venerdì 23 novembre 2018

Brasile 2018 - Gara


Adoro questo clima da remi in barca che si è configurato alla vigilia del gran premio. Un po’ come all’ultimo giorno di scuola, si è presenti perchè è così che deve essere ma cosa cambia ormai? Chi doveva essere bocciato è stato bocciato, chi doveva essere promosso si è già portato a casa i suoi bei voti. E sarebbe anche opportuno far notare che, pur avendo Hamilton già portato a casa il quinto titolo mondiale, in teoria, in ballo c’era ancora il campionato costruttori: ma chi ci credeva più?
Adoro il clima remi in barca con cui tutti quanti sono arrivati in pista. E non parlo solo della barba sfatta di Vettel o delle solite acconciature disinvolte di Hamilton. Parlo anche dei piani alti pronti ad assistere a quello che sarebbe successo in pista con i pop corn in mano e i piedi sulla scrivania. Che poi è un po’ quello che deve essere successo sabato, mentre in pista accadeva di tutto e non gli è capitato neanche per sbaglio di voler mettere sotto investigazione qualcuno. Ma perchè farlo? A quale scopo? Ma la scuola non è finita?
Si da il caso che fregandosene di questo e di quello sono finiti a fregarsene del “fraintendimento” tra Hamilton e Sirotkin che poi, voglio dire, dall’inizio della stagione qualcuno ha davvero mai visto in faccia Sirotkin? Ma chi è? Che cosa vuole? Cosa ci fa a quelle parti? E come si è permesso di tentare un sorpasso sul neo-campione del mondo?
Le cose vanno così: Sirotkin tenta il sorpasso, Hamilton guidava ad occhi chiusi e neanche l’ha visto arrivare, per poco non gli finisce dentro, all’ultimo si vedono, si scartano, ed ognuno riprende la propria strada. I commissari sonnecchiano con la panza ormai piena di cibo spazzatura e avremmo potuto tirare liscio così fino alla fine se non si fosse alzata la grande indignazione rossa.
Che poi, il problema non è neanche il fatto che sia ingiusto che nessuno abbia punito Hamilton. Il fatto è che nel lontano ‘32 quanto una simile azione è capitata a Vettel, lui sì che fu punito. Che non era giusto, per l’amor del cielo, perchè Vettel non fa mai qualcosa di sbagliato, sono gli altri che si accaniscono e complottano contro di lui, però - sportivamente - se fu punto ingiustamente lui deve essere punito ingiustamente anche Lewis. Il concetto mi pare chiaro.
Ma cosa glielo vai a dire a quelli che nel frattempo sono arrivati alla seconda birra?
Visti i presupposti anche Vettel pensa di farla franca dando i numeri in pit lane.
Le cose vanno più o meno così: siamo nella seconda fase di qualifiche, rientrando ai box viene fermato per un controllo. I soliti controlli fuffa per cui un milione di volte, pure io che non capisco niente, mi sono domandata se non ci fosse un momento migliore, un momento con un po’ meno cronometro sulle spalle a metterti ansia, per poterli fare. In ogni caso quello sembrava il momento ineludibile. Vettel non la prende benissimo, prende in pieno un birillo, incomincia ad inveire contro i tecnici che, a suo dire, si muovono troppo lentamente, gesticola come un dannato, pare si sia rifiutato di spegnere la vettura quando gli hanno chiesto di farlo, quindi riparte sgommando, rompendo la bilancia sulla quale era posizionato e rendendo vana la pesatura (non avendo spento il motore, la macchina oscillava e l’operazione non è andata a buon fine).Tornerà a casa con 25mila euro di sanzione. Bruscolini. 
Ma solo per ripagare la bilancia rotta: anche lui graziato dal buonismo brasiliano. 
Arriviamo quindi alla fine delle qualifiche: il pole, neanche a dirlo Lewis Hamilton che partirà accanto a SebVettel. Grande ospite d'onore Felipe Massa, pronto a consegnare l'orrido trofeo nelle mani di colui che 10 anni fa, proprio da quelle parti, gli portò sempre il signo di diventare campione del mondo. No, non hanno premiato Glock
Arriva quindi la domenica e con lo stesso atteggiamento da remi in barca si apprestano tutti a prendere parte alla penultima gara della stagione. Tutti tranne Verstappen che, come da tradizione, si risveglia incarognito e scalpitante alle ultime tre gare della stagione. 
In qualifica si era piazzato solo quinto ma le cose giocano preso a suo vantaggio. 
Prima di tutto c'è Vettel che, a bordo della sua Ferrari, dimostrerà al mondo quanto tengono al campionato piloti: neanche per sbaglio! La colpa pare essere data al solito sensorino, aggeggino, malfunzionamento, chi può dirlo di cosa stanno parlano. Insomma, lui non va, o è la sua vettura a non andare. Il colpo di grazia comunque arriva quando Arrivabene dal muretto gli ordina di far passare Raikkonen nella speranza che almeno lui possa portare a casa qualcosa di buono. 
C'è chi ipotizza che stesse solo indicando l'errore fatto in prospettiva 2019. Il risultato comunque non cambia. Vettel chiuderà la gara in sesta piazza, Raikkonen sul podio. 
In secondo luogo c'è Hamilton, ancora brillo per il titolo mondiale. Da quelle parti vuole starci ancora per un po' ma non si è ammazzato di lavoro per portare a casa il risultato. 
In terzo luogo c'è Ocon. E qua iniziamo a parlare di cose belle. 
Potrebbe essere il casus belli della stagione ma, dal mio punto di vista, è solo uno dei motivi in più per cui adoro San Paolo del Brasile. Io non so, di preciso, se sia per colpa dell'acqua che esce dai rubinetti da quelle parti o una conseguenza dell'inquinamento. In Brasile storicamente c'è sempre stato qualcosa che ha annebbiato anche le menti più brillanti. Non facciamo finta di niente. 
A questo giro c'è Ocon, ad un passo dall'essere appiedato, che di punto in bianco decide di sdoppiarsi da quel maledetto Verstappen che gli è passato davanti all'ombra delle bandiere blu. 
Sdoppiarsi, per la cronaca, è un'azione assolutamente legittima. 
Forse Verstappen viene colto di sorpresa, non se lo aspetta, sta andando a vincere la gara, la seconda di seguito tra l'altro, ed il suo ego non ci vede più dalla fame. Forse stringe troppo nel riprendersi la posizione, forse ci mette troppa arroganza, forse Ocon avrebbe dovuto subire fin dall'inizio e far anche finta di non essere in gara visto che, di fatto, era solo soletto a zonzo per il circuito. 
Di fatto i due finiscono al contatto.
Di fatto Verstappen non la prende bene. 
Dai fatto, mentre Verstappen piroetta, Hamilton torna a prendere la testa della gara e Ocon guida una Force India motorizzata Mercedes. 
Niente di grave per Verstappen che concluederà comunque in seconda posizione. 10 secondi di penalità per Ocon che, in ogni caso, già si trovava in una posizione irrilevante della griglia. 
La parte veramente più bella e interessante arriva dopo la bandiera a scacchi, là dove Verstappen già fa scintille. Minaccia di andare a prendere Ocon una volta sceso dalla vettura...
... e così è stato. D'altro canto suo padre giusto un annetto fa arrestato per rissa in una discoteca olenadese. Sono tutti buoni esempi che formano la crescita. 
Andando a rallentatore le cose sono andate così. 
Bandiera a scacchi, le tre prime vetture vanno a parcheggiare al posto d'onore, là dove Di Resta è già pronto a partire con le interviste. Verstappen si precipita al microfono per dire le solite due frasi di circostanza e, vista l'occasione, a nessuno dispiace più di tanto che sia stato alterato l'ordine delle interviste. Poco più in là Lewis ha almeno un paio di grossi problemi che lo attanagliano: i capelli in disordine che non sa più come camuffare prima che qualcuno gli porti un cappello, e la distruzione totale delle barriere che dovrebbero dividere la zona interviste dai meccanici saltellanti e baldanzosi. Hamilton salta sulla folla, anche il titolo costruttori è nelle loro mani... ma precipita a terra. Momenti epici, ma mai quanto quelli che devono ancora arrivare. 
Capiamo in fretta perchè Verstappen, una volta tolto il casco si era precipitato a sbrigare tutte le formalità: doveva allontanarsi in fretta e raggiungere Ocon. Tra l'altro è proprio quello che aveva annunciato poco prima in team radio: l'azione è persino premeditata. 
Lo insulta, lo spintona, Ocon gli fa capire che è un patetico esaltato ma in francese, che è più fine, altri spintoni, qualcuno dalla FIA interviene per dividerli. Bottas, da dietro, mano al fianco ad ammirare la sceneggiata. Siamo tutti un po' Bottas inside. Tutti e due chiamati nella stanza del Preside. Per essere il penultimo giorno di scuola qui c'è gente che è stata chiamata agli straordinari. 
Verstappen da quel momento farà la vittima: entrerà brontolando nell'anticamera di podio, terrà il muso lungo durante gli inni, si allontanerà con la bottiglia subito dopo aver ritirato il trofeo per non partecipare ai festeggiamenti, ma la lezione del giorno gli è impartita da Hamilton
Uno che una volta di troppo si è visto sfuggire dalle mani il titolo mondiale ma che, da quel momento, se ne è portati a casa altri cinque. Una lezione lanciata così, quasi distrattamente, chiacchierando del più e del meno prima in attesa di salire sul podio. La verità è che sdoppiarsi è lecito. Nessuno deve smaterializzarsi solo perchè ti stai portando a casa la vittoria: te sei l'unico che ha qualcosa da perdere e sei te che devi prestare maggiore attenzione senza pretendere niente dagli altri. Amen. Una perla di saggezza da non gli ha lasciato margine di replica.

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