mio prediletto potesse lottare per il titolo, ma con una e una sola certezza: Alonso quella gara non la doveva vincere!! 
A volte è andata come avrei voluto, altre volte un po' meno. Per questa stessa ragione mi sono ritrovata a tifare Vettel in tempi non sospetti e non negherò di essermi sentita decisamente alleggerita negli anni in cui le cose sono andate a deflagrare da sole. Da che ho memoria ho sempre dovuto tendere un occhio nella sua direzione per capire cosa stava facendo, negli ultimi anni questo mi stava quasi portando allo strabismo ma, per il primo anno in assoluto nella mia carriera di spettatrice, questo non sta accadendo. Questo non sarà necessario. 
Non che non abbia aspettato questo momento a lungo ma l'impatto emotivo rischia comunque di farsi sentire. 
Rischierà di farsi sentire ancor di più nel caso in cui le sorti della McLaren quest'anno dovessero per caso tendere a sollevarsi. Non è richiesto un grande sforzo, fare meglio dell'anno scorso statisticamente non è che ci voglia molto. 
Chiamati all'ingrato compito Carlos Sainz e landonorris tutto attaccato. Un duo sul quale potrebbe non esserci davvero molto da dire... se non fosse che negli ultimi tempi mi è capitato di iniziare a seguire Sainz su instagram... ed ho smesso un secondo dopo o poco più. 
Ho un uso di instagram che è molto particolare: praticamente seguo solo piloti di formula 1 e poco altro che mi interessa in giro per il mondo. Non ne faccio un uso personale e non seguo nessuno con cui mi sia mai capitato di pranzare insieme. Non ho alcun problema con lo spam o l'abuso di social networks, non mi turba quando qualcuno condivide 200.000 mila contenuti al giorno perchè se non ho voglia e tempo di stare su instagram io, semplicemente, non ci sto. Per dire: seguo Hamilton senza aver mai avuto scompensi. E seguo anche il profilo dei suoi cani. Lo spam non mi spaventa... in genere. Sainz mi ha spaventato.
La questione Landonorris la posso anche liquidare in fretta: non ho idea di chi sia se non per aver sentito qua e là il suo nome negli anni. Mi dispiace solo che gli abbiano già rovinato la carriera a quest'età.
Diversamente su Sainz le cose da dire sarebbero moltissime. Amicissimo di lunga data del mio spagnolo Spreferito, con la sola peculiarità che l'altro spagnolo a malapena ha idea di chi sia. Se da un lato c'è un Sainz che ha sempre condiviso tutti gli scatti a sua disposizione che lo ritraevano bambino in compagnia del campione asturiano, per l'asturiano probabilmente è sempre stato uno dei tanti mocciosi con il sogno di diventare un giorno un grande campione con i quali si è dovuto scattare fotografie nel corso degli anni.
Ad un certo punto il moccioso deve essere cresciuto, ha presentato il proprio pedigree e, pur essendo figlio di un pilota mai avvicinatosi al mondo della Formula 1, tanto gli è bastato per riuscire a passare davanti a molti nella graduatoria di quelli che, un giorno, per caso, sono riusciti a mettere per davvero un piede in Formula 1.
Nella sua carriera, c'è da dirlo, un po' di sfortuna l'ha avuta. Ha debuttato su una Toro Rosso affiancato da Verstappen (perchè in zona non apprezzano nepotismi) e ha dovuto assistere alla sua beatificazione fino alla promozione estemporanea. Sono passati gli anni, i suoi risultati non hanno mai fatto urlare al miracolo ma, sentendosi l'erede del miglior pilota degli ultimi 150 anni, ha pensato di dover incominciare a fare l'insoffernte, scalciare, minacciare di andarsene... fino a quando, casualmente, il team ha deciso di imprestarlo al miglior offerente e, casualmente, di farlo passare anche un po' prima del termine pattuito. "Lo facciamo per te" gli hanno bisbigliato all'orecchio accompagnandolo fuori dalla porta e chiudendo il cancello alle sue spalle. Pare abbiano anche cambiato le chiavi della serratura prima che provasse a tornare sui suoi passi.
Anche in Renault sono rimasti significativamente sorpresi dai suoi risultati. Talmente sorpresi che, un secondo dopo che è scaduto il prestito interbibliotecario, se ne sono guardati bene dal voler prolungare il piacere facendogli firmare un contrattino a loro volta. E dico solo che la Renault ha rinnovato con Hulkenberg, il pilota detentore del supremo record mondiale del maggior numero di gare disputate senza aver visto un podio neanche in fotografia. Ecco, pure lui è stato preferibile.
A quel punto della sua carriera il bivio rischiava di farsi particolarmente interessante. Hai presente quella della strada vecchia per la nuova che sai quel che lasci e non sai quel che trovi? Ecco: Sainz era arrivato ad un punto di questo genere: con una porta chiusa sulla vecchia ed un muro di pietre alto 2 metri sulla nuova. Sarebbe stata la volta buona per andare a dedicarsi all'uncinetto, al punto croce, al ricamo... il momento buono per trovarsi un passatempo più soddisfacente ma, come dal nulla, dal buio delle tenebre una mano è stata tesa nella sua direzione: una mano colo papaia di cui solo i più saggi avrebbero diffidato, una mano che lui ha afferrato al volo con grande riconoscenza, forse senza aver capito esattamente in quale guaio si è andato a cacciare.
Ed è così che uno che fino a tre minuti prima stava per essere definitivamente scaricato dal sistema, si ritrova ad essere la prima ed illustrissima guida di un team da ultima fila. Però un team storico. Che poi, voglio dire, i casi sono due: o sta prolungando l'agonia verso il punto croce di un paio d'anni o è solo il preludio di un miracolo alla Jenson Button in Brawn.

lunedì 11 marzo 2019

Domani è un altro giorno - 2018 Edition - Campionato Costruttori



Domani è un altro giorno è l'appuntamento dalla cadenza annuale volta a premiare (con il mio personale riconoscimento) l'eroe della stagione. Colui che ha lasciato il segno, non solo nella storia della massima serie dell'automobilismo, ma anche e soprattutto sulla fiancata di quelli che lo circondano, sui muretti o sui guard rail. Insomma, coloro che hanno lasciato una traccia indelebile del proprio passaggio.
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Per la categoria:

1) McLaren, ctrl+alt+canc
2) Ferrari, in chiave 2019
3) Redbull, tell me what you want, what you really, really want
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And the winner is
McLaren
Ctrl+alt+canc all'esito di una stagione totalmente da dimenticare. Non prima di aver fatto scoppiare una bomba nel quartier generale in modo da avere una buona scusa per cancellare tutto e ricominciare da zero. Perchè qui c'è qualche difetto di programmazione. Non può essere diversamente. Rispetto alla manciata di stagioni che l'hanno preceduta, la 2018 è stata parecchio anomala. Non si è rivelata già in partenza una stagione completamente da buttare nel gabinetto, i due Papaia men si sono tolti anche qualche soddisfazione... ma non troppe, non sia mai, giusto un attimo prima di ipotecare la settima/ottava posizione (che mi sembra già di per sé una sconfitta morale) e scendere definitivamente nell'anonimato e nella depressione più totale come una Williams qualsiasi. Una stagione che non è stata neanche caratterizzata dai team radio al fulmicotone di Alonso, perchè non c'era rimasto più nulla neanche da commentare.
  • Australia: prestazione degna di nota per Alonso giunto in quinta posizione. Partito 11esimo, avvantaggiatosi enormemente dalle varie defezioni in pista, non che abbia compiuto veramente un sorpasso ma, alla fine, pure Verstappen si è accostato facendogli segno con la manina ed invitandolo a passare. E non sto parlando per metafore. Dopo aver visto la manina di Verstappen che ha fatto segno di passare, prima ho pensato che da un secondo all'altro gli sarebbe imploso il motore, poi non ho più potuto credere ai miei occhi e sono esplosa in un quintolo d'epocale memoria. Vandoorne nono, anche lui concluso a punti. Giusto per gradire.
  • Bahrain: Alonso gara conclusa, miracolosamente, in settima piazza là dove, al netto dello statisticone infranto delle due vittorie consecutive Ferrari, ha pure dovuto guardare (da lontano) la quarta piazza di Gasly, il nuovo acquisto Toro Rosso, motorizzato Honda. Avete presente quello stesso motore Honda che è stato mandato a stendere dopo tre anni di fallimenti continui? Sempre per la cronaca, Vandoorne ha chiuso in ottava piazza, anche lui a punti per la seconda volta consecutiva. 
  • Cina: Fermi tutti: Alonso ha portato a casa un sorpasso. E a danno di una Ferrari! Gara per lui nuovamente conclusa in settima piazza. 
  • Azerbaigian: là dove, al solo segnale, ovvero allo spegnimento dei semafori, si è scatenato l'inferno! Raikkonen ha sbattuto a muro Ocon, il ferrarista costretto a rientrare al box, safety car in pista... Alonso che rantola su due sole gomme ma riuscirà tranquillamente a tornare ai box, baciando tutte le pareti sul suo percorso, a rientrare in pista, giusto in tempo per chiudere, anche questa gara, in settima piazza. A punti anche Vandoorne... ma stiamo calmi, niente agitazione, perchè questo è solo l'antipasto, è dalla prossima gara che le cose inizieranno ad andare veramente male. 
  • Spagna: ad Alonsolandia le cose iniziano ad andare male ma non è stato facile leggere
    correttamente i primi segni di defezione. Da un lato c'è un Alonso, giunto in ottava posizione, ma doppiato di un giro. Dall'altra Vandoorne, costretto a concludere la propria gara al 45° giro per problemi al cambio.
  • Monaco: là dove presumibilmente è necessario solo partire e andare dritti fino alla bandiera a scacchi, mamma McLaren ha auto-cannato l'obiettivo, a ruoli alternati. Ritiro di Alonso al 52° giro per problemi al cambio, Vandoorne resta in pista ma chiude 14° e doppiato. 
  • Canada: là dove si disputava il 300esimo gran premio di Alonso... ricorrenza che alla fin dei conti non ha mai portato bene a nessuno, non vedo perchè a lui le cose sarebbero dovute andare meglio: vettura ad un certo punto si è semplicemente dichiarata stufa di tutto ciò a cui stava assistendo e al 40esimo giro ha tirato i remi in barca. Vandoorne resta in pista ma chiude 16° e doppiamente doppiato.
  • Francia: in questa gara Alonso ha la sola sfortuna di trovarsi sulla traiettoria di Vettel nel momento più sbagliato possibile. Per opportuna memoria: il gran premio parte con una grande ammucchiata collettiva. Vettel è costretto  a rientrare ai box, incipriarsi il naso e tornare in pista in pollesima posizione per tentare il grande recuperone. Ad un certo punto, al di là dell'halo, una figura arancione che avrebbe dovuto smaterializzarsi davanti ai suoi occhi... invece è finito in testacoda dopo essere spintonato fuori dalle scatole. Fernando diplomatico risponderà "I hope he has damage. Stupid move", i commissari vedono tutto e non commentano. In ogni caso la sua gara terminerà in 16esima posizione ma con tre giri di anticipo su tutti gli altri per un problema alla sospensione. Vandoorne quantomeno è riuscito a tenersi fuori dai guai: 12esimo ma doppiato.
  • Austria: Alonso, ottavo dopo una partenza dalla corsia dei box, ha anche la faccia tosta di festeggiare. Festeggia perchè la macchina non è morta di stenti strada facendo, in ogni caso mi sembra un azzardo essere felici per la posizione raggiunta quando ¾ del merito della vicenda lo ha il fatto che davanti a te ne siano morti tutti. 
  • Gran Bretagna: nuova ottava piazza per Alonso, la cui presenza in pista è stata rilevata solo al photofinish al momento della bandiera a scacchi e 11esima per Vandoorne.
  • Germania: nuovo ritiro repentino per Alonso, 16° e fermatosi a due giri dalla conclusione per un problema al cambio. Vandoorne 13esimo a pieni giri.
  • Ungheria: al cinquantesimo giro Stoffel Vandoorne, che era in zona punti, è costretto al ritiro per ennesimi problemi al cambio mentre Alonso si scialla nella sua eterna ottava posizione.
  • Belgio: una partenza col botto. Hulkenberg ha mancato, e neanche di poco, una frenata che lo proiettato direttamente nel posteriore di Alonso che è decollato e atterrato sul cranio di Leclerc. Tutto bene quel che finisce bene. Fortunatamente ne sono usciti tutti illesi e con le loro gambe. L'unica a morire è stata la discussione intorno all'utilità dell'halo. Per lui un ritiro immediato mentre Vandoorne termina 15esimo senza particolare entusiasmo.
  • Italia: Ad essere fatale in questa situazione è un problema elettrico sulla vettura di Alonso. Con la debacle interna alla Ferrari in atto è stato persino difficile trovare un ex tifoso Ferrari che lo consolasse. Vandoorne 12° e doppiato. 
  • Singapore. Meritatissima settima piazza per Alonso, giunto al traguardo con un minuto e 43 secondi di ritardo dal vincitore che, probabilmente, non l'ha doppiato solo per pudore. Hamilton era già sotto la doccia quando Alonso ha varcato la bandiera a scacchi. Ma non è questo il problema. Quasi quasi è andata meglio persino a Vandoorne, 12esimo e doppiato che così ha potuto risparmiarsi un giro.
  • Russia: la gara più discussa della stagione, certamente non per la prestazione anonima ed anche un filo noiosetta delle due grandi Papaie. 14esimo Alonso doppiato, 16esimo Vandoorne doppiamente doppiato.
  • Giappone: sempre più sottotono, Alonso che già vede all'orizzonte spiagge di sabbia bianca e cockail con l'ombrellino 14esimo e doppiato subito davanti al compagno di squadra.
  • Stati Uniti: la gara di Alonso si ferma alla prima curva dopo un contatto con Stroll. Vandoorne undicesimo... dopo la squalifica di Ocon e Magnussen per diavolerie strane sul flusso benzina. Neanche facendo sparire quelli davanti c'è più verso di entrare in zona punti. 
  • Messico: altra gara altro ritiro ma, questa volta, non prima del giro numero 3, là dove viene mortalmente colpito da detriti lasciati in pista dalla vettura di Ocon nella gara più anomala della stagione. Hamilton chiuderà la giornata portandosi a casa il quinto titolo mondiale dalla quarta piazza, là dove tutti quelli dietro di lui portano in tasca almeno un doppiaggio e, dalla quinta piazza in poi, i doppiaggi sono addirittura due. In tutto questo, comunque, Vandoorne ottavo. 
  • Brasile: i Man in McLaren riescono in un'epica impresa. Farsi sanzionare entrambi per mancato rispetto delle bandiere blu. Quindi Vandoorne 15esimo con un giro di ritardo, Alonso 17esimo a due giri. 
  • Abu Dhabi. Alonso doppiato in 11esima posizione, Vandoorne 14esima. Tutti e due possono finalmente appendere le scarpette al chiodo... ma solo per uno è prevista la parata d'onore. Fitta rete di applausi prima di salire in macchina e piroettata di gruppo prima di scendere per l'ultima volta. Giunti al traguardo Hamilton e Vettel hanno infatti improvvisato una parata d'onore per Alonso, finalmente libero da questa schiavitù, lo accompagnano durante tutto il giro di pista finale e lo invitano a piroettare insieme a loro davanti agli spalti. Poche parole di circostanza davanti al microfono di David Coulthard che quasi vorrebbe tirare una cartellata sulla testa di Hamilton per averlo costretto a questa intervista estemporanea e siamo tutti pronti a tornarcene a casa.
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  • Piloti già premiati (click sul link per andare alla premiazione):
- per l'anno 2018 - Valterri Bottas ...sull'orlo di una crisi di panico
- per l'anno 2017 - Max Verstappen ... una quotidiana guerra con la razionalità.
- per l'anno 2016 - Lewis Hamilton ... sconfitto nella sua battaglia più dura, quella con l'ego.
- per l'anno 2015 - Fernando Alonso ... un uomo sull'orlo della crisi di nervi.
- per l'anno 2014 - Sebastian Vettel ... dalle stelle alle stalle in nove mesi netti.
- per l'anno 2013 - Mark Webber ... con tutti gli acciacchi di salute suoi e della vettura.
- sempre per l'anno 2012 - Michael Schumacher - premio alla carriera.
- per l'anno 2012 - Romain Grosjean
- per l'anno 2011 - Lewis Hamilton
  • Team già premiati (click sul link per andare alla premiazione):
- per l'anno 2017 - Ferrari ... tu conosci il nome ha creato solo confusione
- per l'anno 2016 - Red Bull ... vorrei ma non posso.
- per l'anno 2015 - Ferrari ... perchè dev'essere davvero davvero difficile trovare sempre qualcosa di cui lamentarsi.
- per l'anno 2014 - Ferrari ... una scuderia allo sbaraglio.
- per l'anno 2013 - McLaren ... sull'orlo di una crisi di nervi.

lunedì 4 marzo 2019

Scrapbook: anteprime di 2019 - page 3 -

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Confessione: non ho ancora capito la differenza tra Leclerc, Russel e Landonorris, con riferimento al quale, tra l'altro, prima o poi mi dovrò sforzare di accettare di separare il nome dal cognome. Per ora ce lo teniamo così. 
Leclerc c'era anche l'anno scorso, questo me lo ricordo, infatti dovrebbe essere il più facile dei tre... se non fosse che nella mia mente regnava già un bel po' di confusione non riuscendo, sistematicamente, a distinguerlo da Bianchi. Anche in questo caso mi rendo conto che la differenza principale, senza scendere nel campo della mancanza di rispetto,  sia quella che uno è vivo e l'altro e morto. Eppure prendendo foto a casaccio decontestualizzate da una gara di riferimento, la mia testa va in loop. Li vedo di rosso vestiti e so che tutti e due sono stati vestiti di rosso ferrari, li vedo in bianco e rosso e devo accettare che quella fosse tanto la tavolozza colori della Marussia dell'uno che della Sauber dell'altro. Scusate ma sono troppo vecchia per queste cose.
A questo punto ben venga la Force India che è rosa maialino e non rischia di essere confusa con nient'altro.
Con Russel e Landonorris navigo inevitabilmente ancora in pessime acque, direi di riproporre tutto questo discorso in un'altra occasione, tra un paio di mesi quando magari si saranno contraddistinti per qualche cazzatina combinata in pista e i loro volti mi saranno più familiari. Per ora vediamo di rimanere su volti più familiari.
Tipo Jenson Button che ormai trasmette quel senso di pace e tranquillità del buon vecchio padre di famiglia.
La pensione ha portato consiglio al buon vecchio Jenson Button perchè, se solo gli stupidi non cambiano mai idea, certamente lui non è uno stupido e, a soli due anni di distanza dal proprio ritiro, lo vediamo rimangiarsi tutto quello che aveva detto ugli ex colleghi che passavano alla tenecronaca.
Attenzione agli annunci che contano: aveva giurato di essere un pilota non un cronista ma, a quanto pare, è bastata la prima ecografia per fargli accettare di tornare a girare il mondo con SkyUK per commentare le imprese degli altri. Un matrimonio all'orizzonte, una fidanzata incinta e tre cani da mantenere: ecco quel che può bastare ad un uomo per ridursi come un David Coulthard qualsiasi.
Non sarà già un vecchio saggio come Jenson Button ma sono in molti quelli disposti a scommettere nella ritrovata maturità di Max Verstappen in vista della stagione 2019.
Certamente saranno pronti a scommetterci quelli orgogliosi e fieri della pena alternativa a lui comminata dopo la scazzottata con Ocon. La stagione invernale ha portato consiglio nella giovane mente del pilota che si è ritrovato a scontare la propria doppia occasione di formazione in giro per il mondo. Resto dell'idea che metterlo a raccogliere rifiuti in spiaggia sarebbe stato più costruttivo ma, pare sia sempre io quella che rema contro. Lo abbiamo quindi visto a Marrakesh ad osservare da lontano la gara di Formula E, chiamato così ad assorbire la saggezza dei commissari locali ed uscire da una giornata tanto formativa ragionando sul fatto che, quel famoso pomeriggio, i Brasile, avrebbe potuto seramente tirare un cazzotto a Ocon ma non l'ha fatto.
Sono certamente altrettanto pronti a scommetterci quelli che, in Red Bull, hanno tirato tanto la corda da arrivare già, a questo punto della sua vita e della sua carriera, ad affidargli la prima guida del team. Una vita ed una carriera contraddistinta dalla precocità, salito come pilota titolare di formula uno ancora prima della maggiore età, è stato rimbalzato dalla seconda alla prima squadra decisamente prima che i tempi fossero davvero maturi. Ha portato a casa una vittoria con la classica fortuna del principiante per poi creare una scia di morte e distruzione intorno a sé.
Tra i morti, feriti e contusi anche il buon Daniel Ricciardo che, ritrovatosi occasionalmente un uomo solo al comando dopo la dipartita del quattrovoltecampionedelmondo locale, non ha avuto mai davvero l'occasione per sfruttare la posizione prima che arrivasse il nano a pestargli i piedi con determinazione. Tanto è stato fatto e tanto è stato detto che, alla fine, Ricciardo ha mollato il colpo per andare a cercare migliore fortuna altrove, lasciando - a questo punto - il nano da solo a decidere del proprio destino. Nessuna nuova rivalità interna è concessa, nessuna nuova guerra fredda. Un nuovo pischello, ancora più pischello del pischello, ereditato dalla seconda squadra a reggergli la partita ed un ruolo da protagonista all'interno del team per dimostrare di essere diventato il pilota che era destinato a diventare, con il grande rischio di rivelarsi niente di più e niente di meno di quello che è sempre stato, lasciando l'opera incompiuta.

lunedì 18 febbraio 2019

Scrapbook: anteprime di 2019 - page 2 -

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La cosa più trash dello scorso gala di fine anno è stato inevitabilmente Raikkonen, super eroe della serata. Si dice addirittura che fosse arrivato a'evento "già festeggiato" come si direbbe dalle mie parti ma, in ogni caso, pare evidente che durante la serata si sia divertito parecchio. Io me lo immagino Vettel poco a tastarsi quei maledetti baffi come un vecchio saggio preparandosi psicologicamente a tutto quello che da un momento all'altro sarebbe potuto succedere... ed è successo. Diciamo che  ha dato più spettacolo su quel palco che negli ultimi 15 anni di carriera ma, in fondo, a noi Kimi piace anche per queste sue ormai caratteristiche carenze di sobrietà, se le vogliamo chiamare così. Una roba che a confronto era più sobrio Hamilton presentatosi di verde vestito ad un evento con black tie come dress code. Nessuno gli potrà obiettare che la cravatta non fosse nera. 
A proposito di Hamiton, passiamo pure al capitolo Mercedes. 
Devo ancora capire se in Mercedes stanno guardando al futuro o, semplicemente, hanno deciso di convertire la loro ragione sociale in ONLUS. Prendi tutti i reietti della scorsa stagione e nominali terzo pilota: hanno più terzi piloti loro che giocatori in panchina l'inter. Che poi, parliamone, io non ho idea se l'inter abbia veramente tanti giocatori in panchina, non è forse uno di quei tanti famosi MEME che girano per la rete? Ha un fondo di verità?
In ogni caso in Mercedes c'è un bel gruzzoletto di soggetti ad attendere la loro bella occasione. 
Tipo Ocon, reietto di casa Force India in un mondo in cui la Force India non si chiama più Force India ma assomiglia paro paro alla stessa Force India dell'anno scorso tranne per il fatto di non avere più Ocon al volante ma Stroll. Stroll. Io ancora non me ne capacito. 
Così, mentre anche Perez è ancora piuttosto confuso circa il nome da inserire nel profilo LinkedIn sotto la voce "attuale occupazione, Ocon ha cambiato le vesti passando dal rosa ad un più raffinato bianco e nero. Non che ci sia molto da fare in questo momento in Mercedes per uno come lui, però si sta adattando bene a fare video ad Hamilton che guida. Che poi è l'unico momento della giornata in cui non può scattarsi selfie autonomamente. dicheno che stia attendendo l'autorizzazione a montare un selfie stick sulla sua monoposto ma, nel frattempo, non è malaccio avere un media manager al muretto. Assunto. 
Assunto in Mercedes al momento risulta pure Vandoorne, vittima incompresa di quella carneficina Made in McLaren degli ultimi anni. Un team solo che è riuscito a far terminare ingloriosamente la carriera di Jenson Button, Fernando Alonso, Stoffel Vandoorne... oltre ad esserci arrivato molto vicino anche per Magnussen e Perez, forse riusciti a salvarsi in corner. Ma non è della McLaren che stiamo parlando in questo momento. 
La sua funzione all'interno del team al momento non è ancora ben chiara ma, mentre le alte menti locali ci pensano, pare che Vandoorne sia riuscito a ripiegare con un simpatico passatempo: la Formula E. Là dove riesce sempre a portarsi a casa il fanboost ma, nonostante l'appoggio del pubblico, non c'è verso che riesca anche a vincere. Mi sembra pronto per Sanremo, tra l'altro. 
Forse non è niente di tutto questo. Forse in Mercedes sono solo lungimiranti, si sono resi conto che, tra una sfilata di moda e una comparsata in salata di registrazione, non manca molto al momento in cui Hamilton deciderà di abbandonarli definitivamente per andare ad inseguire qualche altro grande sogno. Forse è il caso di incominciare a puntare gli occhi sulla prossima grande punta di diamante del team... o forse molto meno. Forse basta incominciare a puntare gli occhi su una seconda guida che faccia scendere un po' meno il latte alle ginocchia di Bottas
Non che Bottas si sia rivelato essere il male assoluto. Qualcosa di buono lo ha portato a casa pure lui, ci mancherebbe. Ma pare evidente che stia già incominciando a venire meno, dopo soli due anni di convivenza, quella goliardica fratellanza con Hamilton tanto sbandierata all'inizio della relazione. Insomma, i rapporti stanno incominciando a raffreddarsi un pochino, niente abbraccioni, niente dichiarazioni di stima reciproca. Anche al momento della presentazione della vettura, un paio di foto in cui sono casualmente nella stessa inquadratura ed una collezione di momenti da figli unici.